LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente. Continua a leggere

OTTO VINCITORI FIGLI DELLA GOMMA “GIUSTA”

A Michelin tyre is seen mounted on the bike of Movistar Yamaha MotoGP rider Jorge Lorenzo of Spain during the second day of 2016 MotoGP pre-season test at the Sepang International circuit on February 2, 2016. AFP PHOTO / MOHD RASFAN / AFP PHOTO / MOHD RASFANCon Pedrosa primo a Misano, sono otto i vincitori diversi di questa stagione, che dipingono la MotoGP come la classe più combattuta e livellata di sempre. Invece non sembra così, perché il paddock, con piloti e tecnici in prima linea, sono i primi a dire che “dipende tutto dalle gomme”. Ma cosa significa? In che modo influenzano la corsa? Dopo i flop della Michelin alla seconda gara della stagione, ecco che tecnicamente rimescola le carte per ripartire avendo come obiettivo più qualità e sicurezza. Il prodotto oggi è buono, lo dimostrano i tempi sul giro e il ritmo di gara, ma per vincere ci vuole il jolly, pescare bene nel mucchio conta di più che lavorare sulla moto. Vista da fuori sembra quasi che le gomme giuste siano sorteggiate e consegnate ai team in base ai diversi interessi. Fortunatamente non è così, perché il problema è un altro e la colpa è di un cattivo standard, cioè la qualità costruttiva di una gomma non è la stessa che si trova in altri lotti. Ecco allora che oggi puoi avere il gommino da urlo, quello che ti permette di fare la differenza, oppure il pneumatico sbagliato, che non dà feeling. Pensiamo a quanto impegno e investimento c’è dietro alle case e alle squadre, che si basano su parametri fissi per crescere un passo alla volta; pensiamo alla perfezione che si va a cercare nella messa a punto dell’assetto in un week end, arrivando ad affinarla con il singolo click alla forcella, che i campioni possono sfruttare per guadagnare mezzo decimo ad ogni giro, o per avere il feeling in un sorpasso; pensiamo alle alette sulla carena, alle appendici sui caschi, per una migliore aerodinamica: tutto ciò rende l’idea di come in questo mondo sia fondamentale mantenere dei riferimenti stabili, per verificare la bontà di una modifica e per procedere in avanti, verso l’evoluzione delle prestazioni. Continua a leggere

CARICASULO, “CENERENTOLO” DELLA SUPERSPORT

_1999931 A WIl motociclismo non è così come ci appare. Non è uno sport ricco come come ci fanno credere i migliori team di MotoGP e Superbike. Di Rossi o di Rea ce ne sono pochi, pochissimi. Ve l’avevo già detto, no? Nel 2015 Petrucci corse a ingaggio zero. Figurarsi nelle altre categorie, dove i piloti è già tanto se non si pagano tuta e casco. Ecco perché la storia di Federico Caricasulo deve avere un senso per tutti quei piloti, o quelle persone, che credono nello sport come nella vita. A Misano ha fatto un garone nella 600SS: pole, secondo al traguardo e giro veloce. È un ragazzo di 20 anni, ben educato da una famiglia di grandi valori umani, ma senza la fortuna economica di poterlo sostenere. “In questi tre mesi estivi devo trovare uno stipendio per mantenere i miei allenamenti, mi aiuti a trovare una scuola per insegnare a guidare la moto? È l’unica cosa che penso di saper fare…”. Me l’ha chiesto prendendomi da parte il giovedì di Misano, con la sua solita timidezza e discrezione. Perché il “Carica”, come lo chiamiamo noi, non è mai sopra le righe, mai sbruffone nei modi. La vita gli ha insegnato cosa è il sacrificio, la fatica, la sofferenza per raggiungere un obiettivo, e per lui oramai questa è una condizione di normalità. Una condizione che condivide da sempre con il solito team, dove Fabio Evangelista e Mauro Pellegrini si uccidono di passione per questo giovanotto, facendolo volare in alto in pista, e basso nel paddock: vietato montarsi la testa. Acquistare la forcella Ohlins pressurizzata di Andreani è stato un lusso di 2.000 euro che si sono permessi tirando la cinghia. Continua a leggere

MISANO COME SAN SIRO

Ho passato anni a guardare le gare dalla tribuna, andavo ancora alle elementari. Ero uno spettatore comune. Guardare le corse in moto, per un appassionato, è gioia infinita: il boato del via che senti fino alla parte opposta del circuito: per la maggior parte del tempo senti, ma non vedi. L’altoparlante che urla, e a volte non capisci cosa dice per la confusione della folla di cui fai parte, ma comunque ti esalti e allunghi l’orecchio: “dai che arrivano!”, dici. L’emozione di un sorpasso davanti agli occhi che rimpiangi di non poter rivedere alla moviola. A volte, mentre guardavi l’uscita di curva, capitava di sentire il tonfo deciso in staccata, la moto che strisciava sull’asfalto per poi ruzzolare nella ghiaia.
Ti voltavi di scatto, la tribuna si ammutoliva. Sentivi solo i brutti rumori di una moto che andava a pezzi, sentivi scottare la pelle anche tu e cambiavi l’espressione del volto per stringere i denti, perché nei panni del pilota ci entravi per rispetto e soffrivi con lui. Con la polvere ancora alta, speravi di non vedere l’ambulanza muoversi dalla postazione. La corsa dei commissari verso il pilota davano un’altra scossa di adrenalina. “Speriamo che non si sia fatto male”, dicevamo fra amici. Continua a leggere

IL VERO TRIONFO DI BIAGGI

campionato mondiale superbike SBK 2015 gran premio della rivieraLa Superbike ha sicuramente avuto bisogno di Max nella stessa quantità in cui il motociclismo intero ha necessità di averlo. Insieme a Rossi e ad Agostini, parliamo di campioni italiani che hanno scritto la storia delle due ruote nel mondo e che tutti riconoscono come tali, anche i non appassionati di moto. Stavolta è stato Max a sentire la mancanza della Superbike, e non viceversa. Tornare a correre, anche solo per poco, significa mostrare un lato più debole e umano, che rendono i campioni più simili a noi comuni mortali. Nel 2012 ha tagliato un cordone ombelicale con la sua giovinezza e la sua adrenalinica quotidianità, per rallentare il ritmo della vita. Per qualsiasi pilota, primo o ultimo, è una scelta sofferta. Seppur con meno clamore mediatico, in tantissimi hanno voluto riprovarci.  Continua a leggere