QUANDO LAGUNA SECA AFFASCINAVA L’EUROPA

Laguna Seca è un luogo dove il tempo si è fermato, una pista sacra oserei dire, dove la storia conta più del presente, perché è qui che nasceva la prima Superbike. Nel 1973 venne disputata la prima gara di Superbike Production con le maxi moto derivate dall’originale ed artefice dell’idea fu il pilota Steve McLaughlin. Da quella serie vennero fuori tutti i migliori talenti dell’epoca americana: Freddie Spencer, Eddie Lawson, Wayne Rainey, Kevin Schwantz. Io avevo due idoli locali, Bubba Shobert e Miguel Duhamel, entrambi “hondisti”. Seguivo poi con interesse Jim Filice, che vinse una gara di Motomondiale da wild card nel 1988 classe 250, e Richard Oliver, anche lui specialista della duemezzo in ambito nazionale. All’epoca, di questi fenomeni americani, si leggeva giusto un trafiletto sul settimanale MotoSprint, ma restavano personaggi misteriosi a noi europei. Di certo tutti i piloti americani arrivati al mondiale erano “buoni” ed è l’albo d’oro a darne atto. Le moto da SBK all’inizio erano senza carena con una bella targa porta numero; il telaio sottile in bella vista, i motoroni enormi e pesanti sono cresciuti nel tempo fino a superare i 100 cv e le gomme posteriori erano larghe come le anteriori di oggi. Continua a leggere

I CAMPIONI VANNO FORTE ANCHE A 50 ANNI

Kevin Schwantz  of the Legend of Yoshimura Suzuki Shell Advance Team rurns during  the Suzuka 8 hours Endurance Road Race at the Suzuka Circuit in Mie Prefecture on July 27, 2014. Aoki dropped and fell after crashing with Takuya Tsuda of Yoshimura Suzuki Shell Advance Team. The Legend team failed to advace to the finals. America legendary 48-year-old Schwantz , a former FIM 500cc World Grand Prix Champion had returned to the Suzuka 8hours Road Race from last year.    ( The Yomiuri Shimbun )L’importante è non fermarsi e continuare a guidare. Non mi stupirei perciò se Valentino Rossi, a 50 anni, andasse ancora forte. Oggi si può, le moto aiutano, mentre fino agli anni ’90 i motori a due tempi costringevano alla lettiga per la violenza con cui buttavano a terra. Sono pochi i piloti di quell’epoca che camminano dritti. Fra gli esempi di ultraquarantenni ancora veloci non posso non citare per primo Max Biaggi: a 44 anni ha conquistato il podio nello scorso Sepang del mondiale SBK dopo due stagioni e mezzo di assenza. 43 primavere anche per Carlos Checa, oggi collaudatore Ducati: quando scende in pista ricalca i suoi migliori tempi sul giro, anche se ha definitivamente appeso il casco al chiodo dopo il brutto infortunio del 2013. Manca il ritmo, dice lui, oltre all’abitudine alle gare. Penso a Luca Cadalora, 52 anni, che gira in “39 a Misano con la sua Yamaha R1. Per intenderci, i più svelti della gran fetta di amatori sono sopra al 50”. Questa è gente speciale, che quando scende in pista è ancora in grado di fare la differenza. Ve ne racconto una. Era il 2003, mi trovavo in Giappone per il test della nuova Suzuki GSX-R 750. La pista di Ryuyo era pericolosa, senza spazi di fuga e, oltre l’asfalto, c’era una fila di alberi ricoperti da materassi per proteggere in caso di caduta…Si dice che là abbiano perso la vita diversi collaudatori Suzuki, ma la notizia non veniva diffusa. C’era anche Kevin Schwantz, ex pilota dal ’95, presente come testimonial. Abbiamo girato insieme, vedeva che gli davo gas e alé, anche lui a spingere. Era sempre stato il mio idolo, sul cinquantino avevo il 34 come lui. In quell’anno, il 2003, correvo e vincevo il campionato italiano naked, firmavo i record a Varano e a Magione. Insomma, non ero proprio un paracarro e nella mia testa pensavo fosse abbastanza per avere il ritmo di ex piloti come lui. Mi sono trovato per la prima volta a confronto con uno “vero”, over 40, in sella a moto identiche, tutte originali e gommate di serie. Nel misto lo tenevo a tiro, anche se mi impressionava quanto frenasse forte fino a centro curva. Ma la differenza un campione la fa nella parte più tecnica di una pista… -8->