#NOLANRIDERS: AL DI LA’ DEL CASCO

Ci sono feste a “porte chiuse” a cui partecipano solo pochi eletti, ma se hai la fortuna di essere ospite ti si apre un mondo. Il Natale in casa Nolan è un appuntamento fisso che ogni anno si festeggia coi dipendenti e tutti i suoi piloti. Erano più di 40 fra Petrucci, Melandri, Camier, Bastianini, Botturi, Checa, Pirro, Battaini. Con alcuni di loro mi incontro proprio in quell’occasione, è bello rivedersi. Ah, giusto: non ho detto che con Nolan ho iniziato a correre nel 1999, mi fecero il primo contratto e da allora siamo sempre stati legati anche da un rapporto affettivo e di stima. In tutti questi anni ho visto salire sul palco centinaia di #nolanriders e il più festeggiato che io ricordi è sicuramente stato Casey Stoner, che però partecipò a una sola edizione di questo Natale aziendale, quello del 2007, quando vinse il mondiale con Ducati, altrimenti a fine stagione scappava nella sua Australia. Fino a qualche anno fa era davvero una festa a porte chiuse, non entravano i giornalisti, ma solo le figure più vicine all’azienda; oggi le porte diciamo che si sono semi aperte alla comunicazione, alla stampa interessa intervistare i piloti. C’è un palcoscenico provvisorio nel capannone destinato al magazzino caschi e lì per un’oretta si susseguono gli ospiti al microfono del presidente Alberto Vergani. Continua a leggere

PETRUX, BENVENUTO TRA I FORTI

12443903_10207351184491858_1424528506_oUn incontro esclusivo in casa Nolan con Petrucci e Checa. Un contesto sereno e rilassato come fra amici. Vi dirò che i due si assomigliano pure, sono entrambi bravi ragazzi e razionali nelle parole. La differenza ? “Principalmente nel reddito !”, sorride Alberto Vergani, manager di entrambi. Carlos, ai tempi della MotoGP, guadagnava uno stipendio a sei zeri; quello di Danilo nel 2015 è stato pari a zero. Non so se mi spiego… Eppure Petrux propose alla Nolan di non prendere il premio di sua spettanza, dopo il secondo posto in Inghilterra conquistato lo scorso anno, come segno di riconoscenza verso chi gli aveva dato fiducia con la sponsorizzazione prima che diventasse “bravo e forte”. Una vicenda da libro Cuore se ci pensiamo. Perché Danilo è un ragazzo buono, educato, gentile, ma quando indossa il casco diventa caparbio, determinato, aggressivo. Il suo momento è arrivato, pur combattendo contro i draghi, ovvero al disagio di non aver mai avuto soldi da portare ai team, così come nemmeno appoggi “importanti” nell’ambiente. Tutto è sempre stato nelle mani del risultato. La sua è una fiaba, più che una storia, perché nessuno in MotoGP ha dovuto soffrire una gavetta così lunga per guadagnarsi una moto competitiva. Da Rossi, a Lorenzo, a Marquez, tanto per citare i campioni; da Redding, a Iannone, a Dovizioso, per restare in casa Ducati. Una carriera che l’ha forgiato a forza di ingerire sconfitte, dove il sacrificio, lui e papà, se lo portano nel cuore. Continua a leggere