SORPASSI “CATTIVI”: DA ROSSI, A SIMONCELLI, A MARQUEZ…

Guai se si “normalizzasse” il sorpasso nel motociclismo: perderemmo la spettacolarità e il senso dell’impossibile che noi appassionati tendiamo a mitizzare. Se non fossero stati così generosi e aggressivi in alcune gare, non ci saremmo innamorati del povero Simoncelli e di Iannone. La sicurezza però è importante e ogni tanto la campanella va suonata anche in una classe come la MotoGP, dove c’è molta più consapevolezza che in altre categorie, come dire: da una parte il wrestlyng, dall’altra, come Moto3, Supersport 300 e Superstock 1000, la boxe birmana, dove vale tutto, anche le testate. Marquez è Marquez, è così da sempre, con tutti gli eccessi possibili. La sua ricca carriera non ha una fedina penale “omicida” più di altri, non mi sento di definirlo pericoloso, ma sicuramente va regolato. Chi lo farà ? Il team HRC è diretto oggi dall’esperienza di un ex pilota “cattivo” come Alberto Puig, un duro, dalla mentalità sportiva spregiudicata come lo era una volta il motociclismo. Quindi dovrà pensarci la direzione gara, ammesso che desideri regolare lo spettacolo. Là dentro non esistono piloti amici, non esiste buonismo e nemmeno la paura di correre in moto. Quando hai il casco ti trasformi, c’è l’adrenalina, e quando arranchi diventi ancora più cattivo, perdendo umanità. Obiettivo: vincere. Domenica, con le condizioni difficili dell’asfalto mezzo bagnato, di errori se ne sono visti un sacco: era facile arrivare lunghi, c’era meno controllo a moto piegata, coi freni in mano. Continua a leggere

FERMATI GIUGLIANO !

giuglianoAncora una caduta per Davide. L’ennesima. Stavolta ho tremato per lui. Un brutto high-side che l’ha scaraventato in aria al terzo piano per poi rimbalzare nella ghiaia come un pupazzo di pezza. Un tempo interminabile in volo e il rischio di spezzarsi l’osso del collo. Ma stavolta mi rifiuto di pensare soltanto che “sono i rischi del mestiere”. Davide piace per il suo talento e la sua generosità di guida, ma ora, chi gli è vicino, deve davvero fare qualcosa per lui, per la sua vita. La mia non è una stoccata al pilota che cade troppo, non è una fredda critica di chi deve dare un 3 in pagella, ma una preoccupazione da fratello più grande, da padre, da motociclista ancora oggi sofferente per la perdita di due vite, quelle di Bernat Martinez e di Daniel Rivas, piloti della superbike americana morti ieri a Laguna Seca. Una sirena d’allarme che oggi va suonata per il bene di un ragazzo di 24 anni e va fermato prima che davvero si faccia del male. Fermato per riflettere, per fare un passo indietro dal confine dei limiti, per imparare ad accontentarsi, per accettarsi così come la natura l’ha fatto, vincente o meno, sfruttando al meglio il talento che ha, guardandosi serenamente allo specchio. Continua a leggere