LA COPPA PIU’ GRANDE A DALL’IGNA E AL MOTORE DUCATI

AUSTIN, TEXAS - APRIL 09: Gigi Dall'Igna of Italy and Ducati Team looks on in box during the MotoGp Red Bull U.S. Grand Prix of The Americas - Qualifying at Circuit of The Americas on April 9, 2016 in Austin, Texas.   Getty Images/Getty Images/AFPSenza togliere merito ai piloti, ovviamente, credo che oggi l’accento di questa vittoria vada messo altrove. Nelle corse non vi sono più uomini chiave come lui. Sembra di essere tornati ai tempi in cui Aprilia trionfava con Jan Witteveen, ma penso anche a Massimo Tamburini ed MV Agusta, cioè a quelle persone straordinarie che, in un ruolo o in un altro, erano artefici del successo dell’industria italiana. E non voglio dimenticare neppure Filippo Preziosi, che di anni belli ce ne ha regalati, oltre a un titolo mondiale. Oggi tocca a lui, Gigi Dall’Igna. In Austria, con questa doppietta, ha dato la sensazione che la Desmo16 avrebbe potuto vincere in qualunque condizione, con gomme morbide o dure, con piloti dalle caratteristiche di guida differenti. Essersi lasciato andare con quel bacio alla moto, le lacrime di gioia, l’abbraccio virtuale che ha voluto mandare a tutti i ragazzi di Ducati Corse, hanno reso il freddo ingegnere più umano, più ducatista, più vicino a tutti noi. E’ forse stato il momento più emozionante di tutta la corsa. La coppa più grande oggi va a lui, per il lungo cammino tecnico imboccato dalla parte giusta, per quel motore che fa spavento, per le responsabilità che ogni volta si assume. E se ancora vi resta il dubbio sul valore dell’ingegnere italiano, osservate Aprilia: se n’è andato nel 2014, e da lì è iniziato il tracollo del reparto corse. Poveri Bautista e Bradl che, oltre a dover correre su una moto meno efficace del loro talento, dopo la gara si beccano pubblicamente la tirata d’orecchie dall’ingegner Albesiano e pure dal presidente di Piaggio per quel doppio ride through. Dall’Igna per i suoi piloti ebbe più delicatezza persino in Argentina, quando Iannone stese Dovizioso. Continua a leggere