DALL’INDONESIA IL PERICOLO DEGLI SCARICHI “FAKE”

Il mondo delle corse punta moltissimo sui paesi asiatici e arricchisce suo malgrado il mercato delle contraffazioni, che dopo aver riguardato le imitazioni dei caschi, delle minimoto o dell’abbigliamento tecnico, intensifica la “copia” delle componenti tecniche. Tutta merce che nasce dai mercati del sud est asiatico, in particolare in Indonesia dove c’è un quartiere, quello di Purbalingga, in cui tante società artigianali (senza ragione sociale) si sono specializzate a realizzare la replica degli scarichi delle moto da corsa…contraffatti: ne circolano oltre mezzo milione, un’infinità. Capirete che è molto diverso che acquistare l’imitazione di un paio di Nike, di Ray-Ban o di un Rolex: nel caso dei terminali di scarico, sono l’affidabilità e la sicurezza ad essere colpite. “La prima volta ci è stato segnalato da un turista italiano a Bangkok che aveva notato moltissimi scooter 150 a tre marce, dove là c’è un mercato attivissimo, equipaggiati con scarichi col nostro marchio e che ovviamente noi non produciamo. Ora il mercato si sta orientando verso le mille supersportive e anche in Europa arrivano le prime imitazioni”. E’ la denuncia di Stefano Lavazza e Marco De Rossi, proprietari della SC-Project, una delle maggiori aziende italiane produttrici di scarichi per moto da competizione e stradali, che ci aiutano a capire quali sono i rischi che si corrono acquistando un “fake”. Riguardano i marchi più affermati nel mondo delle corse, come anche Akrapovic e Arrow presenti in MotoGP e Superbike, seppur l’ispirazione più forte giunga da Moto2, Moto3 e Supersport 600, categorie giudicate interessanti perché alla portata dei piloti locali per uno sport in fase di espansione. Continua a leggere

I PILOTI ITALIANI SONO I MIGLIORI, MA VANNO “CRESCIUTI”

1Il 2017 parte col miglior auspicio per l’Italia del motociclismo: 60 piloti al via nelle sette classi importanti, MotoGP e SBK, Moto 2 e Supersport, Superstock 1000, Moto3 e Supersport 300 (che non ha validità mondiale). La scuola spagnola e quella inglese sono meno efficaci di un tempo e nei prossimi 2-3 anni potremmo avere i più grandi piloti “azzurri” dell’era post Rossi e Biaggi. Buttate un occhio alle classifiche della scorsa stagione: la Spagna comanda solo nella massima categoria, segno che il lavoro di formazione svolto fino a 4-5 anni fa ha funzionato. Vedi Marquez e Vinales, gli ultimi arrivati: sono stati cresciuti con l’intento di portarli dove sono. Il loro talento è emerso perché erano (e rimangono) dei “prescelti”: ai migliori vanno le moto e le squadre migliori, è così da sempre. L’Inghilterra offre una scuola di alto livello, ma comandano i senatori, mentre le giovani promesse si contano sulle dita di una mano. Ciò che forse è mancata all’Italia è stata la capacità di spianare la strada ai suoi migliori talenti per accompagnarli al top. La Federazione Motociclistica Italiana, ad esempio, ha un gran merito in Supersport, supportando il Team Puccetti che, a crescere campioni, è più bravo di altri. Ha fallito invece in Moto3 in termini di risultati e oggi la FMI abbandona la scena. Il percorso di crescita per un ragazzo è lungo, occorrono metodo e risorse. Oggi al centro della formazione giovanile c’è sicuramente la VR46 Academy, dove emergono Morbidelli e Bulega fra Moto2 e Moto3, ma il nostro paese è forte perché ci sono tante altre realtà che investono sul futuro dei ragazzi. Penso al numero spropositato di “pilotini” saliti sul palco durante la festa natalizia organizzata in Nolan; per molti avere un paio di caschi gratis o una tabella premi è il primo passo verso il professionismo. Penso al lavoro profondo di Genesio Bevilacqua che allarga i confini al campionato italiano fino alla SBK col Team Althea, passando dalla Stock per tirare fuori il meglio di casa nostra. Ducati Aruba si fa largo col team junior, destinato a far maturare i suoi ragazzi nella Stock 1000 per poi portarli, si spera, in Superbike. E quante altre realtà ci sarebbero ancora da menzionare. Continua a leggere