SARA’ UN ALTRO GIUGLIANO

0032_P06_Giugliano_actionComunque andranno le cose in futuro, Davide è cresciuto. Domenica è stato il migliore Giugliano di sempre. A volte non è il gradino più alto del podio a sancire la maturità di un pilota, ma la “bella gara”, dove testa e strategia prendono spazio, specie se, come lui, sei attanagliato dai fantasmi che combatti senza mai cantare vittoria. Prima gli infortuni, il dolore, l’assenza dalle corse e la mancanza di competitività che allontana dalle certezze. Ecco quindi apparire il fantasma della paura, la paura di farsi male, di sbagliare ancora una volta, ma, soprattutto, paura di non essere all’altezza di dove sei. Oggi il trionfo è tutto di Davide, quello morale e umano, anche se lo sport ha assegnato la corsa a un signor pilota e bravo ragazzo di nome Hayden. La Ducati numero 34 partiva dalla terza fila, col nono tempo e un macigno da digerire: quella gara del sabato avara di gloria, un sesto posto a 20 secondi dal primo. Quando la pioggia sembrava aver rovinato la festa, ecco il regalo più bello concesso al pilota romano e alla Panigale. Ci ha messo poco a venire su, sorpassando a destra e a sinistra con la sua solita guida composta, pulita, disegnando linee tonde e senza mai dare il senso di essere oltre confine. Gli ha stangati tutti, con la velocità che gli manca sull’asciutto. Poi quell’attimo di timidezza trovandosi Chaz Davies davanti. Lo rallentava sulle curve più ampie, ma non ci provava, anche perché guidava con freddezza e decisione il biondo inglese. E per qualche giro si è avuta l’impressione che Davide si fosse arenato lì dietro, per paura di sbagliare, di strafare, di toccare il suo compagno di squadra che, oggi più che mai, può puntare al titolo mondiale. Continua a leggere

CORRERE: AMORE INFINITO

C_29_fotogallery_1010749__ImageGallery__imageGalleryItem_4_imageUn pilota non smetterebbe mai di correre. La passione è passione, a qualsiasi livello. Vi faccio tre nomi, che, detti così, non vi diranno nulla se non siete abbastanza “malati di moto”: Giovanni Burlando, 75 anni e oltre 20 titoli italiani nelle gare in salita, è ancora in attività; Sauro Valentini, specialista dei trofei monomarca, corre dagli anni ’70 ed Enzo Chiapello, classe ’49, disputa l’italiano Superbike su un’Aprilia RSV4, ma è in pista dall’’80. Sono appassionati, prima che piloti, uomini che stanno bene così, in sella a una moto da corsa. E sono felice che Max Biaggi sia oggi uno di loro, che abbia avuto lo stesso approccio in questo ritorno, perché lo sento più vicino anche a me, a noi gente comune innamorata delle corse. Non ha avuto paura dell’ingombro di una carriera costellata di successi e iniziata nel 1989; non ha avuto paura dei suoi 44 anni. E non l’ha fatto per soldi. Ha lasciato battere il cuore di passione ed è tornato veloce a Sepang, una pista che non ci emozionava più da quel maledetto 23 ottobre 2011. Continua a leggere