LA HONDA “TRUCCATA” COME IL DADO DI MARQUEZ

Cade e poi la riprende: é impressionante vedere come si salva dalla scivolata Marc Marquez. Il dado gigante utilizzato per festeggiare il mondiale è realizzato perché, lanciandolo in aria e poggiando a terra, mostri sempre la faccia del numero 6, cioè il numero dei titoli vinti. E’ un dado “truccato” nel posizionamento dei pesi che offre la stessa magia che ha lo spagnolo nel cadere… senza cadere. Lo fa così spesso che non è più possibile parlare solo di fortuna, occorrono per forza altre componenti che probabilmente sono in dote a moto e pilota. La guida della RC213V è diversa da tutte: quando Marquez e Pedrosa puntano il gas in uscita di curva, controbilanciano col corpo verso l’interno e contemporaneamente la Honda si mette dritta. E’ la MotoGP più veloce a rialzarsi, torna su come una molla; questo è il suo punto di forza. Penso sia dovuto a un insieme di cose: la geometria del telaio, il posizionamento del motore, insieme all’angolo del tiro catena e alla distribuzione delle masse. Marquez è poi così creativo da non lasciare nulla al caso e da quella propensione a cadere avrà trovato l’opportunità di riconoscere l’equilibrio quando la moto sembra persa. Continua a leggere

5 GARE PER IL MONDIALE: CONTERA’ PIU’ LA TESTA DELLA MOTO

A Misano é venuto fuori il Marquez dei 5 mondiali, capace di fare la differenza più con la testa che con la moto. Basta vedere le posizioni delle altre Honda per apprezzare il suo talento. Solo contro tutti, Ducati in primis. Perché, a sei gare dalla fine del campionato, una parte del tifo italiano si aspettava che Lorenzo, Petrucci e Pirro potessero dare una mano a Dovizioso già a Misano. Certo, il potenziale Ducati era superiore, lo si è visto con l’arrivo di massa delle “rosse”nelle prime posizioni. Ma il discorso è sempre quello: il motociclismo è uno sport individuale, è forse più giusto parlare di aiuti all’ultima gara, al massimo alla penultima. Dovizioso vogliamo ritenerlo all’altezza di un mondiale e se lo deve prendere con le unghie come sta facendo Marc. D’ora in avanti vedremo se Andrea sarà maturato anche per affrontare l’ultima parte del percorso. La classifica mondiale li vede a pari punti, e siamo a meno cinque dall’ultima tappa: il campionato inizia da qui. Sarà una fase difficilissima e non basta avere una Ducati per vincere; si correrà a Motegi, in casa Honda, e vi saranno due tappe in Spagna tra i tifosi del #93. Continua a leggere

DUCATI COME 10 ANNI FA…

Stavolta però la guida Dovizioso e non Stoner, che vinse il mondiale in quel magico 2007. Combinazione vuole che anche Lorenzo sia settimo in classifica con la metà dei punti rispetto al compagno italiano, esattamente come Capirossi all’epoca rispetto a Casey. Dunque una sola Ducati competitiva? Ho sempre ritenuto lo stile di guida di Andrea piuttosto standard, quello ideale per chi progetta moto da corsa che vuole renderle guidabili un po’ a tutti i piloti. In realtà, soprattutto qui in Austria, la Ducati l’ha guidata con grandi aspettative solo lui e abbiamo scoperto un lato di Andrea che è sempre stato nascosto da un velo trasparente, cioè quell’aggressività agonistica capace di respingere gli attacchi di un maestro del corpo a corpo come Marc Marquez; gli vale la cintura nera dei contro sorpassi. Segno che con questa moto si trova magicamente e già lo sapeva nel 2016, disposto a rinunciare a un pezzo di ingaggio pur di riprovarci quest’anno. Motore e velocità del Desmo continuano ad essere un riferimento e domenica ne aveva anche leggermente più di Honda. L’unica “rossa” tra quelle schierate a non produrre accelerazione era quella di Lorenzo, 7-8 km/h più lenta e penultima nella classifica delle top speed. Continua a leggere

NEL BOX HONDA ERA TUTTO CALCOLATO

Foto IPP/Marco Guidetti Brno 05/08/2017
Motomondiale Motociclismo
Gran Premio della Repubblica Ceca qualifiche MotoGP
nella foto : Marc Marquez (Honda hrc)
Italy Photo Press – World Copyright

La penso come Valentino Rossi che, su Marquez, ipotizza “abbia rallentato apposta” per rientrare ai box senza farsi seguire dai big. E’ vero, aveva una gomma più morbida degli altri, ma fatico a credere che potesse essere in crisi dopo un giro e un pezzo… Il cronometro è chiaro: insieme a Lorenzo, il #93 è stato il più veloce con partenza da fermo, ma anche uno dei più rapidi nel primo settore di quel secondo passaggio in cui ha deciso di rientrare ai box; in fondo al rettilineo ha toccato una velocità di punta di 20 km/h superiore al suo compagno e una decina più della Yamaha 46, come dire: trazione in uscita di curva e grip in frenata l’aveva eccome, fa quindi effetto notare il tracollo da un settore a quello successivo, cioè tra T1 e T2… E proprio da lì, ai consecutivi sorpassi subìti, Marc non ha mai risposto, ma, al contrario, ha progressivamente rallentato di qualche decimo e appena è stato passato anche da Vinales, cioè l’ultimo dei tre piloti pericolosi per la classifica mondiale col Dovi e Rossi già davanti a lui, è rientrato ai box. Pura combinazione ? Penso che Marquez sia una faina, ma anche un po’ bugiardello quando parla di “difficoltà a guidare la sua Honda” lasciando quindi spazio alla casualità e non alla strategia. Chapeau a lui e al team che si fanno trovare sempre preparati in queste condizioni. Continua a leggere

UNA VITTORIA CHE RICOMPENSA VENT’ANNI DI SACRIFICI

British rider Cal Crutchlow of LCR Honda competes during the MotoGP competition of Grand Prix of Czech Republic at Masaryk Circuit on August 21, 2016 in Brno, Czech Republic. / AFP PHOTO / Michal CizekIl successo di Crutchlow mi ha fatto gioire più per Lucio Cecchinello che per il pilota stesso, che ha ovviamente i sacro santi meriti di chi firma l’opera. La considero una “vittoria tecnica”, dove le scelte di squadra hanno fatto la differenza più del pilota, che non si è mai distinto per efficacia e costanza, ma, piuttosto, per la difficoltà a riconoscere i limiti suoi e della moto. Ecco perché dico che il piccolo team LCR è un signor team capace di fare la differenza per competenza, genialità e passione, perché in quanto a budget è una formichina a confronto degli squadroni ufficiali. Lucio è sempre stato grande per me, che lo seguo dai tempi in cui si giocava il titolo della Sport Production con Max Biaggi. Il suo team se l’è costruito esattamente vent’anni fa, quando ancora era pilota. Ha smesso di correre nel 2003, proprio l’anno in cui firmò il record più longevo del motociclismo sulla pista di Brno, che rimarrà nella storia delle 125: 2’07’836, praticamente il tempo della pole di Binder realizzata sabato in Moto3. Brno è destinata a rimanere magica per Cecchinello e gliel’ho chiesto anche stavolta: come diavolo hai fatto a fare quel tempone 13 anni fa ? “Era tutto perfetto, ciclistica, carburazione, pilota… avevo un paio di punti in cui riuscivo a fare la differenza – mi dice Lucio – come all’ultima curva che, con un cambio perfetto, potevo infilare il rettilineo fortissimo. Già all’epoca la mia Aprilia aveva 53,5 cv”. Da pilota hai quindi aiutato anche Cal ? ”Ma no, ho corso tanti anni fa, per di più la 125 è molto diversa dalla MotoGP. Diciamo che lo aiuto coi trucchi del mestiere. Prima del via gli ho detto di percorrere la prima curva all’esterno, perché tutti i piloti vogliono guadagnare la corda e si crea traffico. Se passi invece largo hai più percorrenza e il cambio di direzione ce l’hai a favore. Poi c’è il discorso gomme, dove ho appoggiato in pieno la scelta delle mescole dure; ho passato 40 minuti della domenica mattina a monitorare sui siti internet la situazione meteo e sapevo che non avrebbe piovuto. E’ stata la scelta vincente”. Avete festeggiato la vittoria coi fuochi d’artificio ? “E’ stata una festa moderata e veloce. I meccanici sono stati ai box fino alle 22 per preparare le moto per i test di lunedì e poi a mezzanotte avevamo in programma un video da realizzare per uno sponsor”. Nulla di strano per un team privato che deve ottimizzare sforzi e risorse, l’LCR è come il Duomo di Milano, un cantiere sempre aperto, dove la tregua non esiste ed è proprio Lucio a scandire i tempi del ritmo: riesce contemporaneamente a scrivere le mail, parlare al telefono in conference call e organizzare il lavoro del team. Sveglio e veloce, come quando correva. Le case ufficiali dovrebbero usarlo come consulente amministrativo. Continua a leggere

MARQUEZ NON ERA IL PIU’ VELOCE. ROSSI ? SAREBBE FINITO SUL PODIO SE…

17.07.2016, Sachsenring, Oberlungwitz, GER, MotoGP, Grand Prix von Deutschland, im Bild Marc Marquez during the MotoGP Grand Prix of Germany at the Sachsenring in Oberlungwitz, Germany on 2016/07/17. EXPA Pictures © 2016, PhotoCredit: EXPA/ Eibner-Pressefoto/ Stiefel *****ATTENTION - OUT of GER*****Chi corre nell’endurance lo sa: le strategie si elaborano anche durante la corsa, perché 24 ore sono infinite e tutto può cambiare rispetto ai piani. La comunicazione ? Il pilota lo fa con la mano sinistra, gesticolando rapidamente, mentre dai box usano le tabelle dei tempi riportando informazioni concordate prima del via, anche se, in casi estremi, si improvvisa e si spera nell’intuito di chi è al manubrio. L’intesa pilota-team deve essere perfetta. Perdonatemi se prima spendo due righe per un aneddoto personale, che ho considerato un’esperienza capace di aprirmi la mente durante la prima gara di mondiale endurance e che vorrei vi fosse utile per comprendere ciò che abbiamo visto domenica. Un po’ di anni fa, a fianco al mio box, c’era il blasonato Team Bolliger Kawasaki coi piloti che prendevano 2-3 secondi al giro da noi, tanto da far dubitare sul livello della squadra svizzera. Loro però fecero podio (e tracciarono la storia nelle gare di durata) e noi no. Il motivo ? Avevano una formidabile strategia nei pit stop, un gran bel metodo di lavoro e la perfetta sintonia nel box. Nulla era lasciato al caso, anche l’attrezzatura per gli interventi sulla moto era organizzata per consentire ai meccanici manovre più rapide: cacciaviti, chiavi inglesi, brugole, tutte disposte ordinatamente in base alla sequenza di utilizzo. Ecco, questo in sintesi è ciò che ha fatto domenica il team Honda insieme a Marquez. Più che di una botta di fortuna, parlerei di una botta di perfezione, persino nel cambio moto ai box: Marc passa come un gatto da una sella all’altra, agile più di ogni pilota; una manovra studiata, provata e collaudata. Anche quell’uscita spettacolare nel ghiaione, è stato addirittura bello vedere la tecnica con cui ha girato la moto, controllando magistralmente la sua Honda con un equilibrio che Marquez esibisce spesso in condizioni limite. Continua a leggere

SBK E MOTO DI SERIE: QUANTO UGUALI ?

Foto LaPresse - Massimo Paolone24/04/2016 Bologna ( Italia)Sport CalcioBologna - GenoaCampionato di Calcio Serie A TIM 2015 2016 - Stadio "Renato Dall'Ara"Nella foto: Leonardo Pavoletti si disperaPhoto LaPresse - Massimo Paolone24 April 2016 Bologna ( Italy)Sport SoccerBologna - GenoaItalian Football Championship League A TIM 2015 2016 - "Renato Dall'Ara" Stadium In the pic: Leonardo Pavoletti dispairsNegli ultimi due anni ho guidato tutte le mille stradali e molte Superbike: 7 giri, in tutti i circuiti europei, per raccontarle con un microfono dentro al casco. Seppur a velocità prudente, un’idea superficiale dell’identikit me la sono fatta di ogni modello, di cui credo rimanga solo il 10% della moto originale; cambia (quasi) tutto da un punto di vista tecnico, l’unico tratto riconoscibile effettivamente è il carattere della guida. Le Supersport 600 sono le più facili. La Kawasaki di Kenan Sofuoglu del Team Puccetti è la cilindrata media più gradevole che abbia mai usato. La definizione giusta per lei è: armonica. Un motore ricco ai bassi regimi, una bella ciclistica morbida e mai scorbutica che regala la progressione graduale ad ogni reazione. Fossero così tutte le stradali ci sarebbe la coda fuori dai negozi. E’ facile, ci puoi fare i tornanti dello Stelvio con una mano sola e hai sempre la sensazione di poter recuperare da un errore. La guida della MV F3 assomiglia di più a quella della Moto2: sospensioni superbe, telaio rigido, rapida e sensibile nei movimenti, ma con un motore meno regolare che canta musica vera, con uno scarico “disumano”. Bisogna saperci fare con la F3, non è per tutti. La Honda ufficiale l’ho provata due anni fa ed era molto vicina alla Kawa come comportamento, ma oggi quella di Jacobsen sembra avere anche un sacco di accelerazione in più. La difficoltà nel sapere andare forte con una 600 standard sta invece nell’interpretazione del motore, perché sotto i 10 mila giri non spinge e l’elettronica della MV di serie rappresenta un caso, perchè ne ha di più del modello da corsa. Continua a leggere

MUGELLO “A VITA PERSA”

Moto GP Spanish rider Jorge Lorenzo steers his Yamaha (R) to cross the finish line ahead of Spain's Marc Marquez on his Honda during the Moto Grand Prix at the racetrack in Mugello on May 22, 2016.  / AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACEQuel sorpasso di Lorenzo alla Biondetti è da incorniciare. Un sorpasso a vita persa, in una “esse” veloce, da quarta, dove la traiettoria da percorrere è una sola. Se non l’avesse compiuto, forse Marquez sarebbe fuggito un altro po’. La Honda, così puntata sull’anteriore, si guidava meglio nelle varianti, metteva in luce grande maneggevolezza e velocità nei cambi. In quell’ultimo giro, tra la Materssi e la Casanova Savelli, Marc aveva addirittura guadagnato una ventina di metri su Jorge. Si stendeva a lenzuolo in ingresso, e si rialzava per il cambio con la velocità di una molla. Poi, nelle curve più lunghe come le due dell’Arrabbiata, la Yamaha si rifaceva sotto. Aveva più percorrenza e trazione. Ed è così che, all’uscita del Correntaio, quella lunga a destra, Lorenzo è riuscito ad affiancare e a superare Marquez prima della variantona. Ed è sempre per lo stesso motivo che dall’ultima curva, la Bucine, ha aperto prima il gas, ricucendo quella decina di metri di ritardo e vincendo in volata sul lungo rettilineo. Fra i due, Jorge era quello più penalizzato dall’ingresso furibondo, dovendo montare sul cordolo interno per non toccare il suo avversario nel tentativo di superarlo. Non sembrerebbe quindi un problema di potenza e velocità quello accusato dalla Honda, ma di capacità di scaricare a terra la potenza in uscita di curva. Continua a leggere

SE L’IMMAGINE DEL PILOTA CROLLA…

foto IPP/guidetti Marco  Valencia 07-11-2015  Motociclismo Motomondiale  gran premio GP della comunita' valenciana classe motoGP - qualifiche  nella foto : Marc marquez (Honda)Con Eicma e le sue novità ad accendere il 2016, sorge il dubbio che la “brutta” MotoGP appena conclusa possa avere cattive influenze sul mercato, ma sarà davvero così ? Il web offre i primi segnali, Marquez e Honda fra le critiche di chi giura che non comprerà prodotti con i marchi riconducibili al pilota spagnolo, ma intanto è Lorenzo il primo a perdere lo sponsor Sector. Quanto la MotoGP influisca nelle vendite e cosa accade se l’immagine di un pilota o di una casa crolla, ce lo spiegano alcuni rappresentanti del mondo delle due ruote. Con pareri contrastanti.

Carlo Fiorani (Responsabile Racing), Honda Europa: “Le corse non fanno vendere di più o per lo meno non in modo significativo. Le corse danno sicuramente  un’immagine sportiva all’azienda  a cui deve poi corrispondere un prodotto commerciale che conquisti il cliente in termini di prezzo, look, affidabilità, prestazioni, assistenza e tenuta dell’usato nel mercato. Ad esempio, se andiamo a vedere gli anni migliori nelle vendite Ferrari non corrispondono agli anni vittoriosi in F1. Al contrario ad alcune Case motociclistiche, la vittoria non ha portato grandi benefici perchè il prodotto non era all’altezza delle aspettative del mercato. E’ vero invece che per alcune aziende le corse sono assolutamente  necessarie per mantenere il mercato poichè fanno parte  del loro DNA, Honda è una di queste e siamo l’unica azienda al mondo  che partecipa a tutti i campionati più importanti, dalla F1 alla MotoGP, dal Trial alla WSBK passando per tutti i livelli e le classi, sia nelle quattro che nelle due ruote. Continua a leggere

STONER-HONDA “FUORI CONTROLLO”

piegaQuando la gara va male, i piloti non vedono l’ora di tornare in pista e riprovare. Soprattutto quando uno è certo dei proprio mezzi, sicuro che avrebbe potuto fare bene. Casey Stoner era in testa alla 8 ore di Suzuka prima di finire a terra. Si era messo dietro fior di piloti del Motomondiale. Nelle prove aveva sfiorato il miglior tempo, con una superbike che aveva solo guidato nei test; nel turno della notte, fuori dalle sue abitudini, era stato addirittura il più veloce, e al suo compagno Takahashi, che con quella moto aveva giá vinto in passato, aveva rifilato più di un secondo. Il talento e la velocità dell’australiano sono rimasti intatti, la motivazione era forse addirittura superiore a quella degli ultimi tempi in Motogp. E l’aspettativa era alta, molto alta. Forse per questa ragione, dopo la caduta, Casey non ha voluto attendere un minuto di più per discolparsi dall’incidente scrivendo un tweet che indicava un problema meccanico riscontrato sulla sua moto. Continua a leggere