FENATI VA PUNITO, MA NON E’ UN KILLER

Uno sbaglio che rischia di mettere fine alla carriera. Intanto è licenziato, e il team credo che abbia ascoltato più la volontà degli sponsor che il proprio cuore; in questo momento si aprono i giochi delle opportunità. Oltretutto alla sua immagine non vuole associarsi neppure MV Agusta, con cui avrebbe dovuto correre nel 2019. Forse i meno severi nel giudicarlo, e facendolo più da piloti che da responsabili della sicurezza, sono proprio Capirossi e Uncini: solo due gare di squalifica per Romano. In queste 24 ore si è scatenato l’inferno, c’è persino chi propone la radiazione del giovanotto irascibile, pur con un armadio pieno di scheletri alle spalle che suggerirebbe prudenza nel giudicare gli altri. Tanti piloti, nella storia, hanno avuto momenti di pura “cattiveria” e di pessima immagine, ma c’erano meno telecamere a testimoniare l’evento, oppure ebbero semplicemente la fortuna di non essere ripresi, non esistevano i social e, soprattutto, sembrava normale così. Mi viene in mente un episodio personale analogo, roba di vent’anni fa, e scusate se ve lo racconto: Ivo Arnlodi, ex pilota mondiale, mi diede una manata sulla leva del freno davanti, proprio come è accaduto ieri in Moto2, ma guidavamo due mille. Ero giovane, io lo provocavo e lui, con una manovra da “nonnismo”, mi ridimensionò subito. Non mi venne proprio in mente di lamentarmi per quel gesto, pur spaventandomi parecchio; avevo capito che con lui dovevo stare al mio posto. Eravamo amici e lo siamo oggi ancor di più. Chi corre in moto sa che di gente “normale” fra i cordoli non ne trova, specie se l’adrenalina si infila nella vena sbagliata…

Di figli di buona donna, di piloti “pericolosi”, ne ho sempre visti un bel po’. Quelli che staccano di fianco a te, facendoti il pelo e chiudendoti la linea per buttarti fuori; oppure chi chiude il gas, a centro curva, per indurti allo sbaglio, tu che sei dietro e viaggi a un dito dalla sua ruota. “Bastardate” che il più delle volte non si vedono in TV e Fenati, in questa scala di cattiverie, ha scelto il gesto più plateale e pericoloso per reagire al suo impulso. Piloti fuori controllo, atleti mentalmente vulnerabili che perdono lucidità magari per un week end sotto stress. Mi viene in mente il deplorevole gesto di Gallinari nel basket dello scorsa estate, un ragazzone che sembrava l’esempio dell’eleganza e dell’intelligenza, dentro e fuori dal campo. E quel cazzotto mi accende una vecchia scena del ‘90, quando Spaan tirò un destro in pieno casco a Gresini mentre viaggiavano sul dritto. Il povero Fabrizio Pirovano mi raccontò di quella volta in cui Falappa gli portò via intenzionalmente la leva del freno aprendo il ginocchio, in staccata, prima di una curva da 200 all’ora e mi disse: “Quello lì era matto come un cavallo, bisognava stare attenti quando ti era vicino !!”. Le peggiori immagini del motociclismo recente riguardano Mahias, in Supersport: nel 2017 accompagnò Rolfo nell’erba, a 250 all’ora sul rettilineo di Phillip Island, ma ancora più vergognosa fu la rabbia rivolta a Caricasulo, esanime a terra, dopo che lo investì. Non siamo qui a tracciare una classifica dei comportamenti più gravi per definire la posizione di Fenati, ma se solleviamo il tappeto delle sporcacciate, scopriamo che il mondo delle corse è macchiato più di quanto le telecamere siano state in grado di riprendere. Ecco perché penso che Fenati sia solo un pilota da punire, non un “killer da cui prendere le distanze”. Dimenticare questa meravigliosa immagine del 2015, che lo ritrae in soccorso a Vazquez, coinvolto nella caduta insieme a lui, sarebbe scorretto. Anche lì fu mosso da quell’impulso che stavolta rischia di polverizzargli la carriera.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *