MARQUEZ PUO’ VINCERE PIU’ DI ROSSI

C’è in ballo la storia, c’è in gioco il numero di mondiali a decretare il pilota più bravo dell’era moderna: Valentino, con quei 9 titoli sembrava imprendibile, ma oggi si scontra con Marc, già a quota 7. Se penso d’istinto dico che lo passerà. Guardate la progressione dello spagnolo, è impressionante: primo in MotoGP nel ’13, ’14, ’16, ’17, ’18. E’ facile pensare che possa essere lui, nel giro di poche stagioni, il pilota del terzo millennio più vincente di sempre. Rossi ha indossato l’ultima corona a trent’anni, nel 2009; Marquez ne ha solo 25, ha margine, ma soprattutto non c’è nessuno all’orizzonte che possa crescere dalla cilindrate minori per diventare fenomeno. Questo è il punto. Nei prossimi due-tre-anni gli avversari di Marquez saranno gli stessi di sempre, cioè quelli già battuti in 5 stagioni su 6 disputate nella top class. Poi ovviamente c’è l’imponderabile che nessuno è in grado di prevedere, ma, sulla carta, il #93 ha il destino segnato. Che piaccia o meno, lui è un pilota “diverso”, che guida come gli altri faranno fra dieci anni, forse, quando la tecnologia delle moto sarà d’aiuto più di oggi. Honda non è attualmente il mezzo migliore in pista, ma lui fa ciò che Stoner dimostrava sulla Ducati, con una differenza: che Honda ha la piena consapevolezza di avere un pilota superiore alla propria moto, ciò che Ducati non riconobbe nel 2007.

Nella classifica mondiale, la moto italiana è per ora seconda con Dovizioso, ma dietro vi sono due Yamaha staccate di 100 punti e, quindi, la Honda di Crutchlow; per trovare Pedrosa si “scende” di quasi 200 punti, in undicesima posizione. I numeri sono impietosi per gli altri. Marquez è incredibile: “usa” la caduta per trovare la sua competitività in prova. E, una volta su tre, salva la moto, appoggiando ginocchio e gomito, senza mollare il manubrio come invece farebbe chiunque altro. Marc è un’equilibrista, ma è soprattutto un pilota completo: è forte nel dirt track, preparato nel fuoristrada come nel trial. E fisicamente è un’atleta formidabile. Un mix di discipline che l’hanno reso invincibile e non basterà Lorenzo sulla Honda a fermarlo. O, almeno, non al primo anno: la moto è “tutta sull’anteriore” come piace a lui, e poi Jorge arriva da una serie di cadute che deve metabolizzare, da un periodo teso nei rapporti col team che va smaltito. Gli occorrerà tempo per provare a stargli davanti. Francamente, stando al presente e valutando la storia, è più facile pensare a un “10 volte Marquez”, nonostante a Rossi manchi un solo mondiale per fare cifra tonda e ristabilire le distanze. Il colpo ce l’ha in canna, il fucile è pronto e carico, Valentino ha una buona mira, ma… fare “centro” a 40 anni è dura, non perché manchino le motivazioni o le capacità per farlo, ma perché battere Marquez è un lavoro per Rossi 25enne. E non è detto che basti.

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