CAMPIONI SI NASCE

Melandri è stato grande. In Superbike è il riferimento dei piloti italiani come lo è Rossi in Motogp. Passano gli anni, invecchiano, stanno lontani dalle corse per un po’ come ha fatto Biaggi e lo stesso Marco, ma non sbiadiscono mai. E quando tornano, lasciano il segno. Vedi Max a Misano e Sepang nel 2015, penso allo Stoner degli ultimissimi test, guardo il Melandri di Phillip Island. Non c’è niente da fare, hanno quel qualcosa in più che gli altri non avranno mai. I nostri migliori piloti degli anni ’90, lo sono ancora oggi. Chi tende a mettere in evidenza l’aspetto caratteriale di Melandri, non ha occhio profondo per riconoscere e giudicare la bontà del pilota, che poi è ciò che conta di più nelle corse e che emoziona chi guarda da fuori. È un cavallo di razza e lo sta dimostrando. Abbiamo finito il 2016 convinti che solo Chaz Davies potesse guidare la Ducati da super eroe. Ci eravamo fatti l’idea che la Panigale non fosse per tutti. Oggi Marco ha corso forse la gara più difficile dell’anno: era la prima, carica di aspettativa, su una pista in cui la strategia legata al consumo delle gomme è più importante che su qualsiasi altro tracciato; non correva da un anno e mezzo, perdendo l’abitudine alla bagarre, e non aveva mai usato una bicilindrica in carriera. Continua a leggere

VINALES COME STONER: VELOCE SUBITO, CON TUTTO

Anche in MotoGP, dove l’elettronica è sempre più evoluta e l’aerodinamica segue oramai la scia della Formula Uno, rimane il pilota a fare la differenza. Vinales è l’ultimo esempio di genialità: non aveva mai visto la M1 e a Valencia, al primo test di fine 2016, ha “battezzato” la truppa degli avversari staccando Marquez addirittura di 2 decimi, non so se mi spiego: the world champion, fresco di titolo e pilota Honda alla quinta stagione, messo dietro da uno che partiva da zero con tutto, moto e squadra. 2 decimi sono tanti, in un circuito che è un catino, piccolo, corto e tortuoso, dove il distacco tra il primo e l’ultimo è mediamente di un paio di secondi. E se il compagno Rossi conquistava solo il 7° posto, a 734 millesimi, il campanello d’allarme in Yamaha avrebbe dovuto suonare. Perché poi le cose non sono andate meglio e a Sepang la storia si è ripetuta con Vinales davanti a tutti. Per lui ogni pista diventa nuova in sella alla M1, ma la velocità di adattamento del ventiduenne è supersonica. Risultato: un altro decimo e mezzo a Marquez, subito dietro, e 221 millesimi alla migliore M1, quella di Rossi, che invece è 6°. Dal circuito lento a quello veloce, entrambi di moderna progettazione, per concludere la terza sessione di test nel tempio antico della velocità pura: Phillip Island, fatto di curvoni veloci, percorrenza e tratti da pelo sullo stomaco. Vinales è di nuovo il numero uno e stacca la Honda campione di quasi 3 decimi, che diventano 9 per il compagno Valentino. Continua a leggere

AUSTRALIA: SUPERBIKE CONTRO MOTOGP

db28a9c5-685a-4739-a32e-09a203c21d91Superbike e MotoGP hanno girato sulla stessa pista a distanza di poche ore e in condizioni molto simili. Il primo pensiero va al cronometro: in quanto hanno girato ? Tra Vinales (Suzuki) e Sykes (Kawasaki) non ci sono nemmeno 2 secondi. Siamo solo al primo giorno di prove della SBK, contro i tre svolti dalla categoria regina, è la ragione per cui credo che già domani, meteo permettendo, il gap si riduca un altro po’. Ovvio, le nuove Michelin e l’elettronica meno sofisticata della MotoGP hanno la loro influenza, però mi convinco sempre più di una cosa: l’esasperazione tecnica del prodotto di serie ha raggiunto livelli notevolissimi. “Le case motociclistiche progettano il meglio per i loro prodotti e i telai offrono basi decisamente difficili da migliorare tecnicamente “, afferma Giuseppe Andreani, che, con Andreani Group, mette a punto le sospensioni della gran parte di moto presenti nel paddock. “Le forcelle per la SBK hanno un costo contenuto entro i 10.000 euro, in MotoGP è tutto libero e ogni prodotto è sviluppato sulle necessità delle singole case. Dispongono dell’ultima novità e della migliore tecnologia”. Continua a leggere

GIORGIO BARBIER: “AUSTRALIA, LA GARA PIU’ DURA”

1Per la Superbike inizia il countdown, fra poco scattano i test a Phillip Island. E’ la pista nemica di ogni gommista e Giorgio Barbier, responsabile del racing per le moto in casa Pirelli, sottolinea: “Il problema più grande è il surriscaldamento della spalla sinistra. Quella serie di curve finali, dove si passa dalla prima alla sesta marcia, in accelerazione, appoggiati sull’angolo del pneumatico, è distruttivo per la gomma e non esistono soluzioni. Lo dissi anche a Dorna: risolveremmo tecnicamente il problema solo introducendo nella pista una variante in grado di spezzare il ritmo. In alternativa, la soluzione rimane nelle mani di piloti e team”. Sia chiaro: la questione riguarda tutti i gommisti e si presenta anche nel campionato nazionale australiano, tanto per dire (nella foto in basso, una gomma MotoGP dopo 11 giri a Phillip Island). E’ un circuito di vecchia concezione. L’elevata temperatura della gomma protratta nel tempo può provocare al suo interno, fra l’intreccio delle tele e la mescola, una sorta di fusione delle particelle che da origine a crateri, cioè al distaccamento parziale di alcuni pezzi di pneumatico. Ma Barbier sottolinea: “Capisco il brutto effetto visivo, finchè il problema è questo non ci sono rischi per la sicurezza dei nostri piloti, ma solo un handicap nella velocità di percorrenza e accelerazione. Diverso se si parla di fenomeno di chunking, quando cioè a staccarsi sono strisce intere di gomma”. Continua a leggere