APRILIA C’E’, I PROBLEMI SONO ALTROVE

Ero alla curva 8 quando l’Aprilia di Lorenzo Savadori ha smesso di funzionare mentre era quinto. Mancava mezzo giro per concludere una gara importante, per il morale del pilota e per quello del team. Si è sfilato il casco, mi è venuto incontro e sono stato il primo a guardarlo negli occhi, a percepire quel vuoto che c’era in lui e voglio ringraziarlo, perché in quei momenti hai il mondo che ti schiaccia e la telecamera puntata addosso è un fastidio alla libertà di espressione. Aprilia è cresciuta, dimostra di essere una gran moto, ma per l’ultimo step e arrivare al livello di Kawasaki e Ducati penso ci sia bisogno anche di un’anima all’interno del box, oltre ai fattori tecnici. Quella di Milwaukee è una squadrone, sia chiaro, ma oggi ho capito che vi è la necessità di un trapianto di cuore tutto italiano, più caldo e vivo di quello inglese. Non sto parlando di competenza, ma di passione: serve il meccanico senza orologio, che non smette nemmeno quando è a letto di tribolare con gomme e molle, che soffre insieme al pilota e che si commuove quando la “sua” moto è la davanti; noi italiani siamo passionali, le corse le viviamo di pancia. Ecco perché assume i contorni di una favola la gara dell’altra Aprilia, tutta privata e guidata da un pilota argentino. Continua a leggere