LA CARRASCO VINCE IL TITOLO, MA CHI E’ IL PIU’ FORTE DELLA 300 ?

Carta canta e complimenti alla piccola Ana, incoronata campionessa fra 40 piloti. Il risultato fa bene all’ambiente e allo sport in generale. Rispetto a una volta è sicuramente diverso l’atteggiamento dei piloti maschi verso le donne e i più giovani accettano (quasi tutti) con sacrosanta pace interiore la sconfitta; avere una campionessa, certifica il concetto di parità dei sessi e spinge a mettere d’accordo tutti, se mai ci fossero dubbi nel paddock. E so che ci sono nella testa di qualche talebano. I miei dubbi invece sono altri. Un campionato come quello della Supersport 300 che ha continuamente ritoccato il regolamento tecnico (l’ha fatto almeno in 5 gare su 8, ndr), ha tolto stabilità alla categoria e l’ha privata dei reali valori in campo che avrebbe potuto e dovuto offrire. Oggi, mi dicono gli addetti ai lavori, c’è finalmente abbastanza equilibrio e la Kawasaki sembra essere la moto perfetta per questa Supersport. Rispetto allo scorso anno è un altro pianeta: le prestazioni delle moto sono incrementate paurosamente all’inizio di stagione, ma sono calate alla fine. Mi spiego: ad Aragon il giro record di quest’anno è stato addirittura 5 secondi più veloce della gara di un anno fa, a condizioni climatiche simili. Chi mastica tempi sul giro e corse di moto sa che stiamo parlando di straordinarietà.

Ad Assen la 300 è stata 4 secondi e mezzo più veloce del 2017, poi la differenza è scesa progressivamente: solo 2,5 secondi a Donington, 2 a Misano e appena 1,8 a Portimao, per riguadagnare vantaggio a Magny Cours: -2,4 secondi. Metti peso, togli peso, abbassa i giri motore, aumenta i giri motore: questo è stato l’andazzo per tutta la stagione. A Imola ricordo che nel primo intertempo, in un tratto di circa 1 km e da fare a gas quasi sempre aperto, la Carrasco guadagnava 6 decimi sul secondo. L’accelerazione della moto era pazzesca. Nella sua prima metà stagione ha colto così due vittorie, un 4° e un 6° posto. Nella seconda metà, appena due decimi posti, un 11° e un 13°. A Magny Cours è andata bene e la fortuna è stata superiore alla sua bravura: Deroue si è fermato per un problema, mentre sono caduti Edwards, Schotman e Steeman che erano davanti a lei, consentendole di recuperare quel punticino utile per vincere il titolo. Le gare sono così, si sa, e la Carrasco mica è responsabile delle disgrazie altrui, ci mancherebbe. Ma questo mondiale è stata vicinissima a perderlo, cosa non abbia funzionato dalla quinta gara in poi è legato a una moto in continua “involuzione” regolamentare. E’ perciò che dico: fare primi o ultimi, si è comunque vittime di un campionato che non è stato capace di esaltare il valore reale dei piloti. Chi sia davvero il più forte della 300 non è chiaro. Chi sia il campione, è Ana Carrasco: faccino pulito, ragazza determinata e una tuta in pelle che evidenzia la sua femminilità con gli inserti rosa. Il suo nome è nella storia, ma per la 600, dice il team manager David Salom, “Ancora non è pronta”.

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