LA CARRASCO VINCE IL TITOLO, MA CHI E’ IL PIU’ FORTE DELLA 300 ?

Carta canta e complimenti alla piccola Ana, incoronata campionessa fra 40 piloti. Il risultato fa bene all’ambiente e allo sport in generale. Rispetto a una volta è sicuramente diverso l’atteggiamento dei piloti maschi verso le donne e i più giovani accettano (quasi tutti) con sacrosanta pace interiore la sconfitta; avere una campionessa, certifica il concetto di parità dei sessi e spinge a mettere d’accordo tutti, se mai ci fossero dubbi nel paddock. E so che ci sono nella testa di qualche talebano. I miei dubbi invece sono altri. Un campionato come quello della Supersport 300 che ha continuamente ritoccato il regolamento tecnico (l’ha fatto almeno in 5 gare su 8, ndr), ha tolto stabilità alla categoria e l’ha privata dei reali valori in campo che avrebbe potuto e dovuto offrire. Oggi, mi dicono gli addetti ai lavori, c’è finalmente abbastanza equilibrio e la Kawasaki sembra essere la moto perfetta per questa Supersport. Rispetto allo scorso anno è un altro pianeta: le prestazioni delle moto sono incrementate paurosamente all’inizio di stagione, ma sono calate alla fine. Mi spiego: ad Aragon il giro record di quest’anno è stato addirittura 5 secondi più veloce della gara di un anno fa, a condizioni climatiche simili. Chi mastica tempi sul giro e corse di moto sa che stiamo parlando di straordinarietà. Continua a leggere

IL MOTOCICLISMO È UNISEX

È una pagina del motociclismo che cambia con la Supersport 300, ma ci è voluta la vittoria di Ana Carrasco per metabolizzare in modo condiviso che una donna possa battere gli uomini. Perché non è una questione di sesso, ma di talento. Scontato? Per nulla. E ve lo dice uno che arriva dagli anni 90′, quando le donne hanno iniziato a guadagnarsi il loro spazio in questo sport in modo consistente e con difficoltà incredibili. Sentirle parlare di assetti e carburazione faceva effetto, e anche quando le incontravi in pista nelle prove libere le distinguevi dalla posizione in sella, avevi quindi una certa attenzione a sorpassarle, come se fossero bambole di porcellana che non dovevi “rompere”…. Le ragazze in grado di lottare coi maschietti non erano molte, e comunque erano per lo più “rinchiuse” in un campionato 125 tutto loro. Passarono gli anni, mi capitò di correre a Hockenheim nell’europeo Supermono e di essere battuto da quella Katjia Poensgen  che arrivava dal mondiale 250, provando la vergogna di uno che aveva ricevuto la più grande umiliazione: era bionda e carina, diventava la barzelletta dei colleghi, del team, degli amici, guai a raccontarlo; era un’altra società, immatura e maschilista: era il motociclismo dei vichinghi. Nel 2017 è un’altra storia, ora esiste il rispetto. Si dica ciò che si vuole dei giovani, ma oggi sono loro ad aver insegnato a noi delle vecchie generazioni che il motociclismo è unisex. Il nostro Alfonso Coppola, arrivato a mezzo decimo dalla Carrasco, è stato il primo ad abbracciarla. Un abbraccio leale e sportivo. Continua a leggere