PIEGA & SPIEGA DAY: TUTTI IN PISTA NELLA GIORNATA PERFETTA

E’ un continuo, tra messaggi Facebook, e-mail e WhatsApp: chi ha partecipato al Piega & Spiega Day vuole ringraziare e ci tiene a scriverlo anche dopo averlo fatto di persona. Il motivo ? Forse questa iniziativa funziona per la sua spontaneità…E’ nata per un evidente problema derivato dagli incidenti su strada, troppi e spesso evitabili. Chi la consapevolezza del rischio ce l’ha come anche quella per i propri limiti di guida, ha provato a inviarci la mail. Circa 700 in tutto, ne abbiamo scelte 100 e la festa eccola qua. Ho detto festa, perché la giornata è stata perfetta. I colleghi mi hanno parlato di “bella gente” e i più distanti provenivano da Treviso e Roma; una galoppata a notte fonda per qualcuno, partito da casa su due ruote col buio e il termometro a segnare meno zero. Il sacrificio per la moto però si fa se vale la pena. Ore 8.20 puntuali al Motodromo di Castelletto di Branduzzo. Eravamo preparati ad accogliere anche il vichingo col minimo alto… pronti ovviamente ad abbassarlo. Nulla di ciò, massimo rispetto tanto quanto nella prima edizione e i risultati lo confermano: 200 motociclisti in totale accompagnati in pista e nemmeno un errore di guida, non una scivolata o un comportamento da riprendere. I nostri 10 istruttori riconoscibili dalla pettorina giallo fluo mettevano ordine ovunque e accompagnavano per mano tutti, dagli harleysti, ai turisti ai più sportivi. Continua a leggere

IN DUCATI SI CORRE COL CUORE

Rea e la Kawasaki sono la fredda macchina perfetta: mai un errore, un inciampo, un imprevisto. Sembrano imbattibili, invece, per la prima volta quest’anno la musica è cambiata e in gara 2 la Ducati ha messo in evidenza ciò che manca in altri team: serenità e calore umano. La Panigale è ok, anche se ad Aragon non sembrava perfetta e quel turno buttato via del venerdì ha condizionato tutto il week end di Chaz Davies, che sembrava più impacciato nelle varianti e in gara 1 si è lanciato nella ghiaia proprio nel punto in cui Rea non sarebbe mai riuscito a superarlo, l’ultimo curvone, perché non aveva la sua velocità. Un fine settimana storto che per raddrizzarlo è servita solo la forza di volontà, l’armonia del team, il calore della gente Ducati. Ho visto le facce di tutti e percepito la sofferenza, ho parlato col “Moro”, capotecnico di Davies, che dopo mezz’ora dalla batosta del sabato mi ha detto: “Basta, niente calcoli, domani dobbiamo vincere, a costo di sbagliare un’altra volta. Solo se gli mettiamo pressione (a Rea, ndr) possiamo pensare al campionato”. Chaz dopo la caduta era scappato in hospitality, voleva la tranquillità che non ha trovato, perché gli sponsor, gli amici, i tifosi lo inseguono anche nei momenti no. Luca e Denis, che di mestiere gestiscono hospitality e ristorazione, lo tengono d’occhio, lo proteggono quando serve, perché ognuno ha un ruolo importante nella vita del pilota; dalla cucina al box, sai che ciascuno è pronto a fare il proprio sforzo per il “capitano” per il bene del risultato finale: vincere. Se le cose vanno storte, si soffre tutti insieme, e se si vince, il merito è del gruppo. Continua a leggere

CAMPIONI SI NASCE

Melandri è stato grande. In Superbike è il riferimento dei piloti italiani come lo è Rossi in Motogp. Passano gli anni, invecchiano, stanno lontani dalle corse per un po’ come ha fatto Biaggi e lo stesso Marco, ma non sbiadiscono mai. E quando tornano, lasciano il segno. Vedi Max a Misano e Sepang nel 2015, penso allo Stoner degli ultimissimi test, guardo il Melandri di Phillip Island. Non c’è niente da fare, hanno quel qualcosa in più che gli altri non avranno mai. I nostri migliori piloti degli anni ’90, lo sono ancora oggi. Chi tende a mettere in evidenza l’aspetto caratteriale di Melandri, non ha occhio profondo per riconoscere e giudicare la bontà del pilota, che poi è ciò che conta di più nelle corse e che emoziona chi guarda da fuori. È un cavallo di razza e lo sta dimostrando. Abbiamo finito il 2016 convinti che solo Chaz Davies potesse guidare la Ducati da super eroe. Ci eravamo fatti l’idea che la Panigale non fosse per tutti. Oggi Marco ha corso forse la gara più difficile dell’anno: era la prima, carica di aspettativa, su una pista in cui la strategia legata al consumo delle gomme è più importante che su qualsiasi altro tracciato; non correva da un anno e mezzo, perdendo l’abitudine alla bagarre, e non aveva mai usato una bicilindrica in carriera. Continua a leggere

SUPERBIKE 2017: CHE CAMPIONATO SARA’?

Domani i primi test a Jerez, ma, intanto, sulla carta si preannuncia come il miglior campionato dell’epoca recente, lo dico pensando soprattutto alla qualità dei piloti e dei team. La griglia sarà da 21 (più le wild card), ma sono 21 “buoni”, senza forzature come accadeva fino allo scorso anno, dove molti andavano più piano della Stock: mi riferisco a Toth, Szkopek, Sebestyén, Al Sulaiti, che non erano certo da mondiale, ma ci metto pure Abraham, che dopo tanti anni di incidenti ha perso smalto e serenità . La regola “anti Rea”, cioè quella della griglia invertita, non credo sortirà il pieno effetto. Praticamente i piloti a podio in gara 1 partiranno dalla terza fila in gara 2, ma quanto tempo ci metterà uno come Johnny a risalire la testa della corsa ? Credo tre curve, ma a volte basterà il solo rettilineo di avvio. Peggio sarà nei casi di pioggia o su piste come Misano, dove la prudenza deve essere massima, ma si tratta di eccezioni. E poi, ce la farà il campione del mondo a riconfermarsi per la terza volta consecutiva ? Nutro parecchi dubbi, semplicemente perché non può e non deve, sarebbe l’assassino della Superbike e questo glielo impediranno in ogni modo. Ducati non vince dal 2011, quando a trionfare furono Carlos Checa e il team Althea; mai nella storia c’è stato digiuno più lungo per la casa italiana. Kawasaki vanta nel suo palmarés 4 titoli mondiali, di cui tre vinti dal 2013 a oggi. Continua a leggere

PATA VUOLE MELANDRI IN YAMAHA

Italian pilot Marco Melandri, Aprilia Racing, celebrates his first position at the SuperBike Fim World Championship race held 07 September 2014 in Jerez de la Frontera, Spain. EFE/Roman RiosSembrava quasi destinato a chiudere la carriera e, nell’arco di tre gare, ecco spuntare di nuovo il nome di Marco Melandri. Partiamo con Yamaha. Nel paddock arriva l’eco di un grido di rabbia, quello dello sponsor Pata. Dietro alla patatina più veloce del mondo c’è il volto di un proprietario appassionato, quello di Remo Gobbi che, dopo tre gare, non riesce a nascondere la sua insoddisfazione. Pare che nella trattativa con Yamaha, prima di definire il progetto, fosse previsto un pilota italiano sulla R1 ufficiale. Come poi le cose siano andate bisognerebbe saperlo da Paul Denning, il team principal. Di fatto oggi l’indiziato è Alex Lowes: 12° nella classifica mondiale, in mezzo alle due Aprilia di Savadori e De Angelis, mentre Guintoli, il compagno di squadra, è 6°. Lowes è un bravo pilota, che in alcune gare ci farà saltare sulla sedia per la sua aggressività. Ricorda Davide Giugliano, con tanto talento in forma istintiva, ma di frutti in cesta non ne lascia. In Italia il team Yamaha è mediaticamente senza appeal, i piloti non pungono; urge vincere, come unico rimedio, ma la strada sembra ancora lunga. Melandri torna in cima alla lista dei preferiti, si può stare certi che, nel bene o nel male, di lui se ne parla, ma la ragione vera è che in Superbike il “cattivo” Marco ha vinto più di Rea, Sykes e Davies in proporzione al numero di gare disputate. E’ il diamante nero fra i piloti e se lo sponsor non torna sereno, adios Yamaha. Continua a leggere

PILOTI 2016: IL CASCO C’E’, MA LA MOTO ?

CatturaedSono sempre meno i piloti che trascorrono serenamente il periodo natalizio, quelli che si godono la stagione appena conclusa e pregustano quella che verrà. Per la maggior parte questo è un periodo di angoscia, stress, incertezze. L’ho percepito anche nel corso della classica festa di Natale organizzata dalla Nolan, dove ho incontrato una concentrazione di piloti con il futuro in forse. Fra pochi giorni saremo nel 2016 e ancora tanti di loro non sanno se correranno e, soprattutto, dove, in quale campionato. Perché avere talento e vincere, oggi non basta più.
Marco Melandri su tutti: l’MV l’ha provata, sì, ma al momento è a piedi. No money, no gare. E’ uno che va forte e, nel bene o nel male, si guadagna sempre lo spazio in copertina. Anche Dorna dovrebbe considerarlo una risorsa per l’Italia.
Ayrton Badovini, idem. Non ha nemmeno voglia di raccontare, va di fretta, forse rassegnato a quel declino sportivo che non dipende da lui. Il paradosso si chiama Lorenzo Savadori, fresco vincitore del mondiale Stock 1000. Lui è pilota Aprilia, il contratto prevede un altro anno, passando però in quella Superbike che a Noale hanno deciso di abbandonare. Di fatto non sa ancora dove correrà. C’è poi il volenteroso Matteo Baiocco che ha concluso una stagione, secondo molti, sopra alle aspettative. A piedi anche lui, ma spera di poter rimanere in SBK con un nuovo team. Niccolò Canepa è ben “allenato” alle sistemazioni dell’ultimo minuto, ma sa che il professionismo è nemico dell’improvvisazione. Chi avrebbe motivo di essere felice e pimpante è Danilo Petrucci, che però, con un umore flesso in giù, ad un intervista dice “meglio di no”. E’ fresca la rottura con la fidanzata, ma è solida la sua carriera nelle mani di un manager, cioè di quell’Alberto Vergani che ha cresciuto anche Melandri e Checa, e che per la prima volta lo porterà ad essere un pilota stipendiato, alla faccia di tutto il correre gratis che ha fatto nella vita. Continua a leggere

APRILIA-MELANDRI, SEPARATEVI !

prima giornata a sepang test invernali classe motoGPSe a Phillip Island ci fosse stato Marco Melandri a bordo dell’Aprilia RSV4 Superbike, si sarebbe giocato la doppietta come nel 2014. Invece è in MotoGP, in ultima posizione ai test di Sepang, a oltre 2 secondi dal compagno di squadra. Sicuramente è stato più facile per Bautista passare da Honda ad Aprilia, che per Marco trovare il feeling con le Bridgestone, o con le Michelin, come per altro si riscontra anche in casa Yamaha Forward fra Baz e Bradl, e in Honda – Drive M7 Aspar – fra Laverty e Hayden. I tempi di Melandri sono pressoché gli stessi realizzati lo scorso anno sulla pista malese con l’Aprilia SBK, che sia quindi un “limite” del pilota ? Continua a leggere