LE LINEE GIUSTE PER UN GIRO VELOCE AL MUGELLO

Bello vedere le piste affollate di amatori: uno guarda le gare in TV e poi gli sale la voglia di girare in pista, è così per tutti. Questo week end sono stato al Mugello ospite del Silkolene Riding Day e ho incontrato circa 450 “smanettoni”. In tutto saranno stati cinque o sei quelli capaci di abbassare il loro tempo sul giro sotto ai 2 minuti, un altro 30% girava entro il 2 e 10″, poi gli altri salivano coi tempi. Ecco perché nel box dove era presente Lorenzo Lanzi a spiegare il “giro perfetto”, c’era interesse e curiosità. Oggi è un pilota del campionato italiano SBK, ma ha alle spalle una carriera mondiale e qui, sulla pista toscana, è uno di quelli che gira vicino all’1 e 50″; consigli da dare quindi ne ha davvero tanti. Provo a riassumervi le cose importanti, utili magari a chi al Mugello andrà a girarci nelle vacanze di agosto. Sul rettilineo, prima della salita, si passa sopra alle strisce verniciate, quelle immediatamente dopo il muretto dei box, per tagliare lo scollino puntando a sinistra per il punto di frenata; con la moto leggermente piegata si va a smorzare la tendenza all’impennamento, perché con un mille si superano i 300 all’ora, ma si alza ugualmente ! Continua a leggere

TRA TUTTE SCELGO L’APRILIA TUONO FACTORY

“Qual è la moto più bella che hai provato ?” E’ la domanda più frequente che ricevo da voi, soprattutto dopo il giro di pista con le Superbike. Ogni volta è un’opportunità meravigliosa per un motociclista come me che ama la pista e le moto sportive. Aprilia, Ducati, Honda, Kawasaki, MV Agusta, Suzuki e Yamaha: le conosco quasi tutte, diciamo il 95%, sia delle moto stradali che quelle da corsa. Le ho usate da amatore, certo, ma un’idea me la sono fatta e nella mia testa è chiaro: per quanto facili ed entusiasmanti, vanno troppo forte per avere il pieno controllo della guida, con tutte le complicazioni di un’elettronica che costringe a ragionare durante i giri di pista per modificare il setting nel momento opportuno. La vita dei piloti non è dura come quella dell’epoca del 2 tempi, ma hanno anche oggi un bel da fare… Ecco perché la miglior moto, quella che mi ha impegnato meno nel mio giro di pista offrendo comunque l’emozione della potenza, è stata l’Aprilia Tuono 1100 Factory provata a Misano. Con lei è stato anche più facile commentare le emozioni in diretta col microfono nel casco, a 250 all’ora. Che non è proprio una cosuccia da niente… In realtà poi ho continuato a guidarla anche in altre condizioni, strada compresa. Motore e cambio sono gli elementi che mi hanno entusiasmato e che mi sogno di notte. Il V4 ha una progressione che non potete immaginare, ai bassi tira come un bicilindrico, ma senza quella caratteristica di “strappare” come il twin; in alto frulla come un 4 cilindri di normale concezione e urla come un lupo. La naked emanazione della SBK oggi è il miglior compromesso tra prestazione e facilità di guida. Continua a leggere

QUANDO LAGUNA SECA AFFASCINAVA L’EUROPA

Laguna Seca è un luogo dove il tempo si è fermato, una pista sacra oserei dire, dove la storia conta più del presente, perché è qui che nasceva la prima Superbike. Nel 1973 venne disputata la prima gara di Superbike Production con le maxi moto derivate dall’originale ed artefice dell’idea fu il pilota Steve McLaughlin. Da quella serie vennero fuori tutti i migliori talenti dell’epoca americana: Freddie Spencer, Eddie Lawson, Wayne Rainey, Kevin Schwantz. Io avevo due idoli locali, Bubba Shobert e Miguel Duhamel, entrambi “hondisti”. Seguivo poi con interesse Jim Filice, che vinse una gara di Motomondiale da wild card nel 1988 classe 250, e Richard Oliver, anche lui specialista della duemezzo in ambito nazionale. All’epoca, di questi fenomeni americani, si leggeva giusto un trafiletto sul settimanale MotoSprint, ma restavano personaggi misteriosi a noi europei. Di certo tutti i piloti americani arrivati al mondiale erano “buoni” ed è l’albo d’oro a darne atto. Le moto da SBK all’inizio erano senza carena con una bella targa porta numero; il telaio sottile in bella vista, i motoroni enormi e pesanti sono cresciuti nel tempo fino a superare i 100 cv e le gomme posteriori erano larghe come le anteriori di oggi. Continua a leggere

SUZUKI-IANNONE, COPPIA FLOP DELLA MOTOGP

In un campionato condizionato dall’instabilità delle gomme, pensavo che prima o poi anche loro avrebbero “bucato” la classifica. Invece stiamo assistendo al peggior fallimento della coppia Suzuki-Iannone, uno dei matrimoni più difficili della MotoGP. Andrea mi ha sempre dato l’idea di essere un pilota che, anche se lo metti su una moto che non funziona, la gara buona in una stagione te la tira fuori. E’ sempre stato veloce, generoso, “ignorante”, come si dice in gergo: sputa l’anima, ma il garone te lo fa, a costo di esagerare e di sbagliare. Se c’è un aspetto criticabile di lui è infatti proprio questo: la propensione ad andare oltre le sue possibilità, che significa però cercare il limite ad ogni occasione, senza accontentarsi. Col GP di Germania siamo esattamente a metà campionato e ad oggi ha solo 4 gare concluse a punti, che sono 28 in tutto, con un 7° posto come miglior risultato. Il suo stile con la “blu” non rende. Nelle qualifiche del Sachsenring gli sarebbero bastati 8 decimi per passare dalla fila numero 6 al pole position. Un distacco importante nelle corse, ma che è nulla se tutto parte dalla testa di un essere umano. Basta una distrazione nella vita privata, l’aria impura nel team, o la demotivazione per una moto che non ti piace, ed ecco che quei 3-4-5 decimi finiscono per appesantire il cronometro senza che te ne rendi conto. Continua a leggere

DOVI E ROSSI FAVORITI, E’ IL MONDIALE DI CHI SBAGLIA MENO

Con quattro piloti in 11 punti nella classifica mondiale è presto e difficile identificare il più forte, ma, ad occhio, vincerà chi sbaglierà meno e mostrerà costanza. Negli 8 GP fin qui disputati solo Dovizioso e Rossi sono riusciti a guidare limitando gli errori; per gli altri è un andamento “up and down”, con Vinales e Marquez che, sulla carta, sono anche più temibili degli italiani, ma concretizzano meno. Gli spagnoli corrono col talento e la spregiudicatezza dell’età giovanile, i nostri usano la maturità per leggere le gare e sono in grado di accontentarsi. Perché c’è sempre quel fenomeno della “caduta senza spiegazione” che, un po’ a sorteggio, colpisce anche i migliori. Colpa di chi e di cosa, non si sa, ma è un dato di fatto. La sensibilità di percepire in anticipo che la moto non offre il 100%, è caratteristica comune ai piloti, ma avere il coraggio di fidarsi di sé stessi per non andare oltre il limite suggerito dall’istinto, richiede una bella dose di lucidità e di sicurezza nella propria testa, e può salvare dagli errori. Ecco dunque che l’esperienza conta eccome, tanto che i 38 anni di Valentino sono senza dubbio una risorsa quando l’età non penalizza gli altri valori richiesti per correre a questo livello. Lui è la dimostrazione che nello sport, come nella vita, tutto è possibile. Continua a leggere

LA VITTORIA DI MELANDRI VALE DI PIÙ

La vittoria di Melandri è arrivata al momento giusto, in una delle gare più difficili da gestire. È stata una corsa ad eliminazione, con soli 12 piloti giunti al traguardo e un sacco di cadute dovute a condizioni estreme di asfalto e temperature. Pensavo avesse bisogno ancora di qualche gara per trovare il suo 110%, cioè quell’extra feeling che consente di provare a combattere con le Kawasaki anche quando la superiorità è evidente. Non ci ho creduto fino alla bandiera a scacchi, perché l’impresa era grande e impossibile, con quel Rea alle spalle, a 1 secondo e mezzo che sembrava niente. Invece eccolo qui il #33, a guidare con freddezza e precisione, con la testa di chi è maturo per interpretare al meglio il campionato. Una testa complementare a quella dello sfortunato Davies, costretto sempre a strafare per provare a vincere, con tutti i rischi del caso; Marco sa leggere il limite suo e della situazione che vive, preferisce la concretezza ai jolly, puntando a terminare le gare per accumulare esperienza con una moto mai guidata prima. Continua a leggere

LORENZO-DUCATI PEGGIO DI ROSSI 2011

epa06020949 Spanish MotoGP rider Jorge Lorenzo of Ducati in action during the qualifying session ahead of the Catalonia Motorcycle Grand Prix at the racetrack of Montmelo in Barcelona, Spain, 10 June 2017. The Catalan motorcycle Grand Prix will be held on 11 June 2017. EPA/ALEJANDRO GARCIA

Chi va in Ducati riparte da zero. E’ una moto che sembra infischiarsene dei titoli mondiali che un pilota si è guadagnato in carriera: con lei è tutta un’altra storia, perché é “maschia”, caratteriale, con un motore brutale e la guida forte. O sei come lei, oppure devi provare ad adeguarti, il contrario non esiste. Dovizioso è alla quinta stagione, ma ha iniziato ad andare bene alla terza e ora è in palla più che mai. Jorge Lorenzo, alla settima gara, è ancora in alto mare, inutile negarlo: non guida ancora come vorrebbe, è lui stesso a dirlo. C’è comunque chi riconosce una crescita graduale, altri che invece lo danno per perso, non è la moto per lui: la verità è che, se non vinci, ogni giudizio diventa relativo. Come giudichiamo quindi il debutto del campione maiorchino ? Tecnicamente credo sia uno dei più difficili passaggi in Ducati, almeno per due motivi: il primo riguarda la sua esperienza in MotoGP, dove ha corso dal 2008 al 2016 in sella a quella che viene definita la moto più facile, cioè la Yamaha: ha la ciclistica migliore, un telaio equilibrato e un motore dolce, forse il meno potente della truppa; l’esatto opposto della Ducati. E poi c’è la questione gomme: la complessità della Michelin di certo non favorisce l’armonia di guida, dato che spesso rappresenta la variante incontrollabile del week end di gara. Continua a leggere

LA RIVOLUZIONE DELLA “CLASSE OPERAIA”

Ducati’s rider Italian Andrea Dovizioso, winner, competes during the Moto GP Grand Prix at the Mugello race track on June 4, 2017.
Ducati’s Andrea Dovizioso thrilled the home crowds with a stirring MotoGP victory at Mugello on Sunday that saw him edge championship leader Maverick Vinales.
Another Italian, Danilo Petrucci, was third while veteran superstar Valentino Rossi of Yamaha won plaudits for racing in pain from a training accident and finishing fourth having set the early pace.
/ AFP PHOTO / Tiziana FABI

Il Mugello ha aperto le porte del paradiso a chi lavora da sempre con sacrificio, senza mollare. Piloti che in carriera hanno incontrato più salite che discese, gente che sa cosa vuol dire guadagnarsela sul campo più di chi consideriamo “fenomeno” in questo mestiere. Con loro è sembrato di vincere anche a noi gente comune e si è accesa quella speranza che ci fa dire: allora tutto si può, basta volerlo con forza, convinzione, tenacia. Da Andrea Migno in Moto3, puro e genuino come piace alla gente, ma che ad oggi ancora non aveva convinto nel mondiale, a quel Mattia Pasini che batte gli altri con una forza mentale che possiede solo chi è costretto a partire fisicamente in svantaggio, ma crede in sé: fenomenale e di insegnamento per tutti. E poi il nobile Andrea Dovizioso, che non perde lucidità né il contatto con la terra neanche quando gli altri, al suo posto, si sarebbero tolti degli scogli dallo stivale. Ha commosso la Ducati, nonostante rappresenti da sempre la “seconda scelta”; ha unito tifosi e partigiani di ogni sorta, di ogni colore e origine sportiva, perché solo lui ha questa potenza. Un rispetto che il Dovi si è guadagnato negli anni, più di moltissimi altri “fenomeni”, perché è il primo a rispettare gli altri, ad onorare il giusto e rimanere nei ranghi come il migliore dei professionisti. Continua a leggere

CONVINTI E “INCACCHIATI”

foto IPP/Atti lauro
Donington 28-05-2017
campionato mondiale SBK Superbike 2017
gran premio GP di Donington – gara 2
nella foto jonathan rea

Ci vogliono le condizioni giuste e la moto buona per conquistare le corse, ma, ancora di più, occorre la convinzione e il pilota che ce l’ha, è più forte e indebolisce gli altri. Anche in Superbike si distingue chi ha la testa accesa solo su un canale, quello sull’”uno”, e Rea ne ha dato la prova a Donington, il posto più difficile per provarci, perché è la pista di Sykes, imbattuto dal 2013 fino a gara 1 di ieri… Rea è incappato in una serie di errori: la prima caduta subito venerdì, poi sabato quel volo tremendo a 200 all’ora per un problema tecnico alla gomma. A pensarci bene ha avuto un bel coraggio a non fermarsi ai box dopo le prime avvisaglie e appena si è rialzato dallo scivolone in quarta piena, eccolo puntare il dito contro la gomma, senza la paura e lo stordimento che avrebbe colpito chiunque altro dopo un botto così. Fa impressione ‘sto ragazzo e che abbia una testa d’acciaio (e due attributi così…) lo ha dimostrato ancora nel warm up, martellando giri record, fino a cadere un’altra volta, ma per errore suo. Preoccupato e affranto ? Ma va là, in testa un solo e unico pensiero: vincere. Continua a leggere

LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente. Continua a leggere