SUZUKI-IANNONE, COPPIA FLOP DELLA MOTOGP

In un campionato condizionato dall’instabilità delle gomme, pensavo che prima o poi anche loro avrebbero “bucato” la classifica. Invece stiamo assistendo al peggior fallimento della coppia Suzuki-Iannone, uno dei matrimoni più difficili della MotoGP. Andrea mi ha sempre dato l’idea di essere un pilota che, anche se lo metti su una moto che non funziona, la gara buona in una stagione te la tira fuori. E’ sempre stato veloce, generoso, “ignorante”, come si dice in gergo: sputa l’anima, ma il garone te lo fa, a costo di esagerare e di sbagliare. Se c’è un aspetto criticabile di lui è infatti proprio questo: la propensione ad andare oltre le sue possibilità, che significa però cercare il limite ad ogni occasione, senza accontentarsi. Col GP di Germania siamo esattamente a metà campionato e ad oggi ha solo 4 gare concluse a punti, che sono 28 in tutto, con un 7° posto come miglior risultato. Il suo stile con la “blu” non rende. Nelle qualifiche del Sachsenring gli sarebbero bastati 8 decimi per passare dalla fila numero 6 al pole position. Un distacco importante nelle corse, ma che è nulla se tutto parte dalla testa di un essere umano. Basta una distrazione nella vita privata, l’aria impura nel team, o la demotivazione per una moto che non ti piace, ed ecco che quei 3-4-5 decimi finiscono per appesantire il cronometro senza che te ne rendi conto. Continua a leggere

DOVI E ROSSI FAVORITI, E’ IL MONDIALE DI CHI SBAGLIA MENO

Con quattro piloti in 11 punti nella classifica mondiale è presto e difficile identificare il più forte, ma, ad occhio, vincerà chi sbaglierà meno e mostrerà costanza. Negli 8 GP fin qui disputati solo Dovizioso e Rossi sono riusciti a guidare limitando gli errori; per gli altri è un andamento “up and down”, con Vinales e Marquez che, sulla carta, sono anche più temibili degli italiani, ma concretizzano meno. Gli spagnoli corrono col talento e la spregiudicatezza dell’età giovanile, i nostri usano la maturità per leggere le gare e sono in grado di accontentarsi. Perché c’è sempre quel fenomeno della “caduta senza spiegazione” che, un po’ a sorteggio, colpisce anche i migliori. Colpa di chi e di cosa, non si sa, ma è un dato di fatto. La sensibilità di percepire in anticipo che la moto non offre il 100%, è caratteristica comune ai piloti, ma avere il coraggio di fidarsi di sé stessi per non andare oltre il limite suggerito dall’istinto, richiede una bella dose di lucidità e di sicurezza nella propria testa, e può salvare dagli errori. Ecco dunque che l’esperienza conta eccome, tanto che i 38 anni di Valentino sono senza dubbio una risorsa quando l’età non penalizza gli altri valori richiesti per correre a questo livello. Lui è la dimostrazione che nello sport, come nella vita, tutto è possibile. Continua a leggere

LORENZO-DUCATI PEGGIO DI ROSSI 2011

epa06020949 Spanish MotoGP rider Jorge Lorenzo of Ducati in action during the qualifying session ahead of the Catalonia Motorcycle Grand Prix at the racetrack of Montmelo in Barcelona, Spain, 10 June 2017. The Catalan motorcycle Grand Prix will be held on 11 June 2017. EPA/ALEJANDRO GARCIA

Chi va in Ducati riparte da zero. E’ una moto che sembra infischiarsene dei titoli mondiali che un pilota si è guadagnato in carriera: con lei è tutta un’altra storia, perché é “maschia”, caratteriale, con un motore brutale e la guida forte. O sei come lei, oppure devi provare ad adeguarti, il contrario non esiste. Dovizioso è alla quinta stagione, ma ha iniziato ad andare bene alla terza e ora è in palla più che mai. Jorge Lorenzo, alla settima gara, è ancora in alto mare, inutile negarlo: non guida ancora come vorrebbe, è lui stesso a dirlo. C’è comunque chi riconosce una crescita graduale, altri che invece lo danno per perso, non è la moto per lui: la verità è che, se non vinci, ogni giudizio diventa relativo. Come giudichiamo quindi il debutto del campione maiorchino ? Tecnicamente credo sia uno dei più difficili passaggi in Ducati, almeno per due motivi: il primo riguarda la sua esperienza in MotoGP, dove ha corso dal 2008 al 2016 in sella a quella che viene definita la moto più facile, cioè la Yamaha: ha la ciclistica migliore, un telaio equilibrato e un motore dolce, forse il meno potente della truppa; l’esatto opposto della Ducati. E poi c’è la questione gomme: la complessità della Michelin di certo non favorisce l’armonia di guida, dato che spesso rappresenta la variante incontrollabile del week end di gara. Continua a leggere

LA RIVOLUZIONE DELLA “CLASSE OPERAIA”

Ducati’s rider Italian Andrea Dovizioso, winner, competes during the Moto GP Grand Prix at the Mugello race track on June 4, 2017.
Ducati’s Andrea Dovizioso thrilled the home crowds with a stirring MotoGP victory at Mugello on Sunday that saw him edge championship leader Maverick Vinales.
Another Italian, Danilo Petrucci, was third while veteran superstar Valentino Rossi of Yamaha won plaudits for racing in pain from a training accident and finishing fourth having set the early pace.
/ AFP PHOTO / Tiziana FABI

Il Mugello ha aperto le porte del paradiso a chi lavora da sempre con sacrificio, senza mollare. Piloti che in carriera hanno incontrato più salite che discese, gente che sa cosa vuol dire guadagnarsela sul campo più di chi consideriamo “fenomeno” in questo mestiere. Con loro è sembrato di vincere anche a noi gente comune e si è accesa quella speranza che ci fa dire: allora tutto si può, basta volerlo con forza, convinzione, tenacia. Da Andrea Migno in Moto3, puro e genuino come piace alla gente, ma che ad oggi ancora non aveva convinto nel mondiale, a quel Mattia Pasini che batte gli altri con una forza mentale che possiede solo chi è costretto a partire fisicamente in svantaggio, ma crede in sé: fenomenale e di insegnamento per tutti. E poi il nobile Andrea Dovizioso, che non perde lucidità né il contatto con la terra neanche quando gli altri, al suo posto, si sarebbero tolti degli scogli dallo stivale. Ha commosso la Ducati, nonostante rappresenti da sempre la “seconda scelta”; ha unito tifosi e partigiani di ogni sorta, di ogni colore e origine sportiva, perché solo lui ha questa potenza. Un rispetto che il Dovi si è guadagnato negli anni, più di moltissimi altri “fenomeni”, perché è il primo a rispettare gli altri, ad onorare il giusto e rimanere nei ranghi come il migliore dei professionisti. Continua a leggere

LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente. Continua a leggere

LA MICHELIN STA SNATURANDO LE GARE

Monster Yamaha Team’s French rider Johan Zarco competes during the Spanish Red Bull Grand Prix MotoGP at Jerez de la Frontera race track on May 7, 2017. / AFP PHOTO / CRISTINA QUICLER

E’ impressionante come ad ogni gara MotoGP si perdano i riferimenti e possa ribaltarsi la classifica rispetto alla gara precedente. Un campionato equilibrato ? Così ci dicono, coi valori in campo livellati fra moto e piloti. Rispetto alle gare in moto come sono sempre state (e come sono in altri campionati) non c’è più distinzione fra i primi della classe e gli altri; il talento dei migliori piloti pareggia il livello con quelli delle seconde file e non c’è più differenza nemmeno fra moto vecchie e nuove. Un giorno comandi, un altro sei out, per poi magari tornare su alla gara successiva. Ma le gare in moto hanno sempre riconosciuto i loro leader. Ricordate gli anni della Bridgestone ? Lorenzo, Rossi, Marquez e Pedrosa, sempre gli stessi che, a rotazione, si davano battaglia con l’inserimento occasionale di qualche bel nome. Idem gli anni precedenti, quando non esisteva il monogmma e la MotoGP si chiamava 500: Doohan, Rainey, Schwantz, sempre loro, come anche in Superbike, nella storia come adesso: Rea la domina, con Davies e Melandri subito lì. Quanto vale dunque il podio di domenica di Lorenzo ? E quanto la prestazione di Zarco ? La MotoGP con l’era Michelin è cambiata parecchio. Nell’ambiente dei gommisti c’è chi dice che i francesi non abbiano mai saputo fare pneumatici tutti uguali e può capitare anche di essere penalizzati: chiedere a Tardozzi per conferma, mi suggeriscono, quando correva con la Bimota. Continua a leggere

DAI SORPASSI DISTINGUIAMO IL CARATTERE DEI PILOTI

Lo spettacolo nel motociclismo nasce dalle manovre al limite e dai sorpassi impossibili, che spesso accendono i toni fra chi li compie e chi li incassa. Ricordate l’Australia? Lowes e Melandri in Superbike, ma anche Rolfo spinto fuori pista da Mahias durante l’arrivo in Supersport. La 600 è ancora al centro degli eccessi in Thalinadia con Kyle Smith “senza freni” che viene punito (eccessivamente secondo me) con la squalifica dalla gara. Le corse in moto sono così, nella MotoGP di Argentina si è lamentato persino l’equilibrato Dovizioso della resistenza dura di Petrucci, mentre ad Austin l’ha fatto Rossi con Zarco, colpevole di essersi infilato in traiettoria con verve all’ultimo istante stile Moto2 e costringendo Valentino a compiere un “taglio” di pista poi sanzionato. Sanzione per altro discutibile nella sua applicazione, seppur non abbia pesato sul risultato. Il sorpasso aggressivo identifica il profilo del pilota: ricordate il povero Simoncelli? Era temuto in pista, come lo è oggi Iannone o lo stesso Marquez, perché gente disposta ad andare ben oltre i limiti a costo di rimetterci del proprio; sono quei piloti che non vorresti mai dietro di te. Anche Zarco ha ricevuto il primo cartellino giallo dai suoi avversari: è nuovo della MotoGP ed è benvenuto nella lotta, ma non deve eccedere, altrimenti qualcuno penserà a ridimensionarlo. Questo sembrerebbe il senso della stilettata di Rossi, che le entrate cattive è capace di eseguirle meglio di lui, ma nei momenti che contano della corsa. Continua a leggere

LA CADUTA DEL PILOTA: MOMENTO “RELIGIOSO”, NON DI SPETTACOLO

Pensavo alle tante cadute nell’ultimo GP Argentina e agli incidenti che di recente hanno strappato la vita ai due francesi Anthony Delhalle e Adrien Protat, in nemmeno 20 giorni l’uno dall’altro. Chi va in moto ci pensa, “è toccato a lui, ma poteva succedere a me…”. La caduta è il primo avversario contro cui combatte il pilota. Cadere fa paura, ma a volte è utile: serve a trovare il limite e a riconoscerlo per non oltrepassarlo. Quando da troppo tempo “si sta in piedi”, per il pilota diventa quasi un’ossessione dover cadere, perché sa che lo schiaffo a terra prima o poi arriverà, la statistica non mente. Un’innocua scivolata può ridare tranquillità. In una caduta ciò che conta, oltre alle conseguenze fisiche, sono quelle della mente, che può reagire in modi opposti. Marquez ad esempio è un tritasassi.

Spanish biker Marc Marquez stands next to his Honda after falling during the MotoGP race of the Argentina Grand Prix at Termas de Rio Hondo circuit, in Santiago del Estero, Argentina on April 9, 2017. / AFP PHOTO / JUAN MABROMATA

Ha una media di errori piuttosto elevata e ricordo il botto a 300 all’ora al Mugello in pieno rettilineo. Niente di grave per fortuna, ma un volo così rischiava di mandare in tilt la testa del giovane spagnolo. In crisi ci è finito invece il ventitreenne Reiterberger dopo un brutto high side a Misano e dal quale non ha ancora trovato la via d’uscita; le vertebre sono più a posto della sua condizione mentale al punto che, notizia recente, ha preferito lasciare il mondiale e tornare al campionato nazionale per ritrovare sé stesso innanzitutto. Il rapporto con la paura di chi va in moto non è uguale per tutti. Una cosa che ad esempio ho sempre temuto negli anni che ho corso era di finire su una carrozzella, ecco perché ammiro particolarmente chi in quella condizione ci vive: credo debba avere una forza mentale speciale, possedere uno spirito interiore che noi ci sogniamo. Continua a leggere

IL MEZZO SECONDO DELLA DOMENICA

Sembra di essere tornati ai tempi in cui “giocava” contro Gibernau, Ukawa e Barros. Valentino Rossi, in quel periodo, ha sempre corso gare vivaci e furbe, rendendole spettacolari per quel po’ di margine che riusciva spesso a conservare fino alla fine: partiva dietro e poi vinceva. E’ stato un periodo epico per lui e per lo spettacolo, ricordo ancora i titoli sui giornali che evidenziavano la capacità di risolvere i problemi della messa a punto della sua moto soltanto nel warm up. La sensazione è di essere tornati ai tempi del “coniglio nel cappello” della domenica del 46, perché quel mezzo secondo guadagnato sul ritmo in Argentina dopo prove e warm up disastrosi, ha del fenomenale. Se non fosse un campionato monogomma penserei al pneumatico “su misura”, come si usava una volta quando era legittimo costruirlo; era l’unica componente tecnica della moto che poteva dare tanto vantaggio a un pilota. Per eliminare i dubbi di chi continua a mal pensare credo che Michelin dovrebbe lasciare scegliere liberamente le gomme ai team facendo “pescare nel mucchio”, anziché consegnarle specificatamente a ogni box, ma sarà possibile tecnicamente ? Continua a leggere

DALL’INDONESIA IL PERICOLO DEGLI SCARICHI “FAKE”

Il mondo delle corse punta moltissimo sui paesi asiatici e arricchisce suo malgrado il mercato delle contraffazioni, che dopo aver riguardato le imitazioni dei caschi, delle minimoto o dell’abbigliamento tecnico, intensifica la “copia” delle componenti tecniche. Tutta merce che nasce dai mercati del sud est asiatico, in particolare in Indonesia dove c’è un quartiere, quello di Purbalingga, in cui tante società artigianali (senza ragione sociale) si sono specializzate a realizzare la replica degli scarichi delle moto da corsa…contraffatti: ne circolano oltre mezzo milione, un’infinità. Capirete che è molto diverso che acquistare l’imitazione di un paio di Nike, di Ray-Ban o di un Rolex: nel caso dei terminali di scarico, sono l’affidabilità e la sicurezza ad essere colpite. “La prima volta ci è stato segnalato da un turista italiano a Bangkok che aveva notato moltissimi scooter 150 a tre marce, dove là c’è un mercato attivissimo, equipaggiati con scarichi col nostro marchio e che ovviamente noi non produciamo. Ora il mercato si sta orientando verso le mille supersportive e anche in Europa arrivano le prime imitazioni”. E’ la denuncia di Stefano Lavazza e Marco De Rossi, proprietari della SC-Project, una delle maggiori aziende italiane produttrici di scarichi per moto da competizione e stradali, che ci aiutano a capire quali sono i rischi che si corrono acquistando un “fake”. Riguardano i marchi più affermati nel mondo delle corse, come anche Akrapovic e Arrow presenti in MotoGP e Superbike, seppur l’ispirazione più forte giunga da Moto2, Moto3 e Supersport 600, categorie giudicate interessanti perché alla portata dei piloti locali per uno sport in fase di espansione. Continua a leggere