SBK: IL BELLO C’E’, MA NON SI VEDE…

Razgatlioglu è uno spettacolo da vedere quanto Melandri quando è a posto: la sua guida incanta, pulita e precisa anche dove gli altri usano la forza. Fores è la Cenerentola della Superbike, corre un motociclismo romantico, sfidando Johnny Rea che, ai primi 3 giri, regala sempre la botta di adrenalina. Ma tutto ciò non basta per dire “che figata”. Per lo spettacolo ci vuole di più, spesso le gare sono noiose. Eppure questa SBK continua ad avere un lato meraviglioso che non compare in TV. Il privilegio finisce per essere condiviso soltanto fra noi “interni”, perché il punto di forza di questo campionato è proprio nel paddock, nascosto alle telecamere. Mi riferisco alle persone che animano la SBK, piene di storie meravigliose, di aneddoti da raccontare. Prima di tutto, questo campionato, è tenuto in piedi dalla passione più che dal business, di esempi da farvi ne ho una sfilza. Lo conoscete Giorgio Barbier ? E’ il grande capo Pirelli e da circa 30 anni segue le corse. E’ una persona “importante”, ma è semplicemente un motociclista. E’ stato lui il primo in azienda a scommettere sulla gomma da moto. Aveva costituito un ristrettissimo gruppo di “esploratori” per il collaudo. Usavano, negli anni ‘80, la superstrada Milano – Lecco e i fratelli Brambilla (Tino e Vittorio, ex piloti di moto e auto) davano gas e indicazioni, con qualche capatina a Monza. Quando Giorgio apre il “libro”, lo ascolti con ammirazione. Lucio Pedercini è un grande amico: passiamo intere serate a parlare di moto, dai tempi del trofeo Yamaha RD 350, fino a quando tornò da Assen guidando il bilico del team, con spalla, mano e coste rotte dopo la caduta in gara. Davvero altri tempi.

Dalla sua hospitality passano costantemente Rea, Sykes e i boss giapponesi, perché la cucina italiana è una garanzia. Per un sorriso e una battuta, al box di Puccetti è sempre il momento giusto: “Guarda che pubblichiamo la tua telemetria…”. E’ quella del mio giro di pista, mi prendono in giro i ragazzi e ci ridiamo ogni volta. In Ducati, nelle serate tranquille, scatta il momento amarcord, seduti a tavola con Serafino Foti. Si passa dalle foto della sua bambina, che guida già col ginocchio per terra, alle corse di una volta. E intanto che Edo Vigna ti spiega tutta la frizione da corsa, spunta sempre Falappa, la voce della verità: è genuino e spietato quando riveste i panni del pilota che fu. D’altronde è uno che provò a doppiare il secondo sul bagnato, che cosa gli vuoi dire… Per il gossip si cambia stazione: al camion assistenza della Nolan si incontrano i piloti di un po’ tutte le classi. Gli argomenti sono spesso extra moto, c’è l’atmosfera giusta per alleggerire una giornata finita e farsi passare magari il muso lungo. Le cene al Team Barni danno sempre lo spunto per parlare del campionato italiano: credo che abbiano vinto più di una ventina di titoli in carriera, poi adesso con Pirro fanno incetta di trofei. E di amici della Superbike ce ne sono tanti, tantissimi altri. Capite cosa intendo ? Qui è una grande famiglia, trascorriamo intere giornate insieme a parlare di moto come se fossimo al bar, perché c’è il tempo per farlo, è una necessità dell’anima; c’è la passione. E chi frequenta questo mondo anche da spettatore, troverà l’accoglienza del paddock. E’ così che resta vivo il campionato, talmente “caldo” e umano, da essere perfino bello dormirci là, in macchina come a volte faccio io. Esci della vita reale ed entri in un bolla magica. Tutti vorremmo il meglio per le gare e per i tifosi, anche a noi così non basta. Ma alla SBK vogliamo bene lo stesso, e adesso sapete il perché.

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