ROSSI INSEGNA: MAI MOLLARE !

Il tema di Sepang non può che essere Valentino Rossi. Non lo è Marquez e nemmeno Ducati che, per motivi opposti, ci hanno abituati chi alle vittorie, chi a “vuoti” improvvisi. A febbraio Valentino compirà 40 anni. Da tempo non lo ritengo all’altezza di Marquez e fatico anche a pensare che possa essere uno dei pretendenti al titolo 2019; dò la precedenza al team Honda HRC, al quale si aggiungerà Jorge Lorenzo. E poi ci sarà sempre Vinales, che aspetto ingrani la marcia giusta. Insomma, credo più nei giovani, quelli forti. Gli altri li metto tutti nel “calderone”, con Vale che sta nel limbo. I piloti di casa nostra ancora non conquistano il testimone che prima o poi Rossi lascerà. Da 19 stagioni rappresenta la bandiera italiana nella top class e lo fa ancora oggi; nonostante la presenza di Dovizioso, Petrucci, Iannone e Morbidelli, nessuno di loro, ahinoi, è stato capace, nemmeno in questo 2018, di convincerci dell’opposto. E quando le chance del #46 sembravano affogate, eccolo rinascere sul finale. Bada-bam: 15 giri consecutivi ritmati al metronomo, con uno scarto infinitesimale di soli 2 decimi. 5 km e mezzo di asfalto e un tempo sul giro di 2 minuti: la prima volta che ci girai mi sembrava un’autostrada a otto corsie, le curve ampie e lunghe costringevano ad allungare il collo per vedere la linea da battere, con un caldo che asfissia solo a infilare il casco. Chi ogni tanto ci prova a buttarsi in pista, per piacere e divertimento, sa quanto sia dura…

Rossi ha resistito il più possibile al ritmo forsennato imposto da Marquez, per poi buttare tutto alle ortiche. Non ha vinto, ma non è quello il punto. Era sotto pressione ed è scivolato, e tutto ciò mi sembra “più normale” di ciò che aveva dimostrato fino a quel momento. Che, di fatto, la definisco un’impresa. Pensate debba dimostrare altro in carriera ? Ma va là. Ma ciò che ha compiuto oggi, fa capire quanto sia stato grande in passato. Forse sbaglio a giudicare sorprendenti questi exploit, quasi da nostalgico, come se corresse già da ex, ma questo atteggiamento dovrebbe servire da esempio nello sport: si sputa sangue, s’ingoia merda, la gente ti fischia, ma non si molla. Con umiltà e volontà, sempre a testa bassa, sconfitta dopo sconfitta, per rialzare la testa. L’applauso lo merita chi riporta la moto al traguardo dopo una caduta che fa venir voglia di prenderla a calci… C’è chi lo fa. Agli atleti più giovani, e a noi tutti in generale, dico: è una grande opportunità di insegnamento. La sua presenza in MotoGP oggi non dovrebbe essere vissuta per dividere le tifoserie, come una volta, ma per apprezzarne l’esclusività. Le tribune dovrebbero riappacificarsi, trovando quella magica sintonia che ho inteso tra Marquez e Rossi: si sono visti da vicino, annusati come in passato, si sono battuti contro il cronometro e, sotto sotto, hanno ritrovato un reciproco rispetto sportivo. E pure i complimenti di Lorenzo li sento sinceramente ricchi di stima. Stiamo entrando nel “gran finale”, quello per cui ogni atleta meriterebbe il rispetto, a prescindere. Ogni polemica, ogni “se” e ogni “ma” a volte sono superflui e stavolta lo sono. Piuttosto aspettiamo Pecco Bagnaia, fresco campione del mondo Moto2: arriveremo al pelo nel passaggio del testimone prima che l’Italia perda il suo protagonista principale dando l’addio alle corse. Speriamo stavolta di avere di fronte l’erede giusto di Rossi.

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