L’ITALIA PUNTA SU SAVADORI

savaL’Italia soffre in Superbike. Non abbiamo piloti maturi e veloci abbastanza per poter pensare al titolo mondiale. Ma quel Savadori lì sta davvero bruciando le tappe… L’ho conosciuto anni fa, quando ancora lo chiamavano Ciuchino, come l’asinello di Shrek. Aveva 14 anni, era un “Valentino Rossi replica”, ragazzino chiacchierone sempre sorridente e spontaneo, proprio come il campione di Tavullia. Non lo imitava, lui era così. Con la KTM 125 della Red Bull Rookies Cup ha sorpreso tutti: 2° al debutto su piste mai viste e in mezzo a una bella concorrenza, perché quell’edizione del 2007 è stata vinta da Johann Zarco, il campione Moto2, ma c’erano piloti come Luis Salom, Markus Reiterberger (oggi anche lui in SBK), Cameron Beaubier, stella nascente della Superbike americana. Ovviamente il debutto nel mondiale 125 è arrivato in tempo lampo, ma la sua carriera, da lì in avanti, è come se avesse ricevuto un cazzotto sul muso: i problemi con la squadra, l’inaffidabilità tecnica di alcune occasioni e soprattutto un cambiamento fisico preoccupante per un pilota, perchè assunse presto la stazza di un playmaker dell’NBA: 1 metro e 85 cm di altezza per oltre 75 chili di peso. In 125 significa non avere speranza. La testa di Lorenzo, così giovane e ricca di aspettative, ne risentì. Si rimise in gioco con umiltà cambiando completamente classe e palcoscenico, spegnendo la potente luce dei riflettori del Motomondiale per dedicarsi nel 2011 alla Superstock 1000. Continua a leggere