TEST INVERNALI: PREVISIONI IN SBK E MOTOGP

MotoGP e Superbike sono scese in pista e hanno mostrato i primi valori di moto e piloti. Nei test invernali non bisognerebbe mai dare valore assoluto ai tempi sul giro, sono troppi i fattori in gioco e il campionato è pronto a smentire ogni certezza costruita d’inverno: il caso più eclatante, Vinales 2017. Però possiamo iniziare a interpretare numeri e posizioni in classifica per disegnare una prima traccia di quel che probabilmente sarà. Tra una settimana le SBK correranno a Phillip Island e oggi è stato il primo giorno di test sulla pista australiana. Novità? Mica tante: Melandri è stato il più veloce, ma lui qui è forte, lo era stato anche all’esordio con la Ducati (podio) lo scorso anno, dopo quasi due anni di stop. Le Kawasaki sono lì e le due cadute di Rea e Sykes le considero “scivolate ordinarie”, tutt’altro che preoccupanti. Tutti gli altri si prendono una valanga di decimi, con l’unica buona conferma della nuova coppia Honda-Camier: il miglioramento c’è stato su tutte le piste battute finora. Vedremo una gara di attesa, per conservare le gomme; a un certo punto si staccheranno Ducati, Kawasaki e, io dico, anche Yamaha. Il campionato però è in mano a Rea, anche stavolta. Continua a leggere

LORENZO ALLO SPECCHIO: NUOVA POSIZIONE IN SELLA

A colpo d’occhio è un altro Lorenzo. L’averlo visto in sella sempre in un certo modo, permette di notare alcune differenze. Ducati è cambiata e a Sepang con Jorge ha stampato un tempone straordinario. Ho analizzato un po’ di foto e pubblico qui le più rappresentative. Immagini simili, ma non uguali, che evidenziano una serie di dettagli che possiamo commentare con la dovuta cautela, essendo tante le variabili in gioco. Da una parte le due Ducati: quella del 2017 (sotto) e quella dei test 2018 (sopra); dall’altra ancora la Ducati 2018, ma a confronto con la Yamaha, con cui Lorenzo ha corso 9 stagioni. Parto dalla posizione della gamba interna alla curva: sulla GP18 sembra quasi completamente appoggiata all’asfalto, dal ginocchio alla punta dello stivale. Una piega pazzesca che sembra affrontare con fluidità e senza sforzo, se confrontata con la guida più contratta dell’altra foto. Sulla GP17 e sulla Yamaha, il ginocchio è più piegato e forse si può parlare di un diverso posizionamento delle nuove pedane: oggi sembrano più in avanti e più basse. Continua a leggere

TEST ESCLUSIVO: LE SUPERBIKE A CONFRONTO

Guidare le moto del mondiale è un sogno e un privilegio. Al di là del piacere personale, anche in telecronaca ti aiuta a capire molte cose in più. Vi faccio un esempio: in MV Agusta, Leon Camier è ritenuto da molti l’uomo chiave. Eppure, salendo su quella moto, una guida così familiare non l’ho riscontrata su nessun’altra Superbike: monti in sella e tutto riesce facile. Che nel mio caso significa percorrere tre giri di ricognizione, iniziare a parlare nel microfono all’interno del casco per un paio di passaggi e rientrare ai box. Moto che non conosci, piste che rivedi dopo un anno, la responsabilità di non buttarla per terra, le condizioni dell’asfalto a volte difficili. E’ il motivo per cui ho chiesto di provarla a Donington, un circuito che a me fa rabbrividire: curvoni da quarta in discesa, punti ciechi, temperature basse e umidità. Ma con quella MV è come essere in un altro posto. E’ l’unica moto che, anche ad aprire il gas decisi, non fa paura. Il suono allo scarico è da MotoGP, ti fa accapponare le pelle, ma evidentemente il motore ha una quindicina di cavalli meno delle concorrenza. La differenza la fa la ciclistica, che è pazzesca. Il lavoro di Andreani sulle sospensioni, insieme a quello del team e alle Pirelli, offre un risultato pazzesco. Torres, che di natura ha una guida tonda ex Moto 2, potrà essere anche più competitivo di Camier che quest’anno correrà con la CBR 1000. A proposito di Honda: l’ho provata ad Assen, altra pista speciale. Riconosci sicuramente il feeling tipico della moto stradale, come se la guidassi da sempre. Di impegnativo c’è il motore, perché in alto diventa aggressivo, ti da un bel calcio in accelerazione, l’anteriore si impenna e mi ricorda un po’ la BMW di Althea, che avevo provato un anno prima al Lausitzring con ettolitri di adrenalina. Continua a leggere

LE BUGIE DI LORENZO E DEL DOVI. MA PERCHE’ ?

Ducati Team’s Spanish rider Jorge Lorenzo (L) and Ducati Team’s Italian rider Andrea Dovizioso (R) compete during the Malaysia MotoGP at the Sepang International Circuit in Sepang on October 29, 2017. / AFP PHOTO / MOHD RASFAN

Dovizioso vuole vincere le gare e il mondiale da solo, è un pilota orgoglioso e non intende chiedere aiuti a nessuno. Lorenzo, dal canto suo, non sembra disposto a dargliene e a Sepang, sul tema “giochi di squadra”, lo si è visto impacciato e fuori luogo con quella dichiarazione: “Se avessi avuto la possibilità di superare Andrea senza rischiare, avrei provato a vincere”. Ma come, il compagno è in lotta per il mondiale e a due gare dalla fine non c’è nessuno di Ducati che dica niente ? Ovviamente sì e c’è una favolosa regia che muove i piloti in base a un copione scritto, tanto che a Jorge non serviva l’indicazione della “mappatura 8” per sapere che avrebbe dovuto rallentare, perché ne era già consapevole prima del via. Guardate i tempi dei due ducatisti: Lorenzo ha fatto la lepre, il Dovi l’ha inseguito, si è avvicinato e, al 16° giro, è passato sul traguardo in testa, rallentando il ritmo due giri dopo di ben 1,3 secondi e percorrendo l’ultimo passaggio addirittura 2 secondi più lento, con un Lorenzo alle calcagna, ma “congelato” in seconda posizione; dal 17° giro lo spagnolo ha realizzato le sue peggiori velocità in fondo al rettilineo, tra i 282 e i 294 km/h, contro gli oltre 300 orari di media ottenuti fino a quel momento (307 la sua top speed senza scia). Continua a leggere

5 GARE PER IL MONDIALE: CONTERA’ PIU’ LA TESTA DELLA MOTO

A Misano é venuto fuori il Marquez dei 5 mondiali, capace di fare la differenza più con la testa che con la moto. Basta vedere le posizioni delle altre Honda per apprezzare il suo talento. Solo contro tutti, Ducati in primis. Perché, a sei gare dalla fine del campionato, una parte del tifo italiano si aspettava che Lorenzo, Petrucci e Pirro potessero dare una mano a Dovizioso già a Misano. Certo, il potenziale Ducati era superiore, lo si è visto con l’arrivo di massa delle “rosse”nelle prime posizioni. Ma il discorso è sempre quello: il motociclismo è uno sport individuale, è forse più giusto parlare di aiuti all’ultima gara, al massimo alla penultima. Dovizioso vogliamo ritenerlo all’altezza di un mondiale e se lo deve prendere con le unghie come sta facendo Marc. D’ora in avanti vedremo se Andrea sarà maturato anche per affrontare l’ultima parte del percorso. La classifica mondiale li vede a pari punti, e siamo a meno cinque dall’ultima tappa: il campionato inizia da qui. Sarà una fase difficilissima e non basta avere una Ducati per vincere; si correrà a Motegi, in casa Honda, e vi saranno due tappe in Spagna tra i tifosi del #93. Continua a leggere

I “MARZIANI” NON ESISTONO (PIU’)


Nello sport contano oramai solo i fenomeni, i pluri campioni e i personaggi, tutti gli altri sono “quelli dietro”, meno interessanti, meno capaci, meno di tutto. Ecco perché la favola che sta raccontando Andrea Dovizioso al motociclismo insieme a Ducati, è un calcio a una cattiva abitudine di osservare le competizioni e una chance al mondo dei “normali”. Ricordo quando ero bambino che sognavo di correre in moto, ma avevo due complessi: quello di essere troppo alto e il fatto di portare gli occhiali da vista. Nel motociclismo di allora i piloti erano fantini che non superavano il metro e settanta, e di campioni con gli occhiali non ne avevo mai visti. Un giorno si presentò nella classe 500 Freddie Spencer, un americano che passava il metro e ottanta e portava le lenti a contatto, vincendo le gare e i mondiali: con lui imparai ad accettare i miei “difetti” e a credere in ciò che volevo realizzare. Nel Dovi intravedo quella normalità che sa di rivincita in questo mondo che, se non vivi sopra alle righe, neanche ti considera. È un gran bell’esempio per i giovani. Continua a leggere

DUCATI COME 10 ANNI FA…

Stavolta però la guida Dovizioso e non Stoner, che vinse il mondiale in quel magico 2007. Combinazione vuole che anche Lorenzo sia settimo in classifica con la metà dei punti rispetto al compagno italiano, esattamente come Capirossi all’epoca rispetto a Casey. Dunque una sola Ducati competitiva? Ho sempre ritenuto lo stile di guida di Andrea piuttosto standard, quello ideale per chi progetta moto da corsa che vuole renderle guidabili un po’ a tutti i piloti. In realtà, soprattutto qui in Austria, la Ducati l’ha guidata con grandi aspettative solo lui e abbiamo scoperto un lato di Andrea che è sempre stato nascosto da un velo trasparente, cioè quell’aggressività agonistica capace di respingere gli attacchi di un maestro del corpo a corpo come Marc Marquez; gli vale la cintura nera dei contro sorpassi. Segno che con questa moto si trova magicamente e già lo sapeva nel 2016, disposto a rinunciare a un pezzo di ingaggio pur di riprovarci quest’anno. Motore e velocità del Desmo continuano ad essere un riferimento e domenica ne aveva anche leggermente più di Honda. L’unica “rossa” tra quelle schierate a non produrre accelerazione era quella di Lorenzo, 7-8 km/h più lenta e penultima nella classifica delle top speed. Continua a leggere

DOVI E ROSSI FAVORITI, E’ IL MONDIALE DI CHI SBAGLIA MENO

Con quattro piloti in 11 punti nella classifica mondiale è presto e difficile identificare il più forte, ma, ad occhio, vincerà chi sbaglierà meno e mostrerà costanza. Negli 8 GP fin qui disputati solo Dovizioso e Rossi sono riusciti a guidare limitando gli errori; per gli altri è un andamento “up and down”, con Vinales e Marquez che, sulla carta, sono anche più temibili degli italiani, ma concretizzano meno. Gli spagnoli corrono col talento e la spregiudicatezza dell’età giovanile, i nostri usano la maturità per leggere le gare e sono in grado di accontentarsi. Perché c’è sempre quel fenomeno della “caduta senza spiegazione” che, un po’ a sorteggio, colpisce anche i migliori. Colpa di chi e di cosa, non si sa, ma è un dato di fatto. La sensibilità di percepire in anticipo che la moto non offre il 100%, è caratteristica comune ai piloti, ma avere il coraggio di fidarsi di sé stessi per non andare oltre il limite suggerito dall’istinto, richiede una bella dose di lucidità e di sicurezza nella propria testa, e può salvare dagli errori. Ecco dunque che l’esperienza conta eccome, tanto che i 38 anni di Valentino sono senza dubbio una risorsa quando l’età non penalizza gli altri valori richiesti per correre a questo livello. Lui è la dimostrazione che nello sport, come nella vita, tutto è possibile. Continua a leggere

LA VITTORIA DI MELANDRI VALE DI PIÙ

La vittoria di Melandri è arrivata al momento giusto, in una delle gare più difficili da gestire. È stata una corsa ad eliminazione, con soli 12 piloti giunti al traguardo e un sacco di cadute dovute a condizioni estreme di asfalto e temperature. Pensavo avesse bisogno ancora di qualche gara per trovare il suo 110%, cioè quell’extra feeling che consente di provare a combattere con le Kawasaki anche quando la superiorità è evidente. Non ci ho creduto fino alla bandiera a scacchi, perché l’impresa era grande e impossibile, con quel Rea alle spalle, a 1 secondo e mezzo che sembrava niente. Invece eccolo qui il #33, a guidare con freddezza e precisione, con la testa di chi è maturo per interpretare al meglio il campionato. Una testa complementare a quella dello sfortunato Davies, costretto sempre a strafare per provare a vincere, con tutti i rischi del caso; Marco sa leggere il limite suo e della situazione che vive, preferisce la concretezza ai jolly, puntando a terminare le gare per accumulare esperienza con una moto mai guidata prima. Continua a leggere

LORENZO-DUCATI PEGGIO DI ROSSI 2011

epa06020949 Spanish MotoGP rider Jorge Lorenzo of Ducati in action during the qualifying session ahead of the Catalonia Motorcycle Grand Prix at the racetrack of Montmelo in Barcelona, Spain, 10 June 2017. The Catalan motorcycle Grand Prix will be held on 11 June 2017. EPA/ALEJANDRO GARCIA

Chi va in Ducati riparte da zero. E’ una moto che sembra infischiarsene dei titoli mondiali che un pilota si è guadagnato in carriera: con lei è tutta un’altra storia, perché é “maschia”, caratteriale, con un motore brutale e la guida forte. O sei come lei, oppure devi provare ad adeguarti, il contrario non esiste. Dovizioso è alla quinta stagione, ma ha iniziato ad andare bene alla terza e ora è in palla più che mai. Jorge Lorenzo, alla settima gara, è ancora in alto mare, inutile negarlo: non guida ancora come vorrebbe, è lui stesso a dirlo. C’è comunque chi riconosce una crescita graduale, altri che invece lo danno per perso, non è la moto per lui: la verità è che, se non vinci, ogni giudizio diventa relativo. Come giudichiamo quindi il debutto del campione maiorchino ? Tecnicamente credo sia uno dei più difficili passaggi in Ducati, almeno per due motivi: il primo riguarda la sua esperienza in MotoGP, dove ha corso dal 2008 al 2016 in sella a quella che viene definita la moto più facile, cioè la Yamaha: ha la ciclistica migliore, un telaio equilibrato e un motore dolce, forse il meno potente della truppa; l’esatto opposto della Ducati. E poi c’è la questione gomme: la complessità della Michelin di certo non favorisce l’armonia di guida, dato che spesso rappresenta la variante incontrollabile del week end di gara. Continua a leggere