MotoE: IL “MOSTRO” CHE FA PAURA

Parlare di MotoE con chi si considera purista delle corse non c’è verso, equivale a una pratica di esorcismo. Il concetto non passa, il più delle volte non c’è nemmeno lo sforzo di capire e scattano i peggiori pensieri: “il motore elettrico diffama il motociclismo”, “il sibilo è del trapano del dentista” e poi “tutte quelle batterie fanno pesare le moto come camion”. Cosa c’è di sbagliato ? In realtà nulla. Stiamo parlando però di un’altra cosa, di un altro sport. Queste tonnellate di diffidenza nascono prima di tutto dal paddock, da noi integralisti che viviamo le moto da decenni solo da un’unica prospettiva, quella dei motori endotermici. L’ elettrico induce quindi una reazione di normale “amarezza” anche fra i piloti; chissà quante ne avranno dette a microfoni spenti, col meccanico a domandarsi del suo destino spostando a mano quel baule di 260 kg pieno di batterie. Nel campionato FIM MotoE World Cup del 2019 correranno nomi importanti, personaggi che hanno guidato moto “vere” in passato, dalle Superbike alle MotoGP, come Smith, De Puniet, Di Meglio e c’è perfino Gibernau. Dai, su, lo pensiamo tutti: guidare con 100 chili di troppo non sarà questa figata. E poi la moto non si impenna fuori dalle curve, non ha un cambio da corsa e non c’è spettacolo senza rumore. I piloti sono finiti su quelle selle perché prendono dei soldi ed è un’opportunità per non restare a piedi, oppure, come ha detto Biaggi in un’intervista: “Non hanno avuto carriere particolarmente brillanti e sentono il desiderio di doversi mettere in luce”. Pare una stilettata a Gibernau, ma non è questo il punto. Continua a leggere