DUCATI COME 10 ANNI FA…

Stavolta però la guida Dovizioso e non Stoner, che vinse il mondiale in quel magico 2007. Combinazione vuole che anche Lorenzo sia settimo in classifica con la metà dei punti rispetto al compagno italiano, esattamente come Capirossi all’epoca rispetto a Casey. Dunque una sola Ducati competitiva? Ho sempre ritenuto lo stile di guida di Andrea piuttosto standard, quello ideale per chi progetta moto da corsa che vuole renderle guidabili un po’ a tutti i piloti. In realtà, soprattutto qui in Austria, la Ducati l’ha guidata con grandi aspettative solo lui e abbiamo scoperto un lato di Andrea che è sempre stato nascosto da un velo trasparente, cioè quell’aggressività agonistica capace di respingere gli attacchi di un maestro del corpo a corpo come Marc Marquez; gli vale la cintura nera dei contro sorpassi. Segno che con questa moto si trova magicamente e già lo sapeva nel 2016, disposto a rinunciare a un pezzo di ingaggio pur di riprovarci quest’anno. Motore e velocità del Desmo continuano ad essere un riferimento e domenica ne aveva anche leggermente più di Honda. L’unica “rossa” tra quelle schierate a non produrre accelerazione era quella di Lorenzo, 7-8 km/h più lenta e penultima nella classifica delle top speed. Continua a leggere

LA RIVOLUZIONE DELLA “CLASSE OPERAIA”

Ducati’s rider Italian Andrea Dovizioso, winner, competes during the Moto GP Grand Prix at the Mugello race track on June 4, 2017.
Ducati’s Andrea Dovizioso thrilled the home crowds with a stirring MotoGP victory at Mugello on Sunday that saw him edge championship leader Maverick Vinales.
Another Italian, Danilo Petrucci, was third while veteran superstar Valentino Rossi of Yamaha won plaudits for racing in pain from a training accident and finishing fourth having set the early pace.
/ AFP PHOTO / Tiziana FABI

Il Mugello ha aperto le porte del paradiso a chi lavora da sempre con sacrificio, senza mollare. Piloti che in carriera hanno incontrato più salite che discese, gente che sa cosa vuol dire guadagnarsela sul campo più di chi consideriamo “fenomeno” in questo mestiere. Con loro è sembrato di vincere anche a noi gente comune e si è accesa quella speranza che ci fa dire: allora tutto si può, basta volerlo con forza, convinzione, tenacia. Da Andrea Migno in Moto3, puro e genuino come piace alla gente, ma che ad oggi ancora non aveva convinto nel mondiale, a quel Mattia Pasini che batte gli altri con una forza mentale che possiede solo chi è costretto a partire fisicamente in svantaggio, ma crede in sé: fenomenale e di insegnamento per tutti. E poi il nobile Andrea Dovizioso, che non perde lucidità né il contatto con la terra neanche quando gli altri, al suo posto, si sarebbero tolti degli scogli dallo stivale. Ha commosso la Ducati, nonostante rappresenti da sempre la “seconda scelta”; ha unito tifosi e partigiani di ogni sorta, di ogni colore e origine sportiva, perché solo lui ha questa potenza. Un rispetto che il Dovi si è guadagnato negli anni, più di moltissimi altri “fenomeni”, perché è il primo a rispettare gli altri, ad onorare il giusto e rimanere nei ranghi come il migliore dei professionisti. Continua a leggere

DUCATI, UN ALTRO DISASTRO. PER FORTUNA C’E’ PETRUCCI

Foto IPP/Marco Guidetti Le Mans 07/05/2016 Motociclismo Motomondiale Gran Premio di Francia - Qualifiche - Classe MotoGP nella foto Danilo Petrucci Italy Photo Press - World Copyright“Siamo tutti partiti con le stesse mescole, eccetto Marquez che aveva un’anteriore più dura. Non ci sono scuse, chi è caduto è perché ha sbagliato e non ha ancora capito come usare la gomma”. E’ partita da qui la nostra analisi sul gran premio con Danilo Petrucci. Dopo cinque gare disputate, non può essere soltanto colpa della Michelin se un pilota finisce a terra. Gli intertempi parlano chiaro: nei primi due settori della pista, nel giro che è scivolato Iannone (il 7°, ndr), aveva segnato i suoi migliori intertempi di gara, guadagnando quasi 4 decimi a Lorenzo, che non andava certo a spasso. Idem per Dovizioso e Marquez, il crono dice che stavano tirando. “Lorenzo ha fatto il record della pista con le Michelin, battendo Bridgestone”, puntualizza Petrucci. Come dire: le gomme non sono così malaccio. Iannone sostiene di essere andato più piano del giro precedente e di non sapersi spiegare il motivo della caduta. Se un pilota non riesce a percepire le sensazioni di quello che sta facendo sulla moto, c’è qualcosa che non va. Poi è anche vero che: “Con le Michelin devi stare attento e guidare di fino: basta un bar in più di pressione sulla leva del freno e sei per terra.” Quindi bravo Lorenzo. “Attualmente è il più forte in pista. Quando ti passa, sembra appoggiato su quattro ruote talmente è elevata la sua stabilità. Ha lo stile giusto per le Michelin: frena a moto dritta e poi la lascia correre in curva”. L’anno prossimo è in Ducati. “La moto è pronta per vincere il mondiale, non ha niente in meno rispetto a Honda e Yamaha, forse col Dovi già quest’anno poteva puntare più in alto, ma è stato sfortunato”. Sfortunato e basta, o si tratta anche di pressione? L’anno prossimo ne rimarrà soltanto uno…”In questo momento corrono entrambi sotto pressione, anche se loro dicono di no”. Continua a leggere

NEL 2017 DUCATI POTRA’ VINCERE MOTOGP E SBK !

1138_R05_Davies_actionLa sensazione è questa: sarà più forte che mai, l’anno che potenzialmente potrebbe regalarle due mondiali. Perché il vento è cambiato e sta guadagnando forza, credibilità, autorevolezza, dopo che, per moltissimo tempo, Ducati è stata costretta a incassare solo sconfitte e critiche soprattutto sul piano progettuale della moto. Vale sia per la Superbike che per la MotoGP. Bravi gli ingegneri Dall’Igna e Marinelli che in questo lasso di tempo hanno lavorato senza fare rumore, accettando con consapevolezza i risultati, ma senza arrendersi mai. E anche oggi che ogni successo in pista è una realtà e non una botta di fortuna, il team rimane composto, freddo, guardando avanti senza scomporsi. A Imola, che è una delle piste più tecniche del mondiale, la Panigale ha stravinto. Lo ha fatto solo con un pilota, Chaz Davies, questo è vero. In prova ha rifilato 7 decimi alla prima “non Ducati”. Un abisso, un’umiliazione per le Kawasaki. E così è andata anche in gara, su una pista dove Rea ha vinto le ultime due edizione, ma pure con la Honda era riuscito a dominare, perché qui conta più la guida e la ciclistica. Stavolta il campione del mondo si è preso dei rischi per giungere poi a una manciata di secondi dalla bicilindrica. Il campionato sta prendendo tutta un’altra piega, e il colpo alla “rossa” potrebbe già riuscire quest’anno, anche se oggi la responsabilità è solo sul groppone di Chaz. Davide Giugliano non riesce a rompere lo schema. Non sbaglia più come una volta, ma non fa la differenza. Continua a leggere