I SORPASSI DI MARQUEZ SONO DA ANTOLOGIA

E’ talmente vorace di primi posti, che quel modo burrascoso di gettarsi nella mischia lo rendono unico e inimitabile. Il suo modo di guidare passerà alla storia, è l’elevazione alla massima potenza del mitico Kevin Schwantz degli anni ’90: spettacolare sì, vincente “ni”, ma non aveva certo la moto migliore e poi con la 500 era un’altra storia. Marc, invece, ha il profilo del pilota ideale, giocoliere in pista, ma anche un numero uno. E’ il pilota perfetto e se non fosse finito al centro della polemica in quel diabolico 2015, sarebbe forse il più amato della MotoGP, avrebbe potuto persino battere la fenomenicità di Rossi. Come si può non apprezzare la propensione al rischio che mette in evidenza a ogni manovra e il grande equilibrio che lo salavano dagli azzardi ? Roba da fargli un monumento, uno così nel motociclismo non esiste, non c’è mai stato, perché quelle cose non le fai imparando dagli altri o per imitazione; quelle follie le fai perché ce le hai dentro, sono di tua proprietà e basta. E ancora oggi ci sono gare, come questa, in cui riesce a sorprendere. Continua a leggere

REA E’ PIU’ FORTE DI TANTI “FENOMENI” IN MOTOGP

Jonathan Rea non è percepito come quel fenomeno che è. Meritava una carriera in MotoGP, ma ho la sensazione che un titolo mondiale in Superbike valga meno di uno in Moto2. Certo, molti nomi passati al Motomondiale sono stati storicamente un flop, ma è vero anche il contrario e ad ogni modo i campioni sono tutti diversi. Chi pensa che oggi gareggi contro nessuno, guidando la moto migliore, va smentito: corre con una Kawasaki soffocata dal regolamento, che ha perso accelerazione e velocità di punta. E poi parlano i numeri: tre titoli mondiali in tre anni e 43 vittorie totali, America inclusa. Se depenniamo Rea da tutte le classifiche, alla “verdona” restano solo 12 vittorie di Sykes nelle ultime tre stagioni e un titolo iridato virtuale nel 2016 conquistato per 2 punti davanti a Davies, che invece passerebbe primo nel mondiale con la Ducati del 2015 e 2017. Ho il rammarico di non averlo visto battersi contro Lorenzo, Rossi, Marquez, quando le premesse c’erano già tempo fa. A 21 anni, nel 2008, al termine di una stagione in Supersport debuttò con la Honda Superbike, conquistando la prima fila. La sua escalation con la CBR la conosciamo, tanto che nel 2012 sembrava prepararsi al passaggio in MotoGP. Continua a leggere

ZARCO GUIDA COME MARQUEZ: HONDA E’ LA SUA MOTO

Lo scorso anno, al debutto, ha segnato tre podi e due pole, suscitando parecchia sorpresa nel paddock della MotoGP. Johann Zarco è un pilota del vecchio motociclismo che piace ai puristi: non fa clamore, parla poco e guida forte, con una straordinaria dedizione al lavoro. Pare stia preparando il 2019 in sella alla Honda ufficiale, in tandem con Marquez. In realtà, quella voce, mi risulta confermata, nonostante KTM gli abbia offerto quel milione di euro in più che fa gola a chi non guadagna le cifre dei big. Zarco è uomo d’altri tempi e quel che conta, per lui, non sono i soldi, non lo sono mai stati, ma è la competitività. Iniziai a seguirlo nel 2009, al debutto in 125. Di lui ricordo un’alternanza di errori e velocità; non era un esordio alla Rossi, Lorenzo o Marquez. Il terzo anno in 125 lo concluse da vicecampione dietro a Terol. Si pensava fosse un buon pilota, ma non esclusivo. Poi vennero i 5 anni in Moto2, dove vinse le ultime due stagioni: nel 2015 davanti a Rins e l’anno dopo contro Luthi. In uno sport dove tutti hanno fretta di bruciare le tappe, Zarco ha preso tempo, dedicandolo alla gavetta, per costruirsi, migliorarsi, completarsi. Bravo chi, insieme a lui, ha saputo gestire i tempi di maturazione del pilota francese. Continua a leggere