PERSONE CHE NON SI DIMENTICANO

mortoCi sono persone che incontri nella tua vita per le quali avrai riconoscenza per sempre. Nelle corse, in particolar modo quando cominci, se non trovi chi ti da una mano puoi dire addio ai tuoi sogni. Bruno Stefanini è stato il San Francesco del motociclismo italiano, aiutando tantissimi piloti a spiccare il volo. Simone Sanna, Diego Giugovaz, Andrea Ballerini, Sebastiano Zerbo, giusto per citarne alcuni che sono arrivati al mondiale: tutti ragazzi che stravincevano nei trofei nazionali ed avevano bisogno di un trampolino, di agganci giusti, di sponsor. Ecco, per Bruno, che di figli non ne aveva, erano i suoi ragazzi. Un toscanaccio, vivace e pimpante, uno di quelli che teneva accese le tavolate nelle sere delle gare come un elegante casinista, perchè il signor Stefanini aveva il savoire faire, faceva il “grezzo” con noi piloti grezzi di natura, ma in realtà era un fine, intelligente, capace imprenditore. Quindici anni fa mi fece correre la 200 miglia di Monza con la sua Aprilia RSV 1000, che gliela accartocciai dopo 200 metri dal via. “Te tu lo sai che sei un bel fermone?!”, mi disse al rientro ai box nel suo stretto toscano, smorzando i danni con una battuta. Perchè sorrideva sempre, anche dietro a uno sguardo serio, sai che si nascondeva la presa per i fondelli. Si divertiva, nella vita come nel paddock. Per la grande passione iniziò a correre nel Challenge Aprllia 250; era il ’96, aveva più di 40 anni e continuò fino a 62, l’anno della sua ultima licenza sportiva prima della malattia. Ha continuato ad essere generoso ed altruista nel motociclismo. Non ha vissuto di riflettori, ed è per questo che sono qui a dirvi che è stata una grande persona. Merita il nostro grazie per ciò che ha fatto per noi, per l’ambiente, in un malinconico, ultimo saluto.