C’E’ UN TOURIST TROPHY CHE DA’ VITA AI PILOTI

CatturaE’ terminato anche questo TT, edizione 97: l’ho vissuto in modo più intenso del solito, più coinvolto, perché avevo due amici che erano là a correre e sentivo quotidianamente al telefono. Anche per questo motivo, da appassionato di Tourist Trophy, mi è pesata quella copertura mediatica incentrata insistentemente su quei termini di richiamo come inferno, morti, pericolo, follia. Quello si addice alle nostre strade, i motociclisti rischiano molto di più andando quotidianamente a spasso. Chi corre all’isola lo fa consapevolmente: i piloti sono angeli, a volte vittime, ma non demoni; loro non privano gli altri della possibilità di vivere, ma, piuttosto, vivono. Sentiamo tutti la necessità di alimentare le nostre emozioni: c’è chi le prova con una canna da pesca in mano, immobile e statico sulla riva del fiume; non sono in grado di cogliere la bellezza del gesto, ma rispetto chi prova gioia nel farlo. C’è poi chi ha bisogno di arrampicarsi sull’Everest, di lanciarsi nel vuoto, di un backflip a decine di metri di altezza. Di sfidare la vita per sentirsi vivo. La linea dell’emozione si trova spesso a sovrapporsi con quella della paura, ed ì lì che trovi l’estasi. Stefano Bonetti e Alex Polita li ho tempestati di chiamate in questo TT. Mi piaceva soprattutto sentire il loro coinvolgimento, lo stato d’animo, i battiti del cuore nel loro tono di voce. Perché non c’era mai una fredda relazione tecnica stilata come dopo una gara o un normale turno di prove. Il racconto era costantemente condito dal piacere, da un leggero fuorigiri, da quella spinta emotiva che provi subito dopo essere sceso dalla montagne russe. E quel tono sorridente e spumeggiante rimane ai piloti per l’intera giornata, per tutto il TT. Stefano, all’undicesima partecipazione, l’ho chiamato quattro ore prima del via della Lightweight, dove con la Paton poteva giocarsi il podio. Sarebbe stato il suo primo podio all’Isola di Man. Non era tranquillo. Quell’obiettivo gli metteva pressione. Continua a leggere