AI TEMPI DI COSTA, ROSSI SAREBBE EROE INDISCUSSO

Invece oggi c’è chi mette in dubbio l’effettiva frattura scomposta subìta a tibia e perone circa 20 giorni fa. Il motivo ? Non zoppica abbastanza, non esprime sofferenza ed è troppo veloce con la sua Yamaha per avere una gamba così. Pensate basti a mal pensare ? Non scherziamo, dai. Ecco, forse ai tempi del dottor Claudio Costa difficilmente si sarebbe arrivati a questo punto. Era “medico della comunicazione”, oltre che delle ossa e della mente; i suoi miracoli, costruiti insieme alla volontà dei piloti, non furono mai messi in discussione, ma anzi, venivano valorizzati per diventare, col tempo, qualcosa di simile a leggende. A me quel motociclismo piaceva un sacco, ci sono cresciuto fra i racconti dei miei eroi. Non li ricordate i piloti di una volta ? Fra gli anni ’80 – ’90 si spaccavano regolarmente gli arti ad ogni week end, il gesso della Clinica Mobile andava via a chili. Penso a Mick Doohan, con una gamba martoriata e 5 titoli mondiali con una Honda 2 tempi che lo violentava (altro che oggi…), ma anche ad Alex Gramigni che, nel ’92, tornò al Mugello a correre sulla sua 125 con le stampelle e una condizione fisica davvero drammatica. Continua a leggere

IN DUCATI SI CORRE COL CUORE

Rea e la Kawasaki sono la fredda macchina perfetta: mai un errore, un inciampo, un imprevisto. Sembrano imbattibili, invece, per la prima volta quest’anno la musica è cambiata e in gara 2 la Ducati ha messo in evidenza ciò che manca in altri team: serenità e calore umano. La Panigale è ok, anche se ad Aragon non sembrava perfetta e quel turno buttato via del venerdì ha condizionato tutto il week end di Chaz Davies, che sembrava più impacciato nelle varianti e in gara 1 si è lanciato nella ghiaia proprio nel punto in cui Rea non sarebbe mai riuscito a superarlo, l’ultimo curvone, perché non aveva la sua velocità. Un fine settimana storto che per raddrizzarlo è servita solo la forza di volontà, l’armonia del team, il calore della gente Ducati. Ho visto le facce di tutti e percepito la sofferenza, ho parlato col “Moro”, capotecnico di Davies, che dopo mezz’ora dalla batosta del sabato mi ha detto: “Basta, niente calcoli, domani dobbiamo vincere, a costo di sbagliare un’altra volta. Solo se gli mettiamo pressione (a Rea, ndr) possiamo pensare al campionato”. Chaz dopo la caduta era scappato in hospitality, voleva la tranquillità che non ha trovato, perché gli sponsor, gli amici, i tifosi lo inseguono anche nei momenti no. Luca e Denis, che di mestiere gestiscono hospitality e ristorazione, lo tengono d’occhio, lo proteggono quando serve, perché ognuno ha un ruolo importante nella vita del pilota; dalla cucina al box, sai che ciascuno è pronto a fare il proprio sforzo per il “capitano” per il bene del risultato finale: vincere. Se le cose vanno storte, si soffre tutti insieme, e se si vince, il merito è del gruppo. Continua a leggere

UN PODIO CHE RISPECCHIA LA VELOCITA’ DEI PILOTI

Spanish riders Marc Marquez (C) from Repsol Honda, Jorge Lorenzo (L) from Yamaha YZR M 1 and Italoian Valentino Rossi from Yamaha YZR M 1 celebrate their victory in the Aragon MotoGP Grand Prix at the MotorLand Aragon circuit near Alcaniz, Teruel, Spain 25 September 2016. EFE/Javier CebolladaSono i tre piloti più veloci del mondo, bravi in ogni categoria in cui hanno corso e capaci di fare la differenza per talento e intelligenza. Il podio di Aragon li mette in fila, dal più giovane al più maturo, e rispecchia il valore reale della velocità pura che Marquez, Lorenzo e Rossi hanno oggi in pista. Hanno rispettivamente 23, 29 e 37 anni, un identikit che scandisce le fasi sportive di ciascuno, con Marc che sente il profumo del quinto titolo mondiale per eguagliare il numero di stagioni vinte in carriera da Jorge Lorenzo. Di contro c’è invece un Valentino che si allontana un altro po’ da quel 2009 quando, a 30 anni, vinse il suo ultimo campionato del mondo, il nono. Ed è forse questa la cosa strabiliante, cioè il fatto che regga ancora il ritmo di chi probabilmente non è ancora al top della carriera, perché Marc sembra essere oggi l’unico in grado di poter quantomeno pensare di battere il numero di campionati vinti da Rossi, che ha dato il meglio fino a 26 anni, infilando successi mondiali a raffica. Un Valentino che oggi “guida sotto controllo”, che non sbaglia (quasi) mai, che non ha guizzi di genio con la frequenza di un tempo, ma il suo talento rimane comunque talmente grande che gli consente di “amministrare” le gare senza eccessi e se non ci fossero stati i due campioni spagnoli probabilmente avrebbe potuto eguagliare i titoli di Giacomo Agostini. Perché, diciamoci la verità: senza questi tre nomi, la MotoGP sarebbe anonima e senza personalità. I vari Smith, gli Espargarò o i bravi Bautista e Bradl, la gente non se li fila, non sa nemmeno chi siano. Sono quasi di disturbo nelle immagini della regia. Continua a leggere

ULTIMA CURVA

blohUn conto è vedere le gare in televisione, un altro dal vivo e un altro ancora da bordo pista. Seguo le corse da oltre trent’anni, inizialmente solo da appassionato “pagante”, ma avere avuto oggi la fortuna di essere lì all’ultima curva, ad altezza pilota, quasi a guardare Davies e Rea negli occhi mentre si giocavano il trionfo in gara 1, credo sia stata l’esperienza più gustosa di sempre. Alle mie spalle, il maxi schermo offriva la possibilità di controllare la situazione sul resto della pista. Last lap, ultimo passaggio, leggo. Quando i piloti escono dall’ultima esse, anche se lontani, già li vedo. Davies è nascosto dalla Kawasaki, perfettamente in scia; la Ducati ha una buona accelerazione, ma non la velocità di punta del 4 cilindri. Loro due soli, col rumore degli scarichi perfettamente riconoscibile mano a mano che mi si avvicinano e la voce grossa del bicilindrico che sovrasta la Ninja. Continua a leggere