MOTOGP: META’ GARA DA BUTTARE

Vedere i piloti vicini, ma sapere che guidano con margine per metà gara, non è realistico, non può entusiasmare se si guardano le corse con un po’ di conoscenza della materia. All’inizio quel movimento di moto a trenini di 5 o 6 ti incanta, ma dopo il primo responso cronometrico la maschera dello show cade giù e sai che si tratta di una condizione provvisoria. Sarò un purista, ma preferisco le gare tirate dall’inizio alla fine, in cui sai che il pilota dà tutto e dove aumentano i rischi per loro, per i motori e i consumi, piuttosto che il “cinema”. In MotoGP, con Michelin, però non c’è alternativa e anche in Thailandia le moto hanno percorso 26 giri di cui 15 “controllati”, prima di vedere i tempi andare giù improvvisamente di mezzo secondo; a quel punto è iniziata la gara, quella vera. Significa che la strategia conta più della velocità, che il lavoro della squadra e la “prudenza” del pilota sono gli ingredienti principali in questo campionato che sembra recitare la propria parte su due terzi della distanza. Di sicuro la mia non è una visione che alimenta la spettacolarità delle corse in moto, ma vedere i più rapidi scappare via per disputare una corsa “a manetta” come era una volta con Bridgestone, per me era il top. Non sono più gare di velocità a tutti gli effetti e la direzione presa è quella di una Formula Uno, del ciclismo e della Formula E, dove si tira fuori il 100% dal mezzo e dal pilota solo agli ultimi dieci giri.

E così nessuno sa quale sia la vera forza di Yamaha, che ha conservato le gomme meno degli altri all’inizio, per reggere il ritmo di Honda e Ducati, pagando dazio alla fine. Come dire: Rossi ha guidato al 95% ai primi giri, quando Marquez e Dovizioso andavano al 90, e Vinales al 92,5… In SBK con Pirelli questo non succede, a parte in Australia dove i piloti sono costretti ad amministrare platealmente la prima parte di corsa per arrivare alla fine. Certo, le gare sono più brevi, in Thailandia ad esempio la MotoGP compie 26 giri contro i 20 delle derivate di serie, ma allungare la coda solo per “tenere le moto in pista” ha poco senso da un punto di vista sportivo. Girare mezzo secondo più adagio, per un pilota significa davvero guidare con la pipa in bocca, con lucidità e risparmio fisico. Vuol dire prendersi meno rischi e semplificare i sorpassi fino alla fase centrale di gara. Dare tutto il potere a una gomma vuol dire anche sballare completamente le previsioni di un week end: Yamaha avrebbe dovuto piangere anche qui, lo disse Cadalora prima di tutti; i test invernali furono un disastro e il layout della pista è per metà favorevole ai motori di grande prestazioni come Ducati. La gomma è tutto: stessa carcassa, uguali mescole e medesime scelte disponibili per i team, ma ci sarà sempre una moto che si adatterà meglio, per sua natura, alle caratteristiche della Michelin. Agli altri è richiesta la “rivoluzione industriale”.

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