SBK 2019: E LA TV ?

Col Qatar si abbassa la saracinesca: il campionato è chiuso e i diritti TV scaduti. Mediaset ha raccontato le gare delle derivate di serie per sei anni, e l’ha fatto con tutte le classi: dalle Stock, ora definitivamente scomparse, alla neonata Supersport 300, che si è aggiunta alle storiche 600 e Superbike. Di quattrini ne ha investiti parecchi: circa 1 milione e mezzo all’anno per i diritti, più altrettanti (su per giù) per muovere un carrozzone di circa 40 persone, che ha consentito di avere una squadra operativa per più di 12 ore di diretta a week end, in chiaro e senza costi per gli appassionati. Aggiungo: l’unica televisione al mondo (al mondo !) presente nel paddock con un servizio di integrazione (inviati, telecamere, ecc.) per quasi tutti questi sei anni. Investimenti del genere non ne ha mai fatti nessuno nella storia del campionato. L’orario delle 13.00, quello del via della SBK, ha sempre garantito le gare su Italia Uno; in tutte le gare extra europee, oltre a Donington e Portimao, le manches sono state trasmesse da Italia Due: l’orario del via, inadeguato alle necessità televisive, è sempre stato critico per gli ascolti, e il palinsesto dei canali, che deve rispettare determinati numeri di audience, ha dovuto ripiegare su reti meno forti. Continua a leggere

MARQUEZ PUO’ VINCERE PIU’ DI ROSSI

C’è in ballo la storia, c’è in gioco il numero di mondiali a decretare il pilota più bravo dell’era moderna: Valentino, con quei 9 titoli sembrava imprendibile, ma oggi si scontra con Marc, già a quota 7. Se penso d’istinto dico che lo passerà. Guardate la progressione dello spagnolo, è impressionante: primo in MotoGP nel ’13, ’14, ’16, ’17, ’18. E’ facile pensare che possa essere lui, nel giro di poche stagioni, il pilota del terzo millennio più vincente di sempre. Rossi ha indossato l’ultima corona a trent’anni, nel 2009; Marquez ne ha solo 25, ha margine, ma soprattutto non c’è nessuno all’orizzonte che possa crescere dalla cilindrate minori per diventare fenomeno. Questo è il punto. Nei prossimi due-tre-anni gli avversari di Marquez saranno gli stessi di sempre, cioè quelli già battuti in 5 stagioni su 6 disputate nella top class. Poi ovviamente c’è l’imponderabile che nessuno è in grado di prevedere, ma, sulla carta, il #93 ha il destino segnato. Che piaccia o meno, lui è un pilota “diverso”, che guida come gli altri faranno fra dieci anni, forse, quando la tecnologia delle moto sarà d’aiuto più di oggi. Honda non è attualmente il mezzo migliore in pista, ma lui fa ciò che Stoner dimostrava sulla Ducati, con una differenza: che Honda ha la piena consapevolezza di avere un pilota superiore alla propria moto, ciò che Ducati non riconobbe nel 2007. Continua a leggere

SBK: IL BELLO C’E’, MA NON SI VEDE…

Razgatlioglu è uno spettacolo da vedere quanto Melandri quando è a posto: la sua guida incanta, pulita e precisa anche dove gli altri usano la forza. Fores è la Cenerentola della Superbike, corre un motociclismo romantico, sfidando Johnny Rea che, ai primi 3 giri, regala sempre la botta di adrenalina. Ma tutto ciò non basta per dire “che figata”. Per lo spettacolo ci vuole di più, spesso le gare sono noiose. Eppure questa SBK continua ad avere un lato meraviglioso che non compare in TV. Il privilegio finisce per essere condiviso soltanto fra noi “interni”, perché il punto di forza di questo campionato è proprio nel paddock, nascosto alle telecamere. Mi riferisco alle persone che animano la SBK, piene di storie meravigliose, di aneddoti da raccontare. Prima di tutto, questo campionato, è tenuto in piedi dalla passione più che dal business, di esempi da farvi ne ho una sfilza. Lo conoscete Giorgio Barbier ? E’ il grande capo Pirelli e da circa 30 anni segue le corse. E’ una persona “importante”, ma è semplicemente un motociclista. E’ stato lui il primo in azienda a scommettere sulla gomma da moto. Aveva costituito un ristrettissimo gruppo di “esploratori” per il collaudo. Usavano, negli anni ‘80, la superstrada Milano – Lecco e i fratelli Brambilla (Tino e Vittorio, ex piloti di moto e auto) davano gas e indicazioni, con qualche capatina a Monza. Quando Giorgio apre il “libro”, lo ascolti con ammirazione. Lucio Pedercini è un grande amico: passiamo intere serate a parlare di moto, dai tempi del trofeo Yamaha RD 350, fino a quando tornò da Assen guidando il bilico del team, con spalla, mano e coste rotte dopo la caduta in gara. Davvero altri tempi. Continua a leggere

MOTOGP: META’ GARA DA BUTTARE

Vedere i piloti vicini, ma sapere che guidano con margine per metà gara, non è realistico, non può entusiasmare se si guardano le corse con un po’ di conoscenza della materia. All’inizio quel movimento di moto a trenini di 5 o 6 ti incanta, ma dopo il primo responso cronometrico la maschera dello show cade giù e sai che si tratta di una condizione provvisoria. Sarò un purista, ma preferisco le gare tirate dall’inizio alla fine, in cui sai che il pilota dà tutto e dove aumentano i rischi per loro, per i motori e i consumi, piuttosto che il “cinema”. In MotoGP, con Michelin, però non c’è alternativa e anche in Thailandia le moto hanno percorso 26 giri di cui 15 “controllati”, prima di vedere i tempi andare giù improvvisamente di mezzo secondo; a quel punto è iniziata la gara, quella vera. Significa che la strategia conta più della velocità, che il lavoro della squadra e la “prudenza” del pilota sono gli ingredienti principali in questo campionato che sembra recitare la propria parte su due terzi della distanza. Di sicuro la mia non è una visione che alimenta la spettacolarità delle corse in moto, ma vedere i più rapidi scappare via per disputare una corsa “a manetta” come era una volta con Bridgestone, per me era il top. Non sono più gare di velocità a tutti gli effetti e la direzione presa è quella di una Formula Uno, del ciclismo e della Formula E, dove si tira fuori il 100% dal mezzo e dal pilota solo agli ultimi dieci giri. Continua a leggere

LA CARRASCO VINCE IL TITOLO, MA CHI E’ IL PIU’ FORTE DELLA 300 ?

Carta canta e complimenti alla piccola Ana, incoronata campionessa fra 40 piloti. Il risultato fa bene all’ambiente e allo sport in generale. Rispetto a una volta è sicuramente diverso l’atteggiamento dei piloti maschi verso le donne e i più giovani accettano (quasi tutti) con sacrosanta pace interiore la sconfitta; avere una campionessa, certifica il concetto di parità dei sessi e spinge a mettere d’accordo tutti, se mai ci fossero dubbi nel paddock. E so che ci sono nella testa di qualche talebano. I miei dubbi invece sono altri. Un campionato come quello della Supersport 300 che ha continuamente ritoccato il regolamento tecnico (l’ha fatto almeno in 5 gare su 8, ndr), ha tolto stabilità alla categoria e l’ha privata dei reali valori in campo che avrebbe potuto e dovuto offrire. Oggi, mi dicono gli addetti ai lavori, c’è finalmente abbastanza equilibrio e la Kawasaki sembra essere la moto perfetta per questa Supersport. Rispetto allo scorso anno è un altro pianeta: le prestazioni delle moto sono incrementate paurosamente all’inizio di stagione, ma sono calate alla fine. Mi spiego: ad Aragon il giro record di quest’anno è stato addirittura 5 secondi più veloce della gara di un anno fa, a condizioni climatiche simili. Chi mastica tempi sul giro e corse di moto sa che stiamo parlando di straordinarietà. Continua a leggere