L’INCRIMINATO: ECCO PERCHE’ ROSSI HA VINTO IL RALLY DI MONZA

Chi vince ha spesso un “trucco nascosto”, ma il pubblico vuole la verità. Come si spiegano gli 80 cv in più della Ford di Valentino ? E’ più forte Rossi o Cairoli ? Ma poi come avranno fatto ad andare così forte Brivio e Uccio ?! Cioè, due non-piloti capaci di stare davanti agli specialisti. Tra dubbi e mal di testa collettivi, meglio parlare del Rally di Monza con chi lo conosce e ci corre. Stefano D’Aste è un amico, so che non ha peli sulla lingua, è pilota di auto da parecchi anni, uno dei più forti in pista, ma, soprattutto, arriva dalle moto e ci capiamo al volo. “Intanto va precisato che la WRC Plus è una categoria nuova, aggiunta quest’anno e a cui tutti piloti avrebbero potuto accedervi con un mezzo adeguato”. In realtà erano solo 4, tutte Ford, per Rossi, Suninen (pilota rallysta professionista), Brivio e Salucci (detto “Uccio”). Il primo rally di Valentino risale al 1997… “Io ho corso l’edizione successiva, vedendo la semplicità con cui Vale guidava su 4 ruote. Correre su asfalto non è meno facile di un rally, ma è diverso, perché qui guidi dando il 100%, ma trovi comunque imprevisti che ti obbligano a correggere: la curva più sporca del giro prima, le barriere fuori posto da scartare…”. Ma cosa vuol dire guidare una WRC Plus? “E’ un auto che nasce per la guida veloce, ha una meravigliosa aerodinamica al punto che, se rompi un’appendice, perdi anche 1 secondo al chilometro. E poi ha un motore potente”. Continua a leggere

CHI SCENDE DALLA DUCATI TROVA TUTTO PIU’ FACILE

E’ oramai una consuetudine, e il test di Lorenzo sulla Honda ne dà conferma. Un pilota che arriva da una Ducati sembra allenato ai “grandi sforzi”: sa cosa sono le complicazioni di una guida che non è automatica e istintiva, ha imparato a modificare il proprio stile seguendo la natura tecnica di motore e telaio. Uno come Jorge che lascia la rossa per salire su una jap ritrova subito gli automatismi della “moto normale”. Le difficoltà di adattamento restano una debolezza Ducati, questo è ciò che interpreto leggendo la loro storia. Per essere competitivi è richiesto tempo e lavoro. Dovizioso, prima di diventare efficace in questi ultimi due anni, si è costruito un percorso di crescita partito nel 2013 e la prossima stagione sarà la numero sette. Al suo fianco ci sarà l’esperienza di Petrucci, che conosce il “duca” da 4 anni e si prepara al quinto da ufficiale. Parliamo di piloti oramai “ducatizzati”, sempre più in sintonia con la loro macchina. Lorenzo è l’ultimo dei piloti Desmo-uscenti, la forma fisica ancora non c’è, ma è salito sulla Honda ed eccolo già fra i 5 più veloci in classifica, a un decimo da Marquez, il miglior metro di valutazione per stabilire i valori in pista. Prima di lui abbiamo visto Stoner vincere al debutto con la Honda nel 2011, dopo due stagioni difficili con Ducati (due volte quarto, ndr), ma rifiorì pure Rossi nel passaggio Ducati – Yamaha, ritrovando quell’istinto di guida che aveva congelato per due stagioni. Continua a leggere