SARA’ UN ALTRO GIUGLIANO

0032_P06_Giugliano_actionComunque andranno le cose in futuro, Davide è cresciuto. Domenica è stato il migliore Giugliano di sempre. A volte non è il gradino più alto del podio a sancire la maturità di un pilota, ma la “bella gara”, dove testa e strategia prendono spazio, specie se, come lui, sei attanagliato dai fantasmi che combatti senza mai cantare vittoria. Prima gli infortuni, il dolore, l’assenza dalle corse e la mancanza di competitività che allontana dalle certezze. Ecco quindi apparire il fantasma della paura, la paura di farsi male, di sbagliare ancora una volta, ma, soprattutto, paura di non essere all’altezza di dove sei. Oggi il trionfo è tutto di Davide, quello morale e umano, anche se lo sport ha assegnato la corsa a un signor pilota e bravo ragazzo di nome Hayden. La Ducati numero 34 partiva dalla terza fila, col nono tempo e un macigno da digerire: quella gara del sabato avara di gloria, un sesto posto a 20 secondi dal primo. Quando la pioggia sembrava aver rovinato la festa, ecco il regalo più bello concesso al pilota romano e alla Panigale. Ci ha messo poco a venire su, sorpassando a destra e a sinistra con la sua solita guida composta, pulita, disegnando linee tonde e senza mai dare il senso di essere oltre confine. Gli ha stangati tutti, con la velocità che gli manca sull’asciutto. Poi quell’attimo di timidezza trovandosi Chaz Davies davanti. Lo rallentava sulle curve più ampie, ma non ci provava, anche perché guidava con freddezza e decisione il biondo inglese. E per qualche giro si è avuta l’impressione che Davide si fosse arenato lì dietro, per paura di sbagliare, di strafare, di toccare il suo compagno di squadra che, oggi più che mai, può puntare al titolo mondiale. Continua a leggere

DUCATI, UN ALTRO DISASTRO. PER FORTUNA C’E’ PETRUCCI

Foto IPP/Marco Guidetti Le Mans 07/05/2016 Motociclismo Motomondiale Gran Premio di Francia - Qualifiche - Classe MotoGP nella foto Danilo Petrucci Italy Photo Press - World Copyright“Siamo tutti partiti con le stesse mescole, eccetto Marquez che aveva un’anteriore più dura. Non ci sono scuse, chi è caduto è perché ha sbagliato e non ha ancora capito come usare la gomma”. E’ partita da qui la nostra analisi sul gran premio con Danilo Petrucci. Dopo cinque gare disputate, non può essere soltanto colpa della Michelin se un pilota finisce a terra. Gli intertempi parlano chiaro: nei primi due settori della pista, nel giro che è scivolato Iannone (il 7°, ndr), aveva segnato i suoi migliori intertempi di gara, guadagnando quasi 4 decimi a Lorenzo, che non andava certo a spasso. Idem per Dovizioso e Marquez, il crono dice che stavano tirando. “Lorenzo ha fatto il record della pista con le Michelin, battendo Bridgestone”, puntualizza Petrucci. Come dire: le gomme non sono così malaccio. Iannone sostiene di essere andato più piano del giro precedente e di non sapersi spiegare il motivo della caduta. Se un pilota non riesce a percepire le sensazioni di quello che sta facendo sulla moto, c’è qualcosa che non va. Poi è anche vero che: “Con le Michelin devi stare attento e guidare di fino: basta un bar in più di pressione sulla leva del freno e sei per terra.” Quindi bravo Lorenzo. “Attualmente è il più forte in pista. Quando ti passa, sembra appoggiato su quattro ruote talmente è elevata la sua stabilità. Ha lo stile giusto per le Michelin: frena a moto dritta e poi la lascia correre in curva”. L’anno prossimo è in Ducati. “La moto è pronta per vincere il mondiale, non ha niente in meno rispetto a Honda e Yamaha, forse col Dovi già quest’anno poteva puntare più in alto, ma è stato sfortunato”. Sfortunato e basta, o si tratta anche di pressione? L’anno prossimo ne rimarrà soltanto uno…”In questo momento corrono entrambi sotto pressione, anche se loro dicono di no”. Continua a leggere

NEL 2017 DUCATI POTRA’ VINCERE MOTOGP E SBK !

1138_R05_Davies_actionLa sensazione è questa: sarà più forte che mai, l’anno che potenzialmente potrebbe regalarle due mondiali. Perché il vento è cambiato e sta guadagnando forza, credibilità, autorevolezza, dopo che, per moltissimo tempo, Ducati è stata costretta a incassare solo sconfitte e critiche soprattutto sul piano progettuale della moto. Vale sia per la Superbike che per la MotoGP. Bravi gli ingegneri Dall’Igna e Marinelli che in questo lasso di tempo hanno lavorato senza fare rumore, accettando con consapevolezza i risultati, ma senza arrendersi mai. E anche oggi che ogni successo in pista è una realtà e non una botta di fortuna, il team rimane composto, freddo, guardando avanti senza scomporsi. A Imola, che è una delle piste più tecniche del mondiale, la Panigale ha stravinto. Lo ha fatto solo con un pilota, Chaz Davies, questo è vero. In prova ha rifilato 7 decimi alla prima “non Ducati”. Un abisso, un’umiliazione per le Kawasaki. E così è andata anche in gara, su una pista dove Rea ha vinto le ultime due edizione, ma pure con la Honda era riuscito a dominare, perché qui conta più la guida e la ciclistica. Stavolta il campione del mondo si è preso dei rischi per giungere poi a una manciata di secondi dalla bicilindrica. Il campionato sta prendendo tutta un’altra piega, e il colpo alla “rossa” potrebbe già riuscire quest’anno, anche se oggi la responsabilità è solo sul groppone di Chaz. Davide Giugliano non riesce a rompere lo schema. Non sbaglia più come una volta, ma non fa la differenza. Continua a leggere

ROSSI PERFETTO, LORENZO SARA’ IL NUMERO 2

Italian MotoGP rider Valentino Rossi, of Movistar Yamaha, celebrates on the podium next to teammate, Spanish Jorge Lorenzo (L, second), after winning the Spanish Motorcycling Grand Prix held in Jerez Circuit, southern Spain, on 24 April 2016. EFE/Jose Manuel VidalUna gara perfetta per il 46. Alla Lorenzo, più che alla Valentino, che a 37 anni ha guidato come a 25, ma col vantaggio di una esperienza che gli addolcisce la fatica. I tempi sono lì da vedere, con una partenza che non ricordo così vivace nemmeno ai tempi d’oro. Oggi in MotoGP se perdi un secondo e mezzo al via, te lo porti dietro fino alla fine, talmente è preciso il cronologico di gara. Quei cinque giri in successione ne sono l’esempio: Rossi ha ricamato le stesse linee, frenato al medesimo centimetro dalla curva e aperto il gas in corrispondenza dello stesso grano di asfalto. 1’40”2, bam, bam, per cinque volte, cambiavano solo i centesimi. Non era su un altro pianeta, aveva solo fatto tutto in modo perfetto. Girava 2 decimi, 2 decimi e mezzo più forte del compagno a ogni passaggio, come un martelletto da orologio da polso. E la crisi è arrivata anche per lui, appena due giri dopo Jorge, quando i tempi si sono alzati in 41”, a circa sette giri dalla fine. Con le Michelin è cambiata la strategia di gara, vengono in mente gli anni delle 500, in cui si doveva amministrare il finale per non restare senza gomma. Con le Bridgestone si faceva il giro veloce di gara anche sotto alla bandiera a scacchi, oggi si perde la media di 1 secondo e mezzo tra l’inizio e la fine.
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PERFETTO REA, DAVIES L’EROE

_dr_7413_fullSono i due piloti migliori del momento, i supereroi della SBK. Stili di guida contrari e moto tecnicamente opposte, ma se la sono giocata fino all’ultimo con testa, coraggio e talento. Fra i due litiganti ha però vinto l’allungo migliore del 4 cilindri Kawa a 2 giri dalla fine. E’ stato lì che Rea si è guadagnato la corsa: un sorpasso di potenza in fondo a un rettilineo lungo 900 metri, una manovra che a Ducati riusciva impossibile, anche se nel tuffo dentro al curvone dopo i box era una Formula Uno. Chaz era “bello” da vedere anche sul dritto, schiacciato e compresso in carena per guadagnare anche solo un briciolo di velocità, si violentava come guidando una 125. Riusciva a tenere la scia della verdona, ma appena metteva fuori il muso, lo slancio moriva sul nascere. In quelle condizioni puoi solo provare in curva. In gara 1 ha superato Rea giù dallo scollino, finendo un pelo largo. In gara 2 sapeva che avrebbe dovuto cambiare strategia, ma se l’aspettava pure Rea, che ha quindi affondato la staccata aspettandosi l’attacco di Chaz che puntualmente è arrivato, finendo male, con una scivolata. A un giro e mezzo dalla fine ha fatto bene a provarci, consapevole che in quelle manovre al limite “o la và o la spacca”. Ha spaccato, pazienza, ma per vincere non c’era alternativa e avrebbe dovuto guadagnare quanti più metri possibili in quel giro su Rea per evitare di essere battuto sull’ultimo rettilineo. Continua a leggere

PETRUX, BENVENUTO TRA I FORTI

12443903_10207351184491858_1424528506_oUn incontro esclusivo in casa Nolan con Petrucci e Checa. Un contesto sereno e rilassato come fra amici. Vi dirò che i due si assomigliano pure, sono entrambi bravi ragazzi e razionali nelle parole. La differenza ? “Principalmente nel reddito !”, sorride Alberto Vergani, manager di entrambi. Carlos, ai tempi della MotoGP, guadagnava uno stipendio a sei zeri; quello di Danilo nel 2015 è stato pari a zero. Non so se mi spiego… Eppure Petrux propose alla Nolan di non prendere il premio di sua spettanza, dopo il secondo posto in Inghilterra conquistato lo scorso anno, come segno di riconoscenza verso chi gli aveva dato fiducia con la sponsorizzazione prima che diventasse “bravo e forte”. Una vicenda da libro Cuore se ci pensiamo. Perché Danilo è un ragazzo buono, educato, gentile, ma quando indossa il casco diventa caparbio, determinato, aggressivo. Il suo momento è arrivato, pur combattendo contro i draghi, ovvero al disagio di non aver mai avuto soldi da portare ai team, così come nemmeno appoggi “importanti” nell’ambiente. Tutto è sempre stato nelle mani del risultato. La sua è una fiaba, più che una storia, perché nessuno in MotoGP ha dovuto soffrire una gavetta così lunga per guadagnarsi una moto competitiva. Da Rossi, a Lorenzo, a Marquez, tanto per citare i campioni; da Redding, a Iannone, a Dovizioso, per restare in casa Ducati. Una carriera che l’ha forgiato a forza di ingerire sconfitte, dove il sacrificio, lui e papà, se lo portano nel cuore. Continua a leggere

FREDDO E GELO: IN MOTO C’E’ CHI LI SFIDA

1996-john-kocinski-ducati-ama-sbk-1Nel mese di dicembre i piloti vanno in letargo. Il freddo arrivato in questi giorni fa passare la voglia di guidare. Ma se ci penso, sono proprio queste le condizioni che, se affrontate, valorizzano la prestazione di ogni motociclista “coraggioso”. Penso ad esempio al record che fece John Kocinski nell’inverno tra il ’95 e il ‘96, provando a Misano la sua Ducati 916: c’erano appena un paio di gradi nell’aria, tanto da rendere l’impresa sensazionale. Una volta, quando non c’era il limite dei giorni di test, erano tante le squadre che lavoravano nei mesi più freddi sulle piste italiane, senza andare in Spagna. I mesi invernali sono anche il nostro avversario, guidando per strada ogni giorno: c’è chi ferma l’assicurazione, lasciando la moto in garage fino alla primavera successiva, ma anche chi, vivendo accanto alle grandi città, continua a muoversi su due ruote, anche con le strade gelate, sporche, il freddo che punge e la nebbia che impregna di umidità la giacca, oltre ad appannare la visiera del casco. Ogni motociclista avrà vissuto, almeno una volta in carriera, il suo momento d’orgoglio combattendo il gelo, vestendo i panni di quel Kocinski in grado di andare oltre i propri limiti, stupendo forse prima sé stesso degli altri. Sacrificio e fatica che si combattono solo pensando al piacere del dopo. Il massimo riconoscimento va agli eroi dell’Elefantentreffen: li guardo con ammirazione e un briciolo di invidia per non averci provato negli anni di maggiore determinazione. Continua a leggere

STONER-DUCATI, VIA AL COUNTDOWN

Australia's Casey Stoner of Ducati Marlboro Team races during the 2010 MotoGP free practice at the Losail International Circuit in Doha on April 10, 2010. The MotoGP season kicks off under floodlights at the Grand Prix of Qatar this weekend. AFP PHOTO/MARWAN NAAMANI / AFP / MARWAN NAAMANIArriverà a breve il comunicato ufficiale, forse già oggi, perché l’accordo Stoner-Ducati è fatto. Il primo “colloquio” risale a metà giugno, quando Casey venne in Italia per un evento Nolan. Qualcosa si era già rotto fra Stoner e la Honda, che non rispettò la promessa di farlo correre a spot sulla MotoGP. E con Casey, a cui basta una stretta di mano per trovare l’accordo proprio come gli uomini di una volta, non rispettare un impegno significa tradimento. Perché in realtà, quel ruolo di collaudatore, Stoner lo accettò per tornare a “giocare” col cronometro pensando alle corse, vivendo in uno stato d’animo delicato di chi a 30 anni vuole capire se dare spazio nella sua vita all’amore per la competizione e la velocità, o rinunciare alle emozioni per il fastidio di tutto il circo che vi è attorno. Una crisi di prassi, che soffrono tutti gli ex piloti. Parliamoci chiaro, ma “fare il collaudatore seriamente, non è una cosa che piace ai piloti”, mi confida Carlos Checa, “stai sulla moto un sacco di tempo, ma a provare cose, a prenderti rischi; insomma, non fai il pilota, ma il tassista”. Penso anche a Max Biaggi, un altro ex con la maschera del collaudatore tornato a correre. In HRC presente e futuro si chiama Marc Marquez, Stoner è una leggenda, ma appartiene al passato. A lui solo una moto vecchia, targata 2008, per correre la 8 ore di Suzuka, con un guasto tecnico a rovinare la scena e il fisico dell’australiano. Continua a leggere

DAVIES GUIDA COME STONER

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Da bordo pista ci sono due cose che noti subito: la perfezione del pacchetto Kawasaki-Rea e l’aggressività di Chaz Davies sulla Ducati. Guida da mastino, a ogni curva, che sia solo o in bagarre. Chaz mi ricorda Casey Stoner, per la spettacolarità dello stile e per la differenza che sempre di più mette fra sé e i compagni di marca. Certo, l’australiano ha un talento naturale, Chaz si sta “costruendo” per gradi, ma è arrivato e ora è un top rider. Pure la Panigale ne sta facendo di strada, ma sembra che solo un pilota sappia sfruttare ogni piccola evoluzione tecnica del mezzo. E quindi ci sfiora il dubbio, come l’avevamo ai tempi di Stoner sulla Ducati: perché soltanto Davies guida così forte questa bicilindrica ? Le 5 vittorie di questa stagione sono firmate tutte da lui. Prima ad Argon e poi negli ultimi tre round: doppietta in America, trionfo a Sepang e ancora a Jerez, sempre in gara 2, quando le temperature sono più calde. E gli altri ? I calcoli dicono che ogni volta che Chaz vince, rifila da 0,6 secondi al giro (Laguna Seca) a 1,8 (Sepang), al miglior ducatista in classifica, che per altro non è mai sempre lo stesso pilota. Distacchi incredibili. Continua a leggere

GUARESCHI: “LE CORSE ? NON MI MANCANO”

foto IPP/marco guidetti misano adriatico 15-09-2012 motociclismo gran premio di san marino Qualifiche classe motogp nella foto GuareschiChe fine ha fatto Vittoriano Guareschi ? Esattamente un anno fa è sparito dalla scena troncando di netto il suo rapporto con le corse. Il grande pubblico lo ricorda come collaudatore e team manager, prima di Ducati MotoGP, poi del team Sky VR 46 in Moto3. 25 anni di paddock, due titoli mondiali sfiorati in Supersport, due podi in Superbike e 13 anni di collaborazione con Ducati.

“Le corse non mi mancano, l’ambiente mi ha logorato – sono le parole di Vitto, raggiunto al telefono – “Le gare le guardo ancora in televisione, ma ho voltato pagina. Oggi ho scelto di fare ciò che più mi piace”. Guareschi è il più appassionato degli appassionati, uno che ha corso con tutto, dagli scooter, alla MotoGP, senza mai perdere di vista le radici di provenienza, l’umiltà e la modestia.

“Nel mondo delle corse c’è sempre qualcuno pronto a tirarti una coltellata. Se dovessi tornare a fare qualcosa in pista, lo farei nei trofei nazionali, ma ora ho troppo tempo da recuperare per me e per la mia famiglia”.

Le ultime esperienze sembrano state sofferte. “Se prima di partire per un GP comincia a venirti la paranoia, vuol dire che è arrivato il momento di lasciare. Io ho fatto un sacco di anni belli in giro per il mondo, perché era il mio lavoro, ma non voglio essere fra quelli che si ritrovano una famiglia distrutta. Ho un figlio di 11 anni con cui inizio ora a condividere la mia vita, e una bambina di 5 che fino a poco tempo fa ancora non legava con me, perché mi vedeva troppo poco.” Continua a leggere