LORENZO E’ CADUTO DA SOLO E INTANTO MARQUEZ SE LA “SEGNA”

Ho un’ammirazione smodata per Jorge, è un pilota d’antologia e ritengo che avrebbe potuto essere l’unico in Ducati in grado di puntare al mondiale 2019. E’ una considerazione personale, voglio dimostrare la mia stima in lui prima di picchiare giù duro sulle sue dichiarazioni dopo la gara. Perché, che ogni tanto debba fare la predica da “piazza San Pietro”, quella no, la lasci fare a chi indossa la talare bianca. Ha incolpato Marquez per la sua caduta a curva 1, definendolo “pericoloso” e recidivo. Eppure, osservando bene le immagini, tutta questa responsabilità del pilota Honda io non la vedo. Ne è consapevole pure Jorge, dalla TV non traspaiono scorrettezze e, per questo, è ancora più arrabbiato. “Solo noi due sappiamo come è andata”, ha dichiarato, facendo intendere che la faccenda è personale. Avrebbe potuto fornire qualche dettaglio in più, almeno quelli che ci sono stati negati dalla televisione e che erano chiari ai suoi occhi, non credete ? Anche perchè, le immagini della partenza, e in particolare di chi scatta dalla prima fila, sono registrate da tante prospettive differenti che ci permettono di avere un’idea chiara e incontestabile: Lorenzo ha fatto tutto da solo. E’ partito a razzo, ha staccato tardi e ha perso il punto di corda, passando a un metro dal cordolo interno; è lì che si è inserito Marquez, arrivando lungo anche lui, ingannato dalla velocità di Jorge. I due hanno fatto linee diverse e separati da ampia distanza. Continua a leggere

“PIEGHE” OLTRE IL LIMITE

MotoGP e SBK passano i 60 gradi di inclinazione. Marquez, quando “cade senza cadere”, tocca quasi i 70°. Più giù di così non si può, siamo arrivati al limite. I motori sono sempre più compatti e le moto più alte. Anche Pirelli, quest’anno, ha lavorato per favorire le condizioni di piega, prima inserendo il così detto gommone posteriore da 200/65 al posto del /60, accompagnandolo con un anteriore 125/70 al posto del 120. Significa avere un retrotreno più alto, più stabile in staccata, per “galleggiare” di meno quando i piloti danno la pinzata decisa, ma soprattutto consente di piegare di più rispetto a una gomma ribassata come si usava una volta; combinandola con l’appoggio di una gomma davanti più ampia, permette di velocizzare l’inserimento e la percorrenza. Una volta la prerogativa di una moto da corsa era quella di essere bassa, anche un bambino era in grado di toccare coi piedi per terra, tant’è che i piloti avevano un po’ tutti il fisico da fantino. Oggi no, da cavalcare sembrano dei cammelloni. Sfioro il metro e ottanta di altezza, ma quando salgo sulle SBK tocco per terra con la punta dei piedi. Quando provai la Honda MotoGP di Pedrosa, idem. Tanto che i piccoletti come lui o come Melandri, quando sono schierati in griglia prima del via, sono costretti a uscire col sedere dalla sella per cercare l’appoggio stabile di un piede. Continua a leggere

“BOTTO” A TRE: E’ COLPA DI MARQUEZ…

Foto IPP / Marino Bindi
Jerez de La Frontera 06/05/2018
Motociclismo Motomondiale
Gran Premio GP di Spagna
Gara MotoGP
Nella foto mar Marquez e jorge Lorenzo e daniel Pedrosa e andrea Dovizioso
Italy Photo Press – World Copyright

Il vero problema è che va troppo forte, ha una personalità pazzesca e una mentalità ossessionata dalla vittoria. Nessuno è come lui. Domenica, al 16° giro, Marquez ha realizzato il suo fast lap, rifilando mezzo secondo a tutti e portando il suo vantaggio da 1 secondo e 6, a oltre 2 secondi. Un giro e mezzo dopo sono caduti Dovizioso, Lorenzo e Pedrosa. Da quell’incidente ho avuto l’impressione che ciascuno agisse con la “presunzione” di saper impostare un ritmo di gara più rapido per non far scappare MM93. Dopo 17 giri a bisticciare senza venirne fuori, c’era poco da fare tra i tre litiganti e la realtà è che erano “impiccati” tutti allo stesso modo. Dovizioso partiva dalla terza fila, Marquez dalla seconda. In 3 giri lo spagnolo guadagnava la scia di Lorenzo (primo), Andrea dopo 9. Chi parte dietro e non passa in fretta, contro Marquez perde. E’ il suo pezzo forte: lui che guida tutto sull’anteriore, al manubrio di una moto capace di girare stretto, gli avversari li brucia così. Lo fa lui e basta. Non credo sia uno di quei piloti che potrebbe vincere con tutto, ma sicuramente è in grado di farlo anche quando la Honda non è al 100%. E domenica, vedendo il disastro, avrà ghignato… Continua a leggere

SORPASSI “CATTIVI”: DA ROSSI, A SIMONCELLI, A MARQUEZ…

Guai se si “normalizzasse” il sorpasso nel motociclismo: perderemmo la spettacolarità e il senso dell’impossibile che noi appassionati tendiamo a mitizzare. Se non fossero stati così generosi e aggressivi in alcune gare, non ci saremmo innamorati del povero Simoncelli e di Iannone. La sicurezza però è importante e ogni tanto la campanella va suonata anche in una classe come la MotoGP, dove c’è molta più consapevolezza che in altre categorie, come dire: da una parte il wrestlyng, dall’altra, come Moto3, Supersport 300 e Superstock 1000, la boxe birmana, dove vale tutto, anche le testate. Marquez è Marquez, è così da sempre, con tutti gli eccessi possibili. La sua ricca carriera non ha una fedina penale “omicida” più di altri, non mi sento di definirlo pericoloso, ma sicuramente va regolato. Chi lo farà ? Il team HRC è diretto oggi dall’esperienza di un ex pilota “cattivo” come Alberto Puig, un duro, dalla mentalità sportiva spregiudicata come lo era una volta il motociclismo. Quindi dovrà pensarci la direzione gara, ammesso che desideri regolare lo spettacolo. Là dentro non esistono piloti amici, non esiste buonismo e nemmeno la paura di correre in moto. Quando hai il casco ti trasformi, c’è l’adrenalina, e quando arranchi diventi ancora più cattivo, perdendo umanità. Obiettivo: vincere. Domenica, con le condizioni difficili dell’asfalto mezzo bagnato, di errori se ne sono visti un sacco: era facile arrivare lunghi, c’era meno controllo a moto piegata, coi freni in mano. Continua a leggere

ZARCO GUIDA COME MARQUEZ: HONDA E’ LA SUA MOTO

Lo scorso anno, al debutto, ha segnato tre podi e due pole, suscitando parecchia sorpresa nel paddock della MotoGP. Johann Zarco è un pilota del vecchio motociclismo che piace ai puristi: non fa clamore, parla poco e guida forte, con una straordinaria dedizione al lavoro. Pare stia preparando il 2019 in sella alla Honda ufficiale, in tandem con Marquez. In realtà, quella voce, mi risulta confermata, nonostante KTM gli abbia offerto quel milione di euro in più che fa gola a chi non guadagna le cifre dei big. Zarco è uomo d’altri tempi e quel che conta, per lui, non sono i soldi, non lo sono mai stati, ma è la competitività. Iniziai a seguirlo nel 2009, al debutto in 125. Di lui ricordo un’alternanza di errori e velocità; non era un esordio alla Rossi, Lorenzo o Marquez. Il terzo anno in 125 lo concluse da vicecampione dietro a Terol. Si pensava fosse un buon pilota, ma non esclusivo. Poi vennero i 5 anni in Moto2, dove vinse le ultime due stagioni: nel 2015 davanti a Rins e l’anno dopo contro Luthi. In uno sport dove tutti hanno fretta di bruciare le tappe, Zarco ha preso tempo, dedicandolo alla gavetta, per costruirsi, migliorarsi, completarsi. Bravo chi, insieme a lui, ha saputo gestire i tempi di maturazione del pilota francese. Continua a leggere

SE FOSSE UN PILOTA DI F1 AVREBBE GIA’ VINTO IL MONDIALE

foto IPP/Marino Bindi
Losail Doha 18/03/2018
motociclismo motomondiale
gran premio Qatar classe motoGP Gara
nella foto andrea Dovizioso , marc Marquez e valentino Rossi
Italy Photo Press – World Copyright

Credo sia l’arma più forte di Dovizioso: la strategia. Quella capacità di “vedere la gara” nella parte che ancora deve venire, la lucidità nel ragionare in movimento e la precisione nell’elaborare dati e informazioni che cambiano ripetutamente. E’ rimasto indietro, è stato calmo per conservare le gomme: non è facile pensare di colmare il gap, anche piccolo, quando davanti ci sono Marquez e Rossi, perché sono bravi, sono forti e i titoli mondiali suggeriscono che la loro strategia può essere la migliore. Ecco, è proprio questo il bello di Andrea: ha un server dentro al casco, col giusto algoritmo per ogni situazione; freddo, impassibile, contenuto e misurato, per ogni vittoria e per ogni sconfitta. E’ il prototipo del pilota di Formula Uno, dove essere calcolatori alla lunga paga, mentre in moto non basta. Piace perché ha reso tutti gli altri campioni più normali, lui che non è nato “fenomeno”, ma i fenomeni riesce a tenerli dietro. Segno che quando si vuole arrivare a un obiettivo, tutto è possibile ed è la testa a fare la differenza. Poi, ovviamente, ci vuole la moto, perché, come dicono Agostini e Pernat “oggi il pilota conta solo il 30%”. Diciamo però che Marquez, in quell’ultima curva, ci ha messo il 70%; ha avuto coraggio e controllo, e per fortuna ci prova lui e rendere il finale di gara sfavillante e mai scontato. Continua a leggere

TEST INVERNALI: PREVISIONI IN SBK E MOTOGP

MotoGP e Superbike sono scese in pista e hanno mostrato i primi valori di moto e piloti. Nei test invernali non bisognerebbe mai dare valore assoluto ai tempi sul giro, sono troppi i fattori in gioco e il campionato è pronto a smentire ogni certezza costruita d’inverno: il caso più eclatante, Vinales 2017. Però possiamo iniziare a interpretare numeri e posizioni in classifica per disegnare una prima traccia di quel che probabilmente sarà. Tra una settimana le SBK correranno a Phillip Island e oggi è stato il primo giorno di test sulla pista australiana. Novità? Mica tante: Melandri è stato il più veloce, ma lui qui è forte, lo era stato anche all’esordio con la Ducati (podio) lo scorso anno, dopo quasi due anni di stop. Le Kawasaki sono lì e le due cadute di Rea e Sykes le considero “scivolate ordinarie”, tutt’altro che preoccupanti. Tutti gli altri si prendono una valanga di decimi, con l’unica buona conferma della nuova coppia Honda-Camier: il miglioramento c’è stato su tutte le piste battute finora. Vedremo una gara di attesa, per conservare le gomme; a un certo punto si staccheranno Ducati, Kawasaki e, io dico, anche Yamaha. Il campionato però è in mano a Rea, anche stavolta. Continua a leggere

ROSSI-MARQUEZ: GLI AMBASCIATORI DEL “TRAVERSO”

Borgiotti davanti a Marquez e al campione spagnolo Cardus.

I piloti americani nascevano dal dirt-track e poi vincevano sull’asfalto. La sensibilità che avevano nel guidare la moto di traverso veniva sviluppata proprio nei campi di terra battuta. Come mai oggi è di moda anche in Italia ? “Grazie a Rossi e a Marquez, che lo praticano in allenamento, anche perché è difficile farsi male”, mi dice Gianni Borgiotti. Lui è uno di quelli che si è convertito da un paio d’anni ai “traversi”: istruttore federale fuoristrada, un bel manico col supermotard, ma, al di là delle medaglie, la sua passione oggi è per il dirt-track. Uno sport che si divide tra flat-track (ovali a sinistra, dove la moto è senza il freno anteriore) e TT (pista mista come il Ranch di Valentino). “E’ uno sport poco costoso, la base della moto è quella del cross e si corre in piccoli campi sterrati; in Italia gli ovali sono una decina in tutto”. Ecco, la moto appunto. “Si abbassano le sospensioni e la taratura è più rigida; le ruote sono da 19”, le gomme hanno tasselli ampi e bassi (7 mm) e il motore standard”. Poi bisogna imparare a guidarle… ”Chiunque lo può fare, ma la cosa più difficile è l’inserimento in curva. Negli ovali si guida sempre con la stessa marcia, non si frena e si derapa. Una volta piegati si danno piccoli colpetti di gas per mantenere la moto di traverso e, da metà curva in poi, si accelera con la normale tecnica del fuoristrada”. Continua a leggere

LA HONDA “TRUCCATA” COME IL DADO DI MARQUEZ

Cade e poi la riprende: é impressionante vedere come si salva dalla scivolata Marc Marquez. Il dado gigante utilizzato per festeggiare il mondiale è realizzato perché, lanciandolo in aria e poggiando a terra, mostri sempre la faccia del numero 6, cioè il numero dei titoli vinti. E’ un dado “truccato” nel posizionamento dei pesi che offre la stessa magia che ha lo spagnolo nel cadere… senza cadere. Lo fa così spesso che non è più possibile parlare solo di fortuna, occorrono per forza altre componenti che probabilmente sono in dote a moto e pilota. La guida della RC213V è diversa da tutte: quando Marquez e Pedrosa puntano il gas in uscita di curva, controbilanciano col corpo verso l’interno e contemporaneamente la Honda si mette dritta. E’ la MotoGP più veloce a rialzarsi, torna su come una molla; questo è il suo punto di forza. Penso sia dovuto a un insieme di cose: la geometria del telaio, il posizionamento del motore, insieme all’angolo del tiro catena e alla distribuzione delle masse. Marquez è poi così creativo da non lasciare nulla al caso e da quella propensione a cadere avrà trovato l’opportunità di riconoscere l’equilibrio quando la moto sembra persa. Continua a leggere

PER MIGLIORARSI BISOGNA RICONOSCERE I PROPRI LIMITI

 

L’autoanalisi per un pilota è una manovra difficile più di un sorpasso azzardato. Guardarsi allo specchio e sapersi riconoscere consente di crescere, ma quanto è dura: da una parte l’orgoglio e la giusta dose di presunzione di essere più bravo degli altri; dall’altra il capro espiatorio: la moto. Se il risultato non c’è, la causa è tecnica, succede anche a noi piloti della domenica. E chi può metterlo in discussione ? Ieri, tra Superbike e MotoGP, hanno vinto due fenomeni, Rea e Marquez. A me sono sembrati entrambi assatanati, sicuramente i migliori di questo week end, perché più completi degli altri. Mi saltano all’occhio un paio di aspetti: in gara 2, il campione Kawasaki, ha vita statisticamente più facile che al sabato. Con la griglia invertita è più bravo degli altri a partire veloce. Dalla terza fila si ritrova in un giro davanti a tutti. Quando decide di superare lo fa in tempo zero. Penso che sia una dote naturale, ma che abbia “studiato” specificatamente l’argomento per completare quei frame di gara che prevedevano un margine di miglioramento. Sykes, ad esempio, al via è più impacciato, come lo sono anche le due Ducati. Davies e Melandri impiegano troppo tempo a superare quando restano intruppati e su quell’aspetto dovranno lavorare, perché se Rea scappa 50 metri avanti, con la costanza e la precisione che ha, ciao. Continua a leggere