PETRUX, BENVENUTO TRA I FORTI

12443903_10207351184491858_1424528506_oUn incontro esclusivo in casa Nolan con Petrucci e Checa. Un contesto sereno e rilassato come fra amici. Vi dirò che i due si assomigliano pure, sono entrambi bravi ragazzi e razionali nelle parole. La differenza ? “Principalmente nel reddito !”, sorride Alberto Vergani, manager di entrambi. Carlos, ai tempi della MotoGP, guadagnava uno stipendio a sei zeri; quello di Danilo nel 2015 è stato pari a zero. Non so se mi spiego… Eppure Petrux propose alla Nolan di non prendere il premio di sua spettanza, dopo il secondo posto in Inghilterra conquistato lo scorso anno, come segno di riconoscenza verso chi gli aveva dato fiducia con la sponsorizzazione prima che diventasse “bravo e forte”. Una vicenda da libro Cuore se ci pensiamo. Perché Danilo è un ragazzo buono, educato, gentile, ma quando indossa il casco diventa caparbio, determinato, aggressivo. Il suo momento è arrivato, pur combattendo contro i draghi, ovvero al disagio di non aver mai avuto soldi da portare ai team, così come nemmeno appoggi “importanti” nell’ambiente. Tutto è sempre stato nelle mani del risultato. La sua è una fiaba, più che una storia, perché nessuno in MotoGP ha dovuto soffrire una gavetta così lunga per guadagnarsi una moto competitiva. Da Rossi, a Lorenzo, a Marquez, tanto per citare i campioni; da Redding, a Iannone, a Dovizioso, per restare in casa Ducati. Una carriera che l’ha forgiato a forza di ingerire sconfitte, dove il sacrificio, lui e papà, se lo portano nel cuore. Continua a leggere

PETRUCCI: FACCIA DA SUPERBIKE

Foto IPP/Marco Guidetti Silverstone 30/08/2015 Motociclismo Motomondiale  Gran Premio di Gran Bretagna Classe MotoGP Gara   nella foto danilo petrucci festeggia il secondo posto Italy Photo Press - World CopyrightGenuino, umile e modesto, come pochi altri piloti ho conosciuto. Danilo sembra disegnato sul modello Superbike, dove tutto è più semplice e popolare. Non è un caso, forse, che lui da lì ci arriva, frequentando (e vincendo) la scuola Superstock 1000, dopo essere passato dai vari trofei monomarca e Stock 600. Un percorso comune a moltissimi piloti che dunque funziona.
“Dalla Stock 1000 ho imparato un sacco di cose – dice Petrucci – usare il motore a 4 tempi, di grande cubatura, mi ha aiutato a crescere. In quella categoria impari a guidare, a stare in bagarre, a usare le gomme finite. Sono categorie economiche. Poi però con la Superbike e soprattutto la MotoGP devi imparare a lavorare con i numerosi parametri che hai a disposizione, ed è quella la difficoltà maggiore.” Continua a leggere