NEL 2017 DUCATI POTRA’ VINCERE MOTOGP E SBK !

1138_R05_Davies_actionLa sensazione è questa: sarà più forte che mai, l’anno che potenzialmente potrebbe regalarle due mondiali. Perché il vento è cambiato e sta guadagnando forza, credibilità, autorevolezza, dopo che, per moltissimo tempo, Ducati è stata costretta a incassare solo sconfitte e critiche soprattutto sul piano progettuale della moto. Vale sia per la Superbike che per la MotoGP. Bravi gli ingegneri Dall’Igna e Marinelli che in questo lasso di tempo hanno lavorato senza fare rumore, accettando con consapevolezza i risultati, ma senza arrendersi mai. E anche oggi che ogni successo in pista è una realtà e non una botta di fortuna, il team rimane composto, freddo, guardando avanti senza scomporsi. A Imola, che è una delle piste più tecniche del mondiale, la Panigale ha stravinto. Lo ha fatto solo con un pilota, Chaz Davies, questo è vero. In prova ha rifilato 7 decimi alla prima “non Ducati”. Un abisso, un’umiliazione per le Kawasaki. E così è andata anche in gara, su una pista dove Rea ha vinto le ultime due edizione, ma pure con la Honda era riuscito a dominare, perché qui conta più la guida e la ciclistica. Stavolta il campione del mondo si è preso dei rischi per giungere poi a una manciata di secondi dalla bicilindrica. Il campionato sta prendendo tutta un’altra piega, e il colpo alla “rossa” potrebbe già riuscire quest’anno, anche se oggi la responsabilità è solo sul groppone di Chaz. Davide Giugliano non riesce a rompere lo schema. Non sbaglia più come una volta, ma non fa la differenza. Continua a leggere

GIUGLIANO, CHE GRANDE!

campionato mondiale superbike SBK 2015 gran premio gp d' italiaA volte non serve vincere per compiere un’impresa e non vorrei che il miracolo compiuto da Davide Giugliano a Imola passasse via veloce coi festeggiamenti del terzo posto, all’ombra di un supersonico Rea, dominatore di entrambe le manches. Era dal mese di febbraio che il pilota romano non metteva il sedere sulla Panigale, l’infortunio alle due vertebre lombari rimediato in Australia è sicuramente stato un importante campanello d’allarme per un ragazzo come lui, che ha sempre guidato più col cuore che con la testa. Mi ha sempre ricordato gente come Baldassarre Monti e Giancarlo Falappa, per dirlo all’italiana, anche se il numero 34 portato dalla sua Ducati onora il texano Kevin Shwantz, un altro “matto” tutto cuore e talento. Continua a leggere