APRILIA C’E’, I PROBLEMI SONO ALTROVE

Ero alla curva 8 quando l’Aprilia di Lorenzo Savadori ha smesso di funzionare mentre era quinto. Mancava mezzo giro per concludere una gara importante, per il morale del pilota e per quello del team. Si è sfilato il casco, mi è venuto incontro e sono stato il primo a guardarlo negli occhi, a percepire quel vuoto che c’era in lui e voglio ringraziarlo, perché in quei momenti hai il mondo che ti schiaccia e la telecamera puntata addosso è un fastidio alla libertà di espressione. Aprilia è cresciuta, dimostra di essere una gran moto, ma per l’ultimo step e arrivare al livello di Kawasaki e Ducati penso ci sia bisogno anche di un’anima all’interno del box, oltre ai fattori tecnici. Quella di Milwaukee è una squadrone, sia chiaro, ma oggi ho capito che vi è la necessità di un trapianto di cuore tutto italiano, più caldo e vivo di quello inglese. Non sto parlando di competenza, ma di passione: serve il meccanico senza orologio, che non smette nemmeno quando è a letto di tribolare con gomme e molle, che soffre insieme al pilota e che si commuove quando la “sua” moto è la davanti; noi italiani siamo passionali, le corse le viviamo di pancia. Ecco perché assume i contorni di una favola la gara dell’altra Aprilia, tutta privata e guidata da un pilota argentino. Continua a leggere

SUPERBIKE 2017: CHE CAMPIONATO SARA’?

Domani i primi test a Jerez, ma, intanto, sulla carta si preannuncia come il miglior campionato dell’epoca recente, lo dico pensando soprattutto alla qualità dei piloti e dei team. La griglia sarà da 21 (più le wild card), ma sono 21 “buoni”, senza forzature come accadeva fino allo scorso anno, dove molti andavano più piano della Stock: mi riferisco a Toth, Szkopek, Sebestyén, Al Sulaiti, che non erano certo da mondiale, ma ci metto pure Abraham, che dopo tanti anni di incidenti ha perso smalto e serenità . La regola “anti Rea”, cioè quella della griglia invertita, non credo sortirà il pieno effetto. Praticamente i piloti a podio in gara 1 partiranno dalla terza fila in gara 2, ma quanto tempo ci metterà uno come Johnny a risalire la testa della corsa ? Credo tre curve, ma a volte basterà il solo rettilineo di avvio. Peggio sarà nei casi di pioggia o su piste come Misano, dove la prudenza deve essere massima, ma si tratta di eccezioni. E poi, ce la farà il campione del mondo a riconfermarsi per la terza volta consecutiva ? Nutro parecchi dubbi, semplicemente perché non può e non deve, sarebbe l’assassino della Superbike e questo glielo impediranno in ogni modo. Ducati non vince dal 2011, quando a trionfare furono Carlos Checa e il team Althea; mai nella storia c’è stato digiuno più lungo per la casa italiana. Kawasaki vanta nel suo palmarés 4 titoli mondiali, di cui tre vinti dal 2013 a oggi. Continua a leggere

SBK E MOTO DI SERIE: QUANTO UGUALI ?

Foto LaPresse - Massimo Paolone24/04/2016 Bologna ( Italia)Sport CalcioBologna - GenoaCampionato di Calcio Serie A TIM 2015 2016 - Stadio "Renato Dall'Ara"Nella foto: Leonardo Pavoletti si disperaPhoto LaPresse - Massimo Paolone24 April 2016 Bologna ( Italy)Sport SoccerBologna - GenoaItalian Football Championship League A TIM 2015 2016 - "Renato Dall'Ara" Stadium In the pic: Leonardo Pavoletti dispairsNegli ultimi due anni ho guidato tutte le mille stradali e molte Superbike: 7 giri, in tutti i circuiti europei, per raccontarle con un microfono dentro al casco. Seppur a velocità prudente, un’idea superficiale dell’identikit me la sono fatta di ogni modello, di cui credo rimanga solo il 10% della moto originale; cambia (quasi) tutto da un punto di vista tecnico, l’unico tratto riconoscibile effettivamente è il carattere della guida. Le Supersport 600 sono le più facili. La Kawasaki di Kenan Sofuoglu del Team Puccetti è la cilindrata media più gradevole che abbia mai usato. La definizione giusta per lei è: armonica. Un motore ricco ai bassi regimi, una bella ciclistica morbida e mai scorbutica che regala la progressione graduale ad ogni reazione. Fossero così tutte le stradali ci sarebbe la coda fuori dai negozi. E’ facile, ci puoi fare i tornanti dello Stelvio con una mano sola e hai sempre la sensazione di poter recuperare da un errore. La guida della MV F3 assomiglia di più a quella della Moto2: sospensioni superbe, telaio rigido, rapida e sensibile nei movimenti, ma con un motore meno regolare che canta musica vera, con uno scarico “disumano”. Bisogna saperci fare con la F3, non è per tutti. La Honda ufficiale l’ho provata due anni fa ed era molto vicina alla Kawa come comportamento, ma oggi quella di Jacobsen sembra avere anche un sacco di accelerazione in più. La difficoltà nel sapere andare forte con una 600 standard sta invece nell’interpretazione del motore, perché sotto i 10 mila giri non spinge e l’elettronica della MV di serie rappresenta un caso, perchè ne ha di più del modello da corsa. Continua a leggere

L’ITALIA PUNTA SU SAVADORI

savaL’Italia soffre in Superbike. Non abbiamo piloti maturi e veloci abbastanza per poter pensare al titolo mondiale. Ma quel Savadori lì sta davvero bruciando le tappe… L’ho conosciuto anni fa, quando ancora lo chiamavano Ciuchino, come l’asinello di Shrek. Aveva 14 anni, era un “Valentino Rossi replica”, ragazzino chiacchierone sempre sorridente e spontaneo, proprio come il campione di Tavullia. Non lo imitava, lui era così. Con la KTM 125 della Red Bull Rookies Cup ha sorpreso tutti: 2° al debutto su piste mai viste e in mezzo a una bella concorrenza, perché quell’edizione del 2007 è stata vinta da Johann Zarco, il campione Moto2, ma c’erano piloti come Luis Salom, Markus Reiterberger (oggi anche lui in SBK), Cameron Beaubier, stella nascente della Superbike americana. Ovviamente il debutto nel mondiale 125 è arrivato in tempo lampo, ma la sua carriera, da lì in avanti, è come se avesse ricevuto un cazzotto sul muso: i problemi con la squadra, l’inaffidabilità tecnica di alcune occasioni e soprattutto un cambiamento fisico preoccupante per un pilota, perchè assunse presto la stazza di un playmaker dell’NBA: 1 metro e 85 cm di altezza per oltre 75 chili di peso. In 125 significa non avere speranza. La testa di Lorenzo, così giovane e ricca di aspettative, ne risentì. Si rimise in gioco con umiltà cambiando completamente classe e palcoscenico, spegnendo la potente luce dei riflettori del Motomondiale per dedicarsi nel 2011 alla Superstock 1000. Continua a leggere

PERSONE CHE NON SI DIMENTICANO

mortoCi sono persone che incontri nella tua vita per le quali avrai riconoscenza per sempre. Nelle corse, in particolar modo quando cominci, se non trovi chi ti da una mano puoi dire addio ai tuoi sogni. Bruno Stefanini è stato il San Francesco del motociclismo italiano, aiutando tantissimi piloti a spiccare il volo. Simone Sanna, Diego Giugovaz, Andrea Ballerini, Sebastiano Zerbo, giusto per citarne alcuni che sono arrivati al mondiale: tutti ragazzi che stravincevano nei trofei nazionali ed avevano bisogno di un trampolino, di agganci giusti, di sponsor. Ecco, per Bruno, che di figli non ne aveva, erano i suoi ragazzi. Un toscanaccio, vivace e pimpante, uno di quelli che teneva accese le tavolate nelle sere delle gare come un elegante casinista, perchè il signor Stefanini aveva il savoire faire, faceva il “grezzo” con noi piloti grezzi di natura, ma in realtà era un fine, intelligente, capace imprenditore. Quindici anni fa mi fece correre la 200 miglia di Monza con la sua Aprilia RSV 1000, che gliela accartocciai dopo 200 metri dal via. “Te tu lo sai che sei un bel fermone?!”, mi disse al rientro ai box nel suo stretto toscano, smorzando i danni con una battuta. Perchè sorrideva sempre, anche dietro a uno sguardo serio, sai che si nascondeva la presa per i fondelli. Si divertiva, nella vita come nel paddock. Per la grande passione iniziò a correre nel Challenge Aprllia 250; era il ’96, aveva più di 40 anni e continuò fino a 62, l’anno della sua ultima licenza sportiva prima della malattia. Ha continuato ad essere generoso ed altruista nel motociclismo. Non ha vissuto di riflettori, ed è per questo che sono qui a dirvi che è stata una grande persona. Merita il nostro grazie per ciò che ha fatto per noi, per l’ambiente, in un malinconico, ultimo saluto.

CORRERE: AMORE INFINITO

C_29_fotogallery_1010749__ImageGallery__imageGalleryItem_4_imageUn pilota non smetterebbe mai di correre. La passione è passione, a qualsiasi livello. Vi faccio tre nomi, che, detti così, non vi diranno nulla se non siete abbastanza “malati di moto”: Giovanni Burlando, 75 anni e oltre 20 titoli italiani nelle gare in salita, è ancora in attività; Sauro Valentini, specialista dei trofei monomarca, corre dagli anni ’70 ed Enzo Chiapello, classe ’49, disputa l’italiano Superbike su un’Aprilia RSV4, ma è in pista dall’’80. Sono appassionati, prima che piloti, uomini che stanno bene così, in sella a una moto da corsa. E sono felice che Max Biaggi sia oggi uno di loro, che abbia avuto lo stesso approccio in questo ritorno, perché lo sento più vicino anche a me, a noi gente comune innamorata delle corse. Non ha avuto paura dell’ingombro di una carriera costellata di successi e iniziata nel 1989; non ha avuto paura dei suoi 44 anni. E non l’ha fatto per soldi. Ha lasciato battere il cuore di passione ed è tornato veloce a Sepang, una pista che non ci emozionava più da quel maledetto 23 ottobre 2011. Continua a leggere

LA SUPERBIKE CHIAMA MELANDRI

Marco Melandri è un uomo libero. Niente più legami con Aprilia, il contratto è rescisso, e dal primo di agosto, se Marco lo riterrà, potrà salire su qualsiasi altra moto. Il pilota italiano ha le idee chiare: vuole la Superbike, dove ha vinto tanto, ma senza mai ottenere un titolo mondiale. “Quest’anno è filato tutto storto, ma era prevedibile – dice Melandri – e forse per questo motivo la stagione più sofferta è stata quella del 2014, dove mi aspettavo una migliore sintonia con Aprilia. Il pilota secondo me deve rimanere il riferimento del team, deve essere ascoltato e seguito con fiducia, perché è l’unico seduto sulla moto. Poi parla il cronometro, il vero grande giudice in pista”. Impossibile dargli torto. Se poi il pilota sbaglia, allora dietrofront e la palla passa in mano agli ingegneri, col compito di proporre soluzioni alternative. L’opportunità però va data, soprattutto quando il pilota ha più esperienza dell’ingegnere, e mi riferisco ad Albesiano. Continua a leggere

APRILIA, MAI COSI’ DEBOLE

1.ApriliaWSBK_HaslamUna sola gara vinta in Australia, poi stop. La moto rimane altamente competitiva e, forse, all’origine delle difficoltà ci sono i piloti. Perchè la coppia Haslam-Torres è la meno forte degli squadroni ufficiali. Lo dicono i numeri: Leon ha disputato 194 gare nella sua carriera in SBK, vincendone 4 soltanto. Torres, dopo dodici manches fin qui completate, fatica a spiccare. E penso invece all’esordio di Ben Spies, vincente da subito. Da quando Aprilia è rientrata ufficialmente con la RSV4 insieme a Max Biaggi, nel 2009, ha saputo accaparrarsi anche i piloti migliori. Sempre. Sia chiaro: l’Haslam di Donington merita l’inchino, avendo corso con due coste malandate, stringendo i denti per il male. L’analisi è spalmata sulle sei gare fin qui disputate, perché la moto italiana fatica come mai si è visto nella sua storia, complice anche il nuovo regolamento che ha compresso il livello tecnico.

Ma quanto valgono realmente Haslam e Torres ? Sulla carta, e non solo, meno della coppia Kawasaki Sykes-Rea; meno di Davies-Giugliano, su Ducati; meno anche di Guintoli-Van der Mark, sulla Honda. Lo dicono risultati e curriculum sommati fra le coppie. Forse Aprilia ha dovuto adeguarsi a una scelta dell’ultima ora a fine 2014, avendo deciso davvero in extremis di correre anche fra le derivate di serie oltre che in Motogp. Biaggi, su 155 gare in SBK, ne ha vinte 21; Melandri, 19 su 102; Laverty, 13 su 104; lo stesso Guintoli, 9 su 141. A quota zero troviamo solo Nakano (19 gare in tutto) e Camier (119). Haslam corre con alti e bassi, a Torres non è ancora suonata la sveglia, ma l’Aprilia c’è ed è forte come prima. Anzi, tecnologicamente ritengo sia superiore alle Kawasaki, poi ognuna avrà le sue piste preferite in cui esprimersi.

I risultati conquistati fino a qui sono più figli di una moto che va forte, piuttosto che di due piloti in grado di fare la differenza. La RSV4 merita di essere guidata da campioni, perché, se è vero che ai piloti per vincere occorrono moto “buone”, è vero anche il contrario. A proposito: avete sentito le dichiarazioni di Max Biaggi durante la telecronaca ? E se dovesse davvero rientrare a correre ? Per Aprilia, e non solo, potrebbe essere uno stimolo in più, anche se poi gli obiettivi dovrebbero riguardare il progetto più a lungo termine, pensando alla formazione di una squadra vincente per il 2016. Magari con il rientro di Marco Melandri, oppure, chissà, con un debuttante come Lorenzo Savadori che, proprio con la RSV4, sta monopolizzando il mondiale Superstock 1000. E voi, chi vorreste vedere sulla RSV4 ?

NON TOGLIETECI I SORPASSI !

Immagine1Assen, ultima variante: quando ti giochi la volata finale, sai che il pilota dietro proverà a passarti. E’ successo anche ad Haslam, beffato da un’incontenibile Van Der Mark che la direzione gara ha deciso però di penalizzarlo con 1 punto sulla licenza; nella gara successiva al 4° ammonimento, l’olandese partirà dall’ultima fila. Mi dicono non si sia visto il sorpasso in televisione, io però ero lì, a bordo pista. La manovra, a parer mio, non è stata né pericolosa, né azzardata, ma studiata e calibrata al millimetro: Haslam stava impostando l’ingresso a destra, ma Michael ha fatto scorrere la sua Honda, allentando per un attimo la presa sul freno, andando a inserire la sua ruota anteriore a metà Aprilia, prima che Leon potesse guadagnare il punto di corda interno. In quella “esse” la traiettoria è una soltanto: l’ha infilata Michael per primo e non ha mai perso la precisione del binario né in percorrenza e nemmeno in uscita, da grande maestro. Ad Haslam non è rimasto che rialzare la sua RSV e cercare lo spazio di fuga, perché in due, lì dentro, non si passa. Nessun diverbio fra i piloti, anzi: Haslam, che non è di primo pelo, ha accettato la manovra subìta da gran cavaliere, perché queste sono le corse in moto. La direzione gara però non è stata d’accordo e sorpassi come questi sono ritenuti pericolosi. Continua a leggere

APRILIA-MELANDRI, SEPARATEVI !

prima giornata a sepang test invernali classe motoGPSe a Phillip Island ci fosse stato Marco Melandri a bordo dell’Aprilia RSV4 Superbike, si sarebbe giocato la doppietta come nel 2014. Invece è in MotoGP, in ultima posizione ai test di Sepang, a oltre 2 secondi dal compagno di squadra. Sicuramente è stato più facile per Bautista passare da Honda ad Aprilia, che per Marco trovare il feeling con le Bridgestone, o con le Michelin, come per altro si riscontra anche in casa Yamaha Forward fra Baz e Bradl, e in Honda – Drive M7 Aspar – fra Laverty e Hayden. I tempi di Melandri sono pressoché gli stessi realizzati lo scorso anno sulla pista malese con l’Aprilia SBK, che sia quindi un “limite” del pilota ? Continua a leggere