5 GARE PER IL MONDIALE: CONTERA’ PIU’ LA TESTA DELLA MOTO

A Misano é venuto fuori il Marquez dei 5 mondiali, capace di fare la differenza più con la testa che con la moto. Basta vedere le posizioni delle altre Honda per apprezzare il suo talento. Solo contro tutti, Ducati in primis. Perché, a sei gare dalla fine del campionato, una parte del tifo italiano si aspettava che Lorenzo, Petrucci e Pirro potessero dare una mano a Dovizioso già a Misano. Certo, il potenziale Ducati era superiore, lo si è visto con l’arrivo di massa delle “rosse”nelle prime posizioni. Ma il discorso è sempre quello: il motociclismo è uno sport individuale, è forse più giusto parlare di aiuti all’ultima gara, al massimo alla penultima. Dovizioso vogliamo ritenerlo all’altezza di un mondiale e se lo deve prendere con le unghie come sta facendo Marc. D’ora in avanti vedremo se Andrea sarà maturato anche per affrontare l’ultima parte del percorso. La classifica mondiale li vede a pari punti, e siamo a meno cinque dall’ultima tappa: il campionato inizia da qui. Sarà una fase difficilissima e non basta avere una Ducati per vincere; si correrà a Motegi, in casa Honda, e vi saranno due tappe in Spagna tra i tifosi del #93. Continua a leggere

I “MARZIANI” NON ESISTONO (PIU’)


Nello sport contano oramai solo i fenomeni, i pluri campioni e i personaggi, tutti gli altri sono “quelli dietro”, meno interessanti, meno capaci, meno di tutto. Ecco perché la favola che sta raccontando Andrea Dovizioso al motociclismo insieme a Ducati, è un calcio a una cattiva abitudine di osservare le competizioni e una chance al mondo dei “normali”. Ricordo quando ero bambino che sognavo di correre in moto, ma avevo due complessi: quello di essere troppo alto e il fatto di portare gli occhiali da vista. Nel motociclismo di allora i piloti erano fantini che non superavano il metro e settanta, e di campioni con gli occhiali non ne avevo mai visti. Un giorno si presentò nella classe 500 Freddie Spencer, un americano che passava il metro e ottanta e portava le lenti a contatto, vincendo le gare e i mondiali: con lui imparai ad accettare i miei “difetti” e a credere in ciò che volevo realizzare. Nel Dovi intravedo quella normalità che sa di rivincita in questo mondo che, se non vivi sopra alle righe, neanche ti considera. È un gran bell’esempio per i giovani. Continua a leggere

DUCATI COME 10 ANNI FA…

Stavolta però la guida Dovizioso e non Stoner, che vinse il mondiale in quel magico 2007. Combinazione vuole che anche Lorenzo sia settimo in classifica con la metà dei punti rispetto al compagno italiano, esattamente come Capirossi all’epoca rispetto a Casey. Dunque una sola Ducati competitiva? Ho sempre ritenuto lo stile di guida di Andrea piuttosto standard, quello ideale per chi progetta moto da corsa che vuole renderle guidabili un po’ a tutti i piloti. In realtà, soprattutto qui in Austria, la Ducati l’ha guidata con grandi aspettative solo lui e abbiamo scoperto un lato di Andrea che è sempre stato nascosto da un velo trasparente, cioè quell’aggressività agonistica capace di respingere gli attacchi di un maestro del corpo a corpo come Marc Marquez; gli vale la cintura nera dei contro sorpassi. Segno che con questa moto si trova magicamente e già lo sapeva nel 2016, disposto a rinunciare a un pezzo di ingaggio pur di riprovarci quest’anno. Motore e velocità del Desmo continuano ad essere un riferimento e domenica ne aveva anche leggermente più di Honda. L’unica “rossa” tra quelle schierate a non produrre accelerazione era quella di Lorenzo, 7-8 km/h più lenta e penultima nella classifica delle top speed. Continua a leggere

NEL BOX HONDA ERA TUTTO CALCOLATO

Foto IPP/Marco Guidetti Brno 05/08/2017
Motomondiale Motociclismo
Gran Premio della Repubblica Ceca qualifiche MotoGP
nella foto : Marc Marquez (Honda hrc)
Italy Photo Press – World Copyright

La penso come Valentino Rossi che, su Marquez, ipotizza “abbia rallentato apposta” per rientrare ai box senza farsi seguire dai big. E’ vero, aveva una gomma più morbida degli altri, ma fatico a credere che potesse essere in crisi dopo un giro e un pezzo… Il cronometro è chiaro: insieme a Lorenzo, il #93 è stato il più veloce con partenza da fermo, ma anche uno dei più rapidi nel primo settore di quel secondo passaggio in cui ha deciso di rientrare ai box; in fondo al rettilineo ha toccato una velocità di punta di 20 km/h superiore al suo compagno e una decina più della Yamaha 46, come dire: trazione in uscita di curva e grip in frenata l’aveva eccome, fa quindi effetto notare il tracollo da un settore a quello successivo, cioè tra T1 e T2… E proprio da lì, ai consecutivi sorpassi subìti, Marc non ha mai risposto, ma, al contrario, ha progressivamente rallentato di qualche decimo e appena è stato passato anche da Vinales, cioè l’ultimo dei tre piloti pericolosi per la classifica mondiale col Dovi e Rossi già davanti a lui, è rientrato ai box. Pura combinazione ? Penso che Marquez sia una faina, ma anche un po’ bugiardello quando parla di “difficoltà a guidare la sua Honda” lasciando quindi spazio alla casualità e non alla strategia. Chapeau a lui e al team che si fanno trovare sempre preparati in queste condizioni. Continua a leggere

SUZUKI-IANNONE, COPPIA FLOP DELLA MOTOGP

In un campionato condizionato dall’instabilità delle gomme, pensavo che prima o poi anche loro avrebbero “bucato” la classifica. Invece stiamo assistendo al peggior fallimento della coppia Suzuki-Iannone, uno dei matrimoni più difficili della MotoGP. Andrea mi ha sempre dato l’idea di essere un pilota che, anche se lo metti su una moto che non funziona, la gara buona in una stagione te la tira fuori. E’ sempre stato veloce, generoso, “ignorante”, come si dice in gergo: sputa l’anima, ma il garone te lo fa, a costo di esagerare e di sbagliare. Se c’è un aspetto criticabile di lui è infatti proprio questo: la propensione ad andare oltre le sue possibilità, che significa però cercare il limite ad ogni occasione, senza accontentarsi. Col GP di Germania siamo esattamente a metà campionato e ad oggi ha solo 4 gare concluse a punti, che sono 28 in tutto, con un 7° posto come miglior risultato. Il suo stile con la “blu” non rende. Nelle qualifiche del Sachsenring gli sarebbero bastati 8 decimi per passare dalla fila numero 6 al pole position. Un distacco importante nelle corse, ma che è nulla se tutto parte dalla testa di un essere umano. Basta una distrazione nella vita privata, l’aria impura nel team, o la demotivazione per una moto che non ti piace, ed ecco che quei 3-4-5 decimi finiscono per appesantire il cronometro senza che te ne rendi conto. Continua a leggere

DOVI E ROSSI FAVORITI, E’ IL MONDIALE DI CHI SBAGLIA MENO

Con quattro piloti in 11 punti nella classifica mondiale è presto e difficile identificare il più forte, ma, ad occhio, vincerà chi sbaglierà meno e mostrerà costanza. Negli 8 GP fin qui disputati solo Dovizioso e Rossi sono riusciti a guidare limitando gli errori; per gli altri è un andamento “up and down”, con Vinales e Marquez che, sulla carta, sono anche più temibili degli italiani, ma concretizzano meno. Gli spagnoli corrono col talento e la spregiudicatezza dell’età giovanile, i nostri usano la maturità per leggere le gare e sono in grado di accontentarsi. Perché c’è sempre quel fenomeno della “caduta senza spiegazione” che, un po’ a sorteggio, colpisce anche i migliori. Colpa di chi e di cosa, non si sa, ma è un dato di fatto. La sensibilità di percepire in anticipo che la moto non offre il 100%, è caratteristica comune ai piloti, ma avere il coraggio di fidarsi di sé stessi per non andare oltre il limite suggerito dall’istinto, richiede una bella dose di lucidità e di sicurezza nella propria testa, e può salvare dagli errori. Ecco dunque che l’esperienza conta eccome, tanto che i 38 anni di Valentino sono senza dubbio una risorsa quando l’età non penalizza gli altri valori richiesti per correre a questo livello. Lui è la dimostrazione che nello sport, come nella vita, tutto è possibile. Continua a leggere

LORENZO-DUCATI PEGGIO DI ROSSI 2011

epa06020949 Spanish MotoGP rider Jorge Lorenzo of Ducati in action during the qualifying session ahead of the Catalonia Motorcycle Grand Prix at the racetrack of Montmelo in Barcelona, Spain, 10 June 2017. The Catalan motorcycle Grand Prix will be held on 11 June 2017. EPA/ALEJANDRO GARCIA

Chi va in Ducati riparte da zero. E’ una moto che sembra infischiarsene dei titoli mondiali che un pilota si è guadagnato in carriera: con lei è tutta un’altra storia, perché é “maschia”, caratteriale, con un motore brutale e la guida forte. O sei come lei, oppure devi provare ad adeguarti, il contrario non esiste. Dovizioso è alla quinta stagione, ma ha iniziato ad andare bene alla terza e ora è in palla più che mai. Jorge Lorenzo, alla settima gara, è ancora in alto mare, inutile negarlo: non guida ancora come vorrebbe, è lui stesso a dirlo. C’è comunque chi riconosce una crescita graduale, altri che invece lo danno per perso, non è la moto per lui: la verità è che, se non vinci, ogni giudizio diventa relativo. Come giudichiamo quindi il debutto del campione maiorchino ? Tecnicamente credo sia uno dei più difficili passaggi in Ducati, almeno per due motivi: il primo riguarda la sua esperienza in MotoGP, dove ha corso dal 2008 al 2016 in sella a quella che viene definita la moto più facile, cioè la Yamaha: ha la ciclistica migliore, un telaio equilibrato e un motore dolce, forse il meno potente della truppa; l’esatto opposto della Ducati. E poi c’è la questione gomme: la complessità della Michelin di certo non favorisce l’armonia di guida, dato che spesso rappresenta la variante incontrollabile del week end di gara. Continua a leggere

LA RIVOLUZIONE DELLA “CLASSE OPERAIA”

Ducati’s rider Italian Andrea Dovizioso, winner, competes during the Moto GP Grand Prix at the Mugello race track on June 4, 2017.
Ducati’s Andrea Dovizioso thrilled the home crowds with a stirring MotoGP victory at Mugello on Sunday that saw him edge championship leader Maverick Vinales.
Another Italian, Danilo Petrucci, was third while veteran superstar Valentino Rossi of Yamaha won plaudits for racing in pain from a training accident and finishing fourth having set the early pace.
/ AFP PHOTO / Tiziana FABI

Il Mugello ha aperto le porte del paradiso a chi lavora da sempre con sacrificio, senza mollare. Piloti che in carriera hanno incontrato più salite che discese, gente che sa cosa vuol dire guadagnarsela sul campo più di chi consideriamo “fenomeno” in questo mestiere. Con loro è sembrato di vincere anche a noi gente comune e si è accesa quella speranza che ci fa dire: allora tutto si può, basta volerlo con forza, convinzione, tenacia. Da Andrea Migno in Moto3, puro e genuino come piace alla gente, ma che ad oggi ancora non aveva convinto nel mondiale, a quel Mattia Pasini che batte gli altri con una forza mentale che possiede solo chi è costretto a partire fisicamente in svantaggio, ma crede in sé: fenomenale e di insegnamento per tutti. E poi il nobile Andrea Dovizioso, che non perde lucidità né il contatto con la terra neanche quando gli altri, al suo posto, si sarebbero tolti degli scogli dallo stivale. Ha commosso la Ducati, nonostante rappresenti da sempre la “seconda scelta”; ha unito tifosi e partigiani di ogni sorta, di ogni colore e origine sportiva, perché solo lui ha questa potenza. Un rispetto che il Dovi si è guadagnato negli anni, più di moltissimi altri “fenomeni”, perché è il primo a rispettare gli altri, ad onorare il giusto e rimanere nei ranghi come il migliore dei professionisti. Continua a leggere

LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente. Continua a leggere

LA MICHELIN STA SNATURANDO LE GARE

Monster Yamaha Team’s French rider Johan Zarco competes during the Spanish Red Bull Grand Prix MotoGP at Jerez de la Frontera race track on May 7, 2017. / AFP PHOTO / CRISTINA QUICLER

E’ impressionante come ad ogni gara MotoGP si perdano i riferimenti e possa ribaltarsi la classifica rispetto alla gara precedente. Un campionato equilibrato ? Così ci dicono, coi valori in campo livellati fra moto e piloti. Rispetto alle gare in moto come sono sempre state (e come sono in altri campionati) non c’è più distinzione fra i primi della classe e gli altri; il talento dei migliori piloti pareggia il livello con quelli delle seconde file e non c’è più differenza nemmeno fra moto vecchie e nuove. Un giorno comandi, un altro sei out, per poi magari tornare su alla gara successiva. Ma le gare in moto hanno sempre riconosciuto i loro leader. Ricordate gli anni della Bridgestone ? Lorenzo, Rossi, Marquez e Pedrosa, sempre gli stessi che, a rotazione, si davano battaglia con l’inserimento occasionale di qualche bel nome. Idem gli anni precedenti, quando non esisteva il monogmma e la MotoGP si chiamava 500: Doohan, Rainey, Schwantz, sempre loro, come anche in Superbike, nella storia come adesso: Rea la domina, con Davies e Melandri subito lì. Quanto vale dunque il podio di domenica di Lorenzo ? E quanto la prestazione di Zarco ? La MotoGP con l’era Michelin è cambiata parecchio. Nell’ambiente dei gommisti c’è chi dice che i francesi non abbiano mai saputo fare pneumatici tutti uguali e può capitare anche di essere penalizzati: chiedere a Tardozzi per conferma, mi suggeriscono, quando correva con la Bimota. Continua a leggere