“NOI”, ARTIGIANI DELLA QUALITA’

50662_r11_actionLa precisione e l’affidabilità delle moto giapponesi non bastano a renderle invincibili nelle corse e quello di domenica è stato un trionfo tutto italiano. D’altronde “noi” rimaniamo l’ingrediente principale del paddock: le squadre, i tecnici, le tute, i caschi, le gomme, i freni, le moto e tutte le componenti tecniche danno origine a un mondo che porta la firma di massa del made in Italy. Ci va riconosciuto il genio, l’abilità e la competenza, ma soprattutto la capacità di trovare velocemente le soluzioni ai problemi. Ecco, è qui che facciamo la differenza coi giapponesi, perché nelle corse, saper cambiare subito la direzione sbagliata per una migliore, permette di crescere più in fretta. Penso a Dovizioso e alla Ducati, finalmente vincitori su quella Sepang rimodellata per la sicurezza da un tecnico italiano, Jarno Zaffelli, considerato il migliore tra quelli della lista. Penso a Chaz Davies che, con grandissimo talento, ha guidato una Ducati Panigale che oggi si trova al meglio della sua forma. L’ho osservata da vicino, da bordo pista, in ogni metro del circuito del Qatar. Ha sviluppato la sua forza in ingresso di curva, dalla staccata al punto di corda. Ingressi lenti o veloci, da prima o da terza marcia, la sua rapidità è da riferimento per tutti. Il merito è dell’avantreno, da premio Nobel per il motociclismo: la forcella Ohlins è in sintonia perfetta con Pirelli che, rispetto alla Michelin in MotoGP, l’ha doppiata nell’indice di gradimento dei piloti; i freni Brembo e la loro sensibilità permettono a quel fenomeno di Chaz di utilizzare solo il dito indice sulla leva per incantare con le sue staccate, apparentemente sporche, dove la moto si intraversa, ma con una precisione che si ripete ad ogni passaggio senza sgarrare mai di un millimetro rispetto alla traiettoria battuta il giro prima. Continua a leggere

LA COPPA PIU’ GRANDE A DALL’IGNA E AL MOTORE DUCATI

AUSTIN, TEXAS - APRIL 09: Gigi Dall'Igna of Italy and Ducati Team looks on in box during the MotoGp Red Bull U.S. Grand Prix of The Americas - Qualifying at Circuit of The Americas on April 9, 2016 in Austin, Texas.   Getty Images/Getty Images/AFPSenza togliere merito ai piloti, ovviamente, credo che oggi l’accento di questa vittoria vada messo altrove. Nelle corse non vi sono più uomini chiave come lui. Sembra di essere tornati ai tempi in cui Aprilia trionfava con Jan Witteveen, ma penso anche a Massimo Tamburini ed MV Agusta, cioè a quelle persone straordinarie che, in un ruolo o in un altro, erano artefici del successo dell’industria italiana. E non voglio dimenticare neppure Filippo Preziosi, che di anni belli ce ne ha regalati, oltre a un titolo mondiale. Oggi tocca a lui, Gigi Dall’Igna. In Austria, con questa doppietta, ha dato la sensazione che la Desmo16 avrebbe potuto vincere in qualunque condizione, con gomme morbide o dure, con piloti dalle caratteristiche di guida differenti. Essersi lasciato andare con quel bacio alla moto, le lacrime di gioia, l’abbraccio virtuale che ha voluto mandare a tutti i ragazzi di Ducati Corse, hanno reso il freddo ingegnere più umano, più ducatista, più vicino a tutti noi. E’ forse stato il momento più emozionante di tutta la corsa. La coppa più grande oggi va a lui, per il lungo cammino tecnico imboccato dalla parte giusta, per quel motore che fa spavento, per le responsabilità che ogni volta si assume. E se ancora vi resta il dubbio sul valore dell’ingegnere italiano, osservate Aprilia: se n’è andato nel 2014, e da lì è iniziato il tracollo del reparto corse. Poveri Bautista e Bradl che, oltre a dover correre su una moto meno efficace del loro talento, dopo la gara si beccano pubblicamente la tirata d’orecchie dall’ingegner Albesiano e pure dal presidente di Piaggio per quel doppio ride through. Dall’Igna per i suoi piloti ebbe più delicatezza persino in Argentina, quando Iannone stese Dovizioso. Continua a leggere

MELANDRI, L’APPASSIONATO DELLA TENDA ACCANTO

2Parlare di moto con lui è come farlo con l’appassionato che trovi nel paddock, magari con la tenda piantata vicino alla tua. La moto ce l’ha in pancia e le dedica tutta una vita. Non l’ho mai sentito così sereno, positivo, entusiasta. Proverà per la prima volta la Ducati Superbike a Misano nei giorni 22-23-24 agosto, prima con Davies, Giugliano e Pirro, mentre nell’ultima sessione sarà solo col test team. Nel frattempo si allena così: “Ho lasciato una Ducati Panigale R ad Adria – mi racconta Marco – è un po’ la mia palestra, difatti non uso la pista convenzionale, dove si gira abitualmente con le moto, ma il kartodromo. Mi serve per riattivare i muscoli e migliorare controllo e ritmo. Lì dentro si fa fatica. Ho delle sessioni programmate, sia brevi che lunghe. Raggiungo il circuito col mio ultraleggero, mi consentono di atterrare sul rettilineo più lungo. Così in un quarto d’ora sono là. Nei prossimi giorni girerò anche a Castelletto di Branduzzo, quando hai oltre 2oo cv diventa un durissimo allenamento. Carico la moto sul mio furgone e, da solo o con un amico, raggiungo il circuito”. Tu non hai mai guidato una bicilindrica a 4 tempi, com’è questa Ducati Panigale ? “E’ piccola, compatta e per la prima volta anche l’impostazione in sella va bene così, non devo modificare nulla. Sembra fatta per me, che sono basso di statura”. Ho avuto la fortuna di provarle entrambe, la moto stradale e la superbike, e sono molto diverse… “Sono consapevole che la moto da corsa sarà tutta un’altra cosa, ma l’impostazione, il carattere è il medesimo della R”. Il tuo stile di guida è pulito come quello di Giugliano. Pensi di adattarti alla moto meglio di lui ? “Voglio cominciare senza pregiudizi. La versione stradale è favolosa, il motore ricco ai bassi è quello che ho sempre cercato, lo preferisco alla tanta potenza in alto. E poi anche l’anteriore è preciso e gira tondo come piace a me. Il resto sarà questione di messa a punto, dovrò cucirmi addosso la moto in base alle mie caratteristiche”. La Panigale è “senza telaio” come la MotoGP che guidasti nel 2008, non ti fa un po’ paura ? “No. Intanto il motore è diverso, questo è un 2 cilindri, quello era un V4 screamer molto potente, con cui, a parte Stoner, non ci è andato forte nessuno, nemmeno i piloti che sono arrivati dopo. E poi anche l’elettronica è cresciuta tantissimo in questi 8-9 anni”. Cosa pensi di trovare in Ducati che invece è mancato in Aprilia ? “La persona giusta al mio fianco, un uomo di fiducia come l’ingegner dall’Igna”. Continua a leggere

DUCATI NON VINCE: COLPA DI CHI ?

Foto Costanza Benvenuti/LaPresse 18-06-2016 Sport Motociclismo- WorldSBK 2016 MOTUL FIM Superbike World Championship - 08. WSBK Pirelli Riviera di Rimini Round - Misano World Circuit Marco Simoncelli nella foto: Chaz Davies - Ducati Panigale R Photo Costanza Benvenuti/LaPresse 2016 18 June Sport - Motociclismo - World SBK 2016 MOTUL FIM Superbike World Championship - 08. WSBK Pirelli Riviera di Rimini Round - Misano World Circuit Marco Simoncelli  in the Photo: Chaz Davies - Ducati Panigale RI due lunghi mesi di pausa prima di correre gli ultimi 4 round, ci consentono di stilare il primo grande vero bilancio della Superbike 2016. Iniziamo dai piloti, perché la domanda è: Rea ha davvero ucciso il campionato come lo scorso anno ? Oggi comanda la classifica con 368 punti; nel 2015, dopo 9 round, era a quota 407. Con la moto nuova e una stagione di rodaggio alle spalle ci attendevamo un salto con l’asta che invece per il campione non c’è stato, perché quei punti che mancano all’appello sono finiti nelle tasche di Sykes, che ne ha 40 in più rispetto alla stagione passata, dimostrando che la Kawasaki ZX-10 R risponde ancora meglio alle esigenze di una guida stop and go come la sua. Uomo da mondiale è anche Davies, a quota 260 punti. Il distacco è pesante, ma allineato ai 263 punti della scorsa stagione ottenuti fin qui. Il limite è davvero della Ducati Panigale ? A giudicare dai risultati è più facile notare quei tre “zeri” (Donington, Misano e Laguna Seca) in cui sono compresi anche gli errori del pilota, che ha battezzato l’asfalto già in Australia dove è scivolato e poi ripartito guadagnando un sesto posto. Chaz potrebbe terminare ogni gara sul gradino più basso del podio senza strafare, ma per stare davanti è costretto a dare quel qualcosa in più che, se la sua Ducati glielo consente, vince con vantaggio (come le doppiette di Argon e Imola, con la media di oltre 4 secondi sul secondo), altrimenti combatte contro l’equilibrio. Sì, perché la sensazione è che la Panigale sia meno facile della Kawasaki quando il pilota deve recuperare da un errore, ma, ad ogni modo, quest’anno la rossa numero 7 ha già vinto quattro volte, una in più rispetto alla scorsa stagione. Continua a leggere

SBK E MOTO DI SERIE: QUANTO UGUALI ?

Foto LaPresse - Massimo Paolone24/04/2016 Bologna ( Italia)Sport CalcioBologna - GenoaCampionato di Calcio Serie A TIM 2015 2016 - Stadio "Renato Dall'Ara"Nella foto: Leonardo Pavoletti si disperaPhoto LaPresse - Massimo Paolone24 April 2016 Bologna ( Italy)Sport SoccerBologna - GenoaItalian Football Championship League A TIM 2015 2016 - "Renato Dall'Ara" Stadium In the pic: Leonardo Pavoletti dispairsNegli ultimi due anni ho guidato tutte le mille stradali e molte Superbike: 7 giri, in tutti i circuiti europei, per raccontarle con un microfono dentro al casco. Seppur a velocità prudente, un’idea superficiale dell’identikit me la sono fatta di ogni modello, di cui credo rimanga solo il 10% della moto originale; cambia (quasi) tutto da un punto di vista tecnico, l’unico tratto riconoscibile effettivamente è il carattere della guida. Le Supersport 600 sono le più facili. La Kawasaki di Kenan Sofuoglu del Team Puccetti è la cilindrata media più gradevole che abbia mai usato. La definizione giusta per lei è: armonica. Un motore ricco ai bassi regimi, una bella ciclistica morbida e mai scorbutica che regala la progressione graduale ad ogni reazione. Fossero così tutte le stradali ci sarebbe la coda fuori dai negozi. E’ facile, ci puoi fare i tornanti dello Stelvio con una mano sola e hai sempre la sensazione di poter recuperare da un errore. La guida della MV F3 assomiglia di più a quella della Moto2: sospensioni superbe, telaio rigido, rapida e sensibile nei movimenti, ma con un motore meno regolare che canta musica vera, con uno scarico “disumano”. Bisogna saperci fare con la F3, non è per tutti. La Honda ufficiale l’ho provata due anni fa ed era molto vicina alla Kawa come comportamento, ma oggi quella di Jacobsen sembra avere anche un sacco di accelerazione in più. La difficoltà nel sapere andare forte con una 600 standard sta invece nell’interpretazione del motore, perché sotto i 10 mila giri non spinge e l’elettronica della MV di serie rappresenta un caso, perchè ne ha di più del modello da corsa. Continua a leggere

SARA’ UN ALTRO GIUGLIANO

0032_P06_Giugliano_actionComunque andranno le cose in futuro, Davide è cresciuto. Domenica è stato il migliore Giugliano di sempre. A volte non è il gradino più alto del podio a sancire la maturità di un pilota, ma la “bella gara”, dove testa e strategia prendono spazio, specie se, come lui, sei attanagliato dai fantasmi che combatti senza mai cantare vittoria. Prima gli infortuni, il dolore, l’assenza dalle corse e la mancanza di competitività che allontana dalle certezze. Ecco quindi apparire il fantasma della paura, la paura di farsi male, di sbagliare ancora una volta, ma, soprattutto, paura di non essere all’altezza di dove sei. Oggi il trionfo è tutto di Davide, quello morale e umano, anche se lo sport ha assegnato la corsa a un signor pilota e bravo ragazzo di nome Hayden. La Ducati numero 34 partiva dalla terza fila, col nono tempo e un macigno da digerire: quella gara del sabato avara di gloria, un sesto posto a 20 secondi dal primo. Quando la pioggia sembrava aver rovinato la festa, ecco il regalo più bello concesso al pilota romano e alla Panigale. Ci ha messo poco a venire su, sorpassando a destra e a sinistra con la sua solita guida composta, pulita, disegnando linee tonde e senza mai dare il senso di essere oltre confine. Gli ha stangati tutti, con la velocità che gli manca sull’asciutto. Poi quell’attimo di timidezza trovandosi Chaz Davies davanti. Lo rallentava sulle curve più ampie, ma non ci provava, anche perché guidava con freddezza e decisione il biondo inglese. E per qualche giro si è avuta l’impressione che Davide si fosse arenato lì dietro, per paura di sbagliare, di strafare, di toccare il suo compagno di squadra che, oggi più che mai, può puntare al titolo mondiale. Continua a leggere

DUCATI, UN ALTRO DISASTRO. PER FORTUNA C’E’ PETRUCCI

Foto IPP/Marco Guidetti Le Mans 07/05/2016 Motociclismo Motomondiale Gran Premio di Francia - Qualifiche - Classe MotoGP nella foto Danilo Petrucci Italy Photo Press - World Copyright“Siamo tutti partiti con le stesse mescole, eccetto Marquez che aveva un’anteriore più dura. Non ci sono scuse, chi è caduto è perché ha sbagliato e non ha ancora capito come usare la gomma”. E’ partita da qui la nostra analisi sul gran premio con Danilo Petrucci. Dopo cinque gare disputate, non può essere soltanto colpa della Michelin se un pilota finisce a terra. Gli intertempi parlano chiaro: nei primi due settori della pista, nel giro che è scivolato Iannone (il 7°, ndr), aveva segnato i suoi migliori intertempi di gara, guadagnando quasi 4 decimi a Lorenzo, che non andava certo a spasso. Idem per Dovizioso e Marquez, il crono dice che stavano tirando. “Lorenzo ha fatto il record della pista con le Michelin, battendo Bridgestone”, puntualizza Petrucci. Come dire: le gomme non sono così malaccio. Iannone sostiene di essere andato più piano del giro precedente e di non sapersi spiegare il motivo della caduta. Se un pilota non riesce a percepire le sensazioni di quello che sta facendo sulla moto, c’è qualcosa che non va. Poi è anche vero che: “Con le Michelin devi stare attento e guidare di fino: basta un bar in più di pressione sulla leva del freno e sei per terra.” Quindi bravo Lorenzo. “Attualmente è il più forte in pista. Quando ti passa, sembra appoggiato su quattro ruote talmente è elevata la sua stabilità. Ha lo stile giusto per le Michelin: frena a moto dritta e poi la lascia correre in curva”. L’anno prossimo è in Ducati. “La moto è pronta per vincere il mondiale, non ha niente in meno rispetto a Honda e Yamaha, forse col Dovi già quest’anno poteva puntare più in alto, ma è stato sfortunato”. Sfortunato e basta, o si tratta anche di pressione? L’anno prossimo ne rimarrà soltanto uno…”In questo momento corrono entrambi sotto pressione, anche se loro dicono di no”. Continua a leggere

NEL 2017 DUCATI POTRA’ VINCERE MOTOGP E SBK !

1138_R05_Davies_actionLa sensazione è questa: sarà più forte che mai, l’anno che potenzialmente potrebbe regalarle due mondiali. Perché il vento è cambiato e sta guadagnando forza, credibilità, autorevolezza, dopo che, per moltissimo tempo, Ducati è stata costretta a incassare solo sconfitte e critiche soprattutto sul piano progettuale della moto. Vale sia per la Superbike che per la MotoGP. Bravi gli ingegneri Dall’Igna e Marinelli che in questo lasso di tempo hanno lavorato senza fare rumore, accettando con consapevolezza i risultati, ma senza arrendersi mai. E anche oggi che ogni successo in pista è una realtà e non una botta di fortuna, il team rimane composto, freddo, guardando avanti senza scomporsi. A Imola, che è una delle piste più tecniche del mondiale, la Panigale ha stravinto. Lo ha fatto solo con un pilota, Chaz Davies, questo è vero. In prova ha rifilato 7 decimi alla prima “non Ducati”. Un abisso, un’umiliazione per le Kawasaki. E così è andata anche in gara, su una pista dove Rea ha vinto le ultime due edizione, ma pure con la Honda era riuscito a dominare, perché qui conta più la guida e la ciclistica. Stavolta il campione del mondo si è preso dei rischi per giungere poi a una manciata di secondi dalla bicilindrica. Il campionato sta prendendo tutta un’altra piega, e il colpo alla “rossa” potrebbe già riuscire quest’anno, anche se oggi la responsabilità è solo sul groppone di Chaz. Davide Giugliano non riesce a rompere lo schema. Non sbaglia più come una volta, ma non fa la differenza. Continua a leggere

ROSSI PERFETTO, LORENZO SARA’ IL NUMERO 2

Italian MotoGP rider Valentino Rossi, of Movistar Yamaha, celebrates on the podium next to teammate, Spanish Jorge Lorenzo (L, second), after winning the Spanish Motorcycling Grand Prix held in Jerez Circuit, southern Spain, on 24 April 2016. EFE/Jose Manuel VidalUna gara perfetta per il 46. Alla Lorenzo, più che alla Valentino, che a 37 anni ha guidato come a 25, ma col vantaggio di una esperienza che gli addolcisce la fatica. I tempi sono lì da vedere, con una partenza che non ricordo così vivace nemmeno ai tempi d’oro. Oggi in MotoGP se perdi un secondo e mezzo al via, te lo porti dietro fino alla fine, talmente è preciso il cronologico di gara. Quei cinque giri in successione ne sono l’esempio: Rossi ha ricamato le stesse linee, frenato al medesimo centimetro dalla curva e aperto il gas in corrispondenza dello stesso grano di asfalto. 1’40”2, bam, bam, per cinque volte, cambiavano solo i centesimi. Non era su un altro pianeta, aveva solo fatto tutto in modo perfetto. Girava 2 decimi, 2 decimi e mezzo più forte del compagno a ogni passaggio, come un martelletto da orologio da polso. E la crisi è arrivata anche per lui, appena due giri dopo Jorge, quando i tempi si sono alzati in 41”, a circa sette giri dalla fine. Con le Michelin è cambiata la strategia di gara, vengono in mente gli anni delle 500, in cui si doveva amministrare il finale per non restare senza gomma. Con le Bridgestone si faceva il giro veloce di gara anche sotto alla bandiera a scacchi, oggi si perde la media di 1 secondo e mezzo tra l’inizio e la fine.
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PERFETTO REA, DAVIES L’EROE

_dr_7413_fullSono i due piloti migliori del momento, i supereroi della SBK. Stili di guida contrari e moto tecnicamente opposte, ma se la sono giocata fino all’ultimo con testa, coraggio e talento. Fra i due litiganti ha però vinto l’allungo migliore del 4 cilindri Kawa a 2 giri dalla fine. E’ stato lì che Rea si è guadagnato la corsa: un sorpasso di potenza in fondo a un rettilineo lungo 900 metri, una manovra che a Ducati riusciva impossibile, anche se nel tuffo dentro al curvone dopo i box era una Formula Uno. Chaz era “bello” da vedere anche sul dritto, schiacciato e compresso in carena per guadagnare anche solo un briciolo di velocità, si violentava come guidando una 125. Riusciva a tenere la scia della verdona, ma appena metteva fuori il muso, lo slancio moriva sul nascere. In quelle condizioni puoi solo provare in curva. In gara 1 ha superato Rea giù dallo scollino, finendo un pelo largo. In gara 2 sapeva che avrebbe dovuto cambiare strategia, ma se l’aspettava pure Rea, che ha quindi affondato la staccata aspettandosi l’attacco di Chaz che puntualmente è arrivato, finendo male, con una scivolata. A un giro e mezzo dalla fine ha fatto bene a provarci, consapevole che in quelle manovre al limite “o la và o la spacca”. Ha spaccato, pazienza, ma per vincere non c’era alternativa e avrebbe dovuto guadagnare quanti più metri possibili in quel giro su Rea per evitare di essere battuto sull’ultimo rettilineo. Continua a leggere