LA HONDA “TRUCCATA” COME IL DADO DI MARQUEZ

Cade e poi la riprende: é impressionante vedere come si salva dalla scivolata Marc Marquez. Il dado gigante utilizzato per festeggiare il mondiale è realizzato perché, lanciandolo in aria e poggiando a terra, mostri sempre la faccia del numero 6, cioè il numero dei titoli vinti. E’ un dado “truccato” nel posizionamento dei pesi che offre la stessa magia che ha lo spagnolo nel cadere… senza cadere. Lo fa così spesso che non è più possibile parlare solo di fortuna, occorrono per forza altre componenti che probabilmente sono in dote a moto e pilota. La guida della RC213V è diversa da tutte: quando Marquez e Pedrosa puntano il gas in uscita di curva, controbilanciano col corpo verso l’interno e contemporaneamente la Honda si mette dritta. E’ la MotoGP più veloce a rialzarsi, torna su come una molla; questo è il suo punto di forza. Penso sia dovuto a un insieme di cose: la geometria del telaio, il posizionamento del motore, insieme all’angolo del tiro catena e alla distribuzione delle masse. Marquez è poi così creativo da non lasciare nulla al caso e da quella propensione a cadere avrà trovato l’opportunità di riconoscere l’equilibrio quando la moto sembra persa. Continua a leggere

LE BUGIE DI LORENZO E DEL DOVI. MA PERCHE’ ?

Ducati Team’s Spanish rider Jorge Lorenzo (L) and Ducati Team’s Italian rider Andrea Dovizioso (R) compete during the Malaysia MotoGP at the Sepang International Circuit in Sepang on October 29, 2017. / AFP PHOTO / MOHD RASFAN

Dovizioso vuole vincere le gare e il mondiale da solo, è un pilota orgoglioso e non intende chiedere aiuti a nessuno. Lorenzo, dal canto suo, non sembra disposto a dargliene e a Sepang, sul tema “giochi di squadra”, lo si è visto impacciato e fuori luogo con quella dichiarazione: “Se avessi avuto la possibilità di superare Andrea senza rischiare, avrei provato a vincere”. Ma come, il compagno è in lotta per il mondiale e a due gare dalla fine non c’è nessuno di Ducati che dica niente ? Ovviamente sì e c’è una favolosa regia che muove i piloti in base a un copione scritto, tanto che a Jorge non serviva l’indicazione della “mappatura 8” per sapere che avrebbe dovuto rallentare, perché ne era già consapevole prima del via. Guardate i tempi dei due ducatisti: Lorenzo ha fatto la lepre, il Dovi l’ha inseguito, si è avvicinato e, al 16° giro, è passato sul traguardo in testa, rallentando il ritmo due giri dopo di ben 1,3 secondi e percorrendo l’ultimo passaggio addirittura 2 secondi più lento, con un Lorenzo alle calcagna, ma “congelato” in seconda posizione; dal 17° giro lo spagnolo ha realizzato le sue peggiori velocità in fondo al rettilineo, tra i 282 e i 294 km/h, contro gli oltre 300 orari di media ottenuti fino a quel momento (307 la sua top speed senza scia). Continua a leggere

PER MIGLIORARSI BISOGNA RICONOSCERE I PROPRI LIMITI

 

L’autoanalisi per un pilota è una manovra difficile più di un sorpasso azzardato. Guardarsi allo specchio e sapersi riconoscere consente di crescere, ma quanto è dura: da una parte l’orgoglio e la giusta dose di presunzione di essere più bravo degli altri; dall’altra il capro espiatorio: la moto. Se il risultato non c’è, la causa è tecnica, succede anche a noi piloti della domenica. E chi può metterlo in discussione ? Ieri, tra Superbike e MotoGP, hanno vinto due fenomeni, Rea e Marquez. A me sono sembrati entrambi assatanati, sicuramente i migliori di questo week end, perché più completi degli altri. Mi saltano all’occhio un paio di aspetti: in gara 2, il campione Kawasaki, ha vita statisticamente più facile che al sabato. Con la griglia invertita è più bravo degli altri a partire veloce. Dalla terza fila si ritrova in un giro davanti a tutti. Quando decide di superare lo fa in tempo zero. Penso che sia una dote naturale, ma che abbia “studiato” specificatamente l’argomento per completare quei frame di gara che prevedevano un margine di miglioramento. Sykes, ad esempio, al via è più impacciato, come lo sono anche le due Ducati. Davies e Melandri impiegano troppo tempo a superare quando restano intruppati e su quell’aspetto dovranno lavorare, perché se Rea scappa 50 metri avanti, con la costanza e la precisione che ha, ciao. Continua a leggere

AI TEMPI DI COSTA, ROSSI SAREBBE EROE INDISCUSSO

Invece oggi c’è chi mette in dubbio l’effettiva frattura scomposta subìta a tibia e perone circa 20 giorni fa. Il motivo ? Non zoppica abbastanza, non esprime sofferenza ed è troppo veloce con la sua Yamaha per avere una gamba così. Pensate basti a mal pensare ? Non scherziamo, dai. Ecco, forse ai tempi del dottor Claudio Costa difficilmente si sarebbe arrivati a questo punto. Era “medico della comunicazione”, oltre che delle ossa e della mente; i suoi miracoli, costruiti insieme alla volontà dei piloti, non furono mai messi in discussione, ma anzi, venivano valorizzati per diventare, col tempo, qualcosa di simile a leggende. A me quel motociclismo piaceva un sacco, ci sono cresciuto fra i racconti dei miei eroi. Non li ricordate i piloti di una volta ? Fra gli anni ’80 – ’90 si spaccavano regolarmente gli arti ad ogni week end, il gesso della Clinica Mobile andava via a chili. Penso a Mick Doohan, con una gamba martoriata e 5 titoli mondiali con una Honda 2 tempi che lo violentava (altro che oggi…), ma anche ad Alex Gramigni che, nel ’92, tornò al Mugello a correre sulla sua 125 con le stampelle e una condizione fisica davvero drammatica. Continua a leggere

5 GARE PER IL MONDIALE: CONTERA’ PIU’ LA TESTA DELLA MOTO

A Misano é venuto fuori il Marquez dei 5 mondiali, capace di fare la differenza più con la testa che con la moto. Basta vedere le posizioni delle altre Honda per apprezzare il suo talento. Solo contro tutti, Ducati in primis. Perché, a sei gare dalla fine del campionato, una parte del tifo italiano si aspettava che Lorenzo, Petrucci e Pirro potessero dare una mano a Dovizioso già a Misano. Certo, il potenziale Ducati era superiore, lo si è visto con l’arrivo di massa delle “rosse”nelle prime posizioni. Ma il discorso è sempre quello: il motociclismo è uno sport individuale, è forse più giusto parlare di aiuti all’ultima gara, al massimo alla penultima. Dovizioso vogliamo ritenerlo all’altezza di un mondiale e se lo deve prendere con le unghie come sta facendo Marc. D’ora in avanti vedremo se Andrea sarà maturato anche per affrontare l’ultima parte del percorso. La classifica mondiale li vede a pari punti, e siamo a meno cinque dall’ultima tappa: il campionato inizia da qui. Sarà una fase difficilissima e non basta avere una Ducati per vincere; si correrà a Motegi, in casa Honda, e vi saranno due tappe in Spagna tra i tifosi del #93. Continua a leggere

I “MARZIANI” NON ESISTONO (PIU’)


Nello sport contano oramai solo i fenomeni, i pluri campioni e i personaggi, tutti gli altri sono “quelli dietro”, meno interessanti, meno capaci, meno di tutto. Ecco perché la favola che sta raccontando Andrea Dovizioso al motociclismo insieme a Ducati, è un calcio a una cattiva abitudine di osservare le competizioni e una chance al mondo dei “normali”. Ricordo quando ero bambino che sognavo di correre in moto, ma avevo due complessi: quello di essere troppo alto e il fatto di portare gli occhiali da vista. Nel motociclismo di allora i piloti erano fantini che non superavano il metro e settanta, e di campioni con gli occhiali non ne avevo mai visti. Un giorno si presentò nella classe 500 Freddie Spencer, un americano che passava il metro e ottanta e portava le lenti a contatto, vincendo le gare e i mondiali: con lui imparai ad accettare i miei “difetti” e a credere in ciò che volevo realizzare. Nel Dovi intravedo quella normalità che sa di rivincita in questo mondo che, se non vivi sopra alle righe, neanche ti considera. È un gran bell’esempio per i giovani. Continua a leggere

DUCATI COME 10 ANNI FA…

Stavolta però la guida Dovizioso e non Stoner, che vinse il mondiale in quel magico 2007. Combinazione vuole che anche Lorenzo sia settimo in classifica con la metà dei punti rispetto al compagno italiano, esattamente come Capirossi all’epoca rispetto a Casey. Dunque una sola Ducati competitiva? Ho sempre ritenuto lo stile di guida di Andrea piuttosto standard, quello ideale per chi progetta moto da corsa che vuole renderle guidabili un po’ a tutti i piloti. In realtà, soprattutto qui in Austria, la Ducati l’ha guidata con grandi aspettative solo lui e abbiamo scoperto un lato di Andrea che è sempre stato nascosto da un velo trasparente, cioè quell’aggressività agonistica capace di respingere gli attacchi di un maestro del corpo a corpo come Marc Marquez; gli vale la cintura nera dei contro sorpassi. Segno che con questa moto si trova magicamente e già lo sapeva nel 2016, disposto a rinunciare a un pezzo di ingaggio pur di riprovarci quest’anno. Motore e velocità del Desmo continuano ad essere un riferimento e domenica ne aveva anche leggermente più di Honda. L’unica “rossa” tra quelle schierate a non produrre accelerazione era quella di Lorenzo, 7-8 km/h più lenta e penultima nella classifica delle top speed. Continua a leggere

NEL BOX HONDA ERA TUTTO CALCOLATO

Foto IPP/Marco Guidetti Brno 05/08/2017
Motomondiale Motociclismo
Gran Premio della Repubblica Ceca qualifiche MotoGP
nella foto : Marc Marquez (Honda hrc)
Italy Photo Press – World Copyright

La penso come Valentino Rossi che, su Marquez, ipotizza “abbia rallentato apposta” per rientrare ai box senza farsi seguire dai big. E’ vero, aveva una gomma più morbida degli altri, ma fatico a credere che potesse essere in crisi dopo un giro e un pezzo… Il cronometro è chiaro: insieme a Lorenzo, il #93 è stato il più veloce con partenza da fermo, ma anche uno dei più rapidi nel primo settore di quel secondo passaggio in cui ha deciso di rientrare ai box; in fondo al rettilineo ha toccato una velocità di punta di 20 km/h superiore al suo compagno e una decina più della Yamaha 46, come dire: trazione in uscita di curva e grip in frenata l’aveva eccome, fa quindi effetto notare il tracollo da un settore a quello successivo, cioè tra T1 e T2… E proprio da lì, ai consecutivi sorpassi subìti, Marc non ha mai risposto, ma, al contrario, ha progressivamente rallentato di qualche decimo e appena è stato passato anche da Vinales, cioè l’ultimo dei tre piloti pericolosi per la classifica mondiale col Dovi e Rossi già davanti a lui, è rientrato ai box. Pura combinazione ? Penso che Marquez sia una faina, ma anche un po’ bugiardello quando parla di “difficoltà a guidare la sua Honda” lasciando quindi spazio alla casualità e non alla strategia. Chapeau a lui e al team che si fanno trovare sempre preparati in queste condizioni. Continua a leggere

SUZUKI-IANNONE, COPPIA FLOP DELLA MOTOGP

In un campionato condizionato dall’instabilità delle gomme, pensavo che prima o poi anche loro avrebbero “bucato” la classifica. Invece stiamo assistendo al peggior fallimento della coppia Suzuki-Iannone, uno dei matrimoni più difficili della MotoGP. Andrea mi ha sempre dato l’idea di essere un pilota che, anche se lo metti su una moto che non funziona, la gara buona in una stagione te la tira fuori. E’ sempre stato veloce, generoso, “ignorante”, come si dice in gergo: sputa l’anima, ma il garone te lo fa, a costo di esagerare e di sbagliare. Se c’è un aspetto criticabile di lui è infatti proprio questo: la propensione ad andare oltre le sue possibilità, che significa però cercare il limite ad ogni occasione, senza accontentarsi. Col GP di Germania siamo esattamente a metà campionato e ad oggi ha solo 4 gare concluse a punti, che sono 28 in tutto, con un 7° posto come miglior risultato. Il suo stile con la “blu” non rende. Nelle qualifiche del Sachsenring gli sarebbero bastati 8 decimi per passare dalla fila numero 6 al pole position. Un distacco importante nelle corse, ma che è nulla se tutto parte dalla testa di un essere umano. Basta una distrazione nella vita privata, l’aria impura nel team, o la demotivazione per una moto che non ti piace, ed ecco che quei 3-4-5 decimi finiscono per appesantire il cronometro senza che te ne rendi conto. Continua a leggere

DOVI E ROSSI FAVORITI, E’ IL MONDIALE DI CHI SBAGLIA MENO

Con quattro piloti in 11 punti nella classifica mondiale è presto e difficile identificare il più forte, ma, ad occhio, vincerà chi sbaglierà meno e mostrerà costanza. Negli 8 GP fin qui disputati solo Dovizioso e Rossi sono riusciti a guidare limitando gli errori; per gli altri è un andamento “up and down”, con Vinales e Marquez che, sulla carta, sono anche più temibili degli italiani, ma concretizzano meno. Gli spagnoli corrono col talento e la spregiudicatezza dell’età giovanile, i nostri usano la maturità per leggere le gare e sono in grado di accontentarsi. Perché c’è sempre quel fenomeno della “caduta senza spiegazione” che, un po’ a sorteggio, colpisce anche i migliori. Colpa di chi e di cosa, non si sa, ma è un dato di fatto. La sensibilità di percepire in anticipo che la moto non offre il 100%, è caratteristica comune ai piloti, ma avere il coraggio di fidarsi di sé stessi per non andare oltre il limite suggerito dall’istinto, richiede una bella dose di lucidità e di sicurezza nella propria testa, e può salvare dagli errori. Ecco dunque che l’esperienza conta eccome, tanto che i 38 anni di Valentino sono senza dubbio una risorsa quando l’età non penalizza gli altri valori richiesti per correre a questo livello. Lui è la dimostrazione che nello sport, come nella vita, tutto è possibile. Continua a leggere