KRUMMENACHER LEGGENDARIO GRAZIE ALL’ERRORE DEL MECCANICO

Il meccanico non mette la benzina nel serbatoio e la gara di Randy Krummenacher diventa leggendaria: parte ultimo e arriva a podio, come in un film, da guardare e riguardare (www.video.mediaset.it). Una situazione emotiva che ad Assen ha travolto tutti: le tribune erano in piedi, gli spettatori eccitati e anche noi “addetti alla voce” in telecronaca ci siamo emozionati per questa 600. “Non so come ho fatto a trattenere le lacrime, ma è stata dura, prima per l’arrabbiatura, poi per la gioia…”, mi racconta Fabio Evangelista, capitano del Team Bardahl Evan Bros. E’ ancora scosso da un contrasto di emozioni, ma è pacato: “Sulla griglia di partenza chiedo ai miei ragazzi sempre le stesse cose: pressione gomme ? Benzina ?… Ecco, lì è sorto il dubbio. Mancavano circa 3 litri, abbiamo abbandonato lo schieramento per raggiungere la corsia box e fare il rabbocco, altrimenti saremmo stati squalificati”. Errore gravissimo, che non dovrebbe capitare in un mondiale – “Vero, la colpa è mia, la responsabilità è sempre del capo squadra. Nel box quando si comincia un’operazione va terminata, altrimenti tra mille cose da fare si rischia di lasciare i compiti a metà…”. Poi, come avete vissuto la gara ? “Nessuno ha più detto una parola. Abbiamo solo seguito dal muretto la rimonta del nostro pilota, tra sconforto e speranza. C’è chi non ha mai smesso di piangere, la tensione era forte, come anche lo stress”. Continua a leggere

GARE COSI’ FACEVANO ESPLODERE LE TRIBUNE

La Superbike degli ultimi tempi è maltrattata e presa di mira, a volte la si giudica per inerzia, ricalcando una strada di opinioni negative ben solcata che porta a facili critiche e alla nostalgia di una volta. Oggi è iniziata un’altra storia e un team “privato” come quello di Barni si gioca il podio e sfiora la vittoria. Tutto ciò è un segnale importante. E’ vero, è presto per tirare le somme, ma la prima scossa c’è stata: distacchi dimezzati dall’anno scorso, la Honda con Camier subito protagonista e lo è stata pure MV nel corso delle prove, dove si è vista anche un pochino di Aprilia. I segnali di una vivacità ritrovata e del livellamento delle prestazioni sono evidenti e la percezione ce l’hanno anche i team manager che sostengono in coro che la Superbike di quest’anno sia decisamente più difficile. Parti male e non recuperi più, perché il ritmo è veloce per tanti piloti. Dopo che l’opinione generale ha criticato Dorna per il format 2018, mi sento di fare un primo passo indietro, perché il piacere di essermi guardato le gare è probabilmente prodotto da quel groviglio di nuove regole che continuo sì a ritenere di “difficile interpretazione”, ma di fronte a uno spettacolo così si fa anche in fretta a dimenticarsi del macchinoso sistema tecnico e ci si gode la Superbike per quello che offre in TV, senza troppo lavoro cerebrale. Continua a leggere

PERCHE’ LA DUCATI DI MELANDRI SI MUOVE IN RETTILINEO ?

Le lunghe oscillazioni in accelerazione della Ducati penalizzano Melandri. Da cosa sono provocate ? Quegli scuotimenti sul rettilineo sono un problema dalla scorsa stagione. Su alcune piste è più accentuato e non sembra esserci soluzione. Chiunque di noi sia andato in pista, una “frustata” al manubrio l’ha presa, vi è mai capitato ? Significa restare aggrappati al manubrio con l’istinto di sopravvivenza e paura di perdere il controllo. Ogni sbacchettata può avere origini diverse, nel mio album degli spaventi c’è un vecchio ricordo con la Suzuki 1000 e un problema “alla Melandri”: interminabili oscillazioni, assetto e gomme che litigavano; il pneumatico posteriore centrifugava, aumentando di diametro, e bastava un niente per innescare il movimento ballerino con la moto che teneva tutta la pista. A Misano, con l’aiuto di Andreani, trovammo 2 secondi e mezzo al giro di differenza tra una moto “ferma” e una capricciosa. Ed è qui il punto: cosa potrebbe fare Marco se avesse una Ducati più stabile ? Guadagnerebbe qualche decimo ? Continua a leggere

MELANDRI, IL FLAG TO FLAG E LA SBK INCANTA !

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La Superbike di domenica ha offerto uno spettacolo tra i più belli che ricordiamo, con otto piloti a lottare spalla a spalla e una vitalità regalata da un flag to flag introdotto last minute. L’obbligo a fermarsi per il cambio della gomma posteriore a metà corsa annullava di fatto il lavoro che alcune squadre (come Ducati e Honda, in comprensibile disaccordo con la regola) erano riuscite a completare nei test per trovare la prestazione anche negli ultimi e fatali giri di gara. La sicurezza dei piloti viene prima di tutto e ovviamente nessuno ha reclamato più di tanto. Ma che la gomma soffra più che da altri parti, a Phillip Island, lo sappiamo da sempre e a questo punto o si sceglie di penalizzare le prestazioni dei piloti, mettendo a disposizione una gomma particolarmente dura e resistente, oppure bisogna imparare a guidare la moto con maggiore strategia, cercando una messa a punto che privilegi la durata rispetto alla velocità nel giro secco. Qualcuno ci è riuscito, altri no, segno che Pirelli è di base una gomma sicura. Le pressioni di esercizio delle gomme sono importanti da rispettare perchè il pneumatico lavori bene: possibile che sui tre controlli effettuati a campione prima del via, solo una moto sia risultata regolare (soglia minima, 1.6 bar al posteriore) tra quelle di Sykes, Lowes e Laverty ? Continua a leggere

TEST INVERNALI: PREVISIONI IN SBK E MOTOGP

MotoGP e Superbike sono scese in pista e hanno mostrato i primi valori di moto e piloti. Nei test invernali non bisognerebbe mai dare valore assoluto ai tempi sul giro, sono troppi i fattori in gioco e il campionato è pronto a smentire ogni certezza costruita d’inverno: il caso più eclatante, Vinales 2017. Però possiamo iniziare a interpretare numeri e posizioni in classifica per disegnare una prima traccia di quel che probabilmente sarà. Tra una settimana le SBK correranno a Phillip Island e oggi è stato il primo giorno di test sulla pista australiana. Novità? Mica tante: Melandri è stato il più veloce, ma lui qui è forte, lo era stato anche all’esordio con la Ducati (podio) lo scorso anno, dopo quasi due anni di stop. Le Kawasaki sono lì e le due cadute di Rea e Sykes le considero “scivolate ordinarie”, tutt’altro che preoccupanti. Tutti gli altri si prendono una valanga di decimi, con l’unica buona conferma della nuova coppia Honda-Camier: il miglioramento c’è stato su tutte le piste battute finora. Vedremo una gara di attesa, per conservare le gomme; a un certo punto si staccheranno Ducati, Kawasaki e, io dico, anche Yamaha. Il campionato però è in mano a Rea, anche stavolta. Continua a leggere

ULTIMI, PUR DI CORRERE IN MOTOGP

La MotoGP è l’obiettivo di tutti i piloti, anche a costo di arrivare dietro; le altre classi contano solo per mettersi in luce. Chi non ce la fa, per talento e opportunità, rischia il pericoloso down. E’ purtroppo la mentalità con cui crescono molti ragazzi ed è così in tutti gli sport: giusto aspirare alla massima categoria, ma bisognerebbe dimostrare, prima di tutto a sé stessi, di meritarsi la promozione in serie A. Nelle moto, oggi il vero buon esempio è Zarco: due titoli in Moto2, e guardate ora dov’é. Perché anche “comprare” l’ingresso in MotoGP portando in dote gli sponsor non significa essere bravi. Si rischia di fare cosa poi, ultimi o penultimi ? E con quale prospettiva di crescita ? Penso quindi al 2017 di Baz, Rabat, Abraham e Lowes tutti bravi piloti che in altre classi avrebbero trovato buone moto e lottato per il podio, ma che invece quella benedetta MotoGP li ha annullati fino a diventare comparse. Lo scorso anno si è “bruciato” anche Van der Mark, troppo focalizzato sulla Yamaha M1 e poi deludente in Superbike; il rischio è che anche oggi non abbia la completa serenità, perché in ballo c’è il famoso posto last minute nel Team Tech3 lasciato da Folger. Una sella libera e tanti piloti a contenderla, a costo di far saltare qualunque contratto. Continua a leggere

SBK, ULTIMO ANNO A MEDIASET E FINE DI UN CICLO. ECCO CHI HA PORTATO LE GARE IN TV

Quest’anno sarà per Mediaset la diciassettesima stagione di gare e anche l’ultima sulla carta. E’ passato tanto tempo dal debutto su Italia 1 del Motomondiale quando, nel 2002, commentavano Guido Meda e Loris Reggiani. Quasi vent’anni di avvicendamenti, di divertimento e di passione, con la Superbike arrivata nel 2013. Fra entranti e uscenti dal team di lavoro, c’è chi non si è mai mosso e riveste il ruolo aziendale più strategico del gruppo. Si chiama Fabio Pravettoni, è responsabile della struttura produttiva, tratta i budget e si interfaccia con Dorna. Un uomo televisivamente “invisibile”, ma nella posizione chiave: ha la personalità vulcanica, macina idee, costruisce progetti e si definisce prima di tutto appassionato motociclista; è il perfetto traduttore di sogni per la tivù. Guida una KTM 1190 con grande euforia, salvo poi rimettere la testa sul lavoro consapevole e dispiaciuto che il lungo ciclo delle moto su Italia 1 potrebbe terminare per sempre. “Potrebbe, ma speriamo di no”, è la risposta di Pravettoni. Le difficoltà con Dorna però ci sono… “Ho avuto la fortuna di collaborare con persone straordinarie, oggi amiche, come Carmelo Ezpeleta, Manel Arrojo, Giovanni Pipia, Sergi Sendra. Sono complici dei grandi risultati ottenuti dalla nostra azienda, autori di un lavoro concreto e dotati della sensibilità adeguata per capire come muoversi tra due grandi macchine come Dorna e Mediaset. I miei interlocutori, passando in Superbike, sono cambiati e ho incontrato maggiori difficoltà a valorizzare un prodotto che abbiamo tentato di rianimare. Sul piano della collaborazione abbiamo sicuramente sofferto”. Continua a leggere

TEST ESCLUSIVO: LE SUPERBIKE A CONFRONTO

Guidare le moto del mondiale è un sogno e un privilegio. Al di là del piacere personale, anche in telecronaca ti aiuta a capire molte cose in più. Vi faccio un esempio: in MV Agusta, Leon Camier è ritenuto da molti l’uomo chiave. Eppure, salendo su quella moto, una guida così familiare non l’ho riscontrata su nessun’altra Superbike: monti in sella e tutto riesce facile. Che nel mio caso significa percorrere tre giri di ricognizione, iniziare a parlare nel microfono all’interno del casco per un paio di passaggi e rientrare ai box. Moto che non conosci, piste che rivedi dopo un anno, la responsabilità di non buttarla per terra, le condizioni dell’asfalto a volte difficili. E’ il motivo per cui ho chiesto di provarla a Donington, un circuito che a me fa rabbrividire: curvoni da quarta in discesa, punti ciechi, temperature basse e umidità. Ma con quella MV è come essere in un altro posto. E’ l’unica moto che, anche ad aprire il gas decisi, non fa paura. Il suono allo scarico è da MotoGP, ti fa accapponare le pelle, ma evidentemente il motore ha una quindicina di cavalli meno delle concorrenza. La differenza la fa la ciclistica, che è pazzesca. Il lavoro di Andreani sulle sospensioni, insieme a quello del team e alle Pirelli, offre un risultato pazzesco. Torres, che di natura ha una guida tonda ex Moto 2, potrà essere anche più competitivo di Camier che quest’anno correrà con la CBR 1000. A proposito di Honda: l’ho provata ad Assen, altra pista speciale. Riconosci sicuramente il feeling tipico della moto stradale, come se la guidassi da sempre. Di impegnativo c’è il motore, perché in alto diventa aggressivo, ti da un bel calcio in accelerazione, l’anteriore si impenna e mi ricorda un po’ la BMW di Althea, che avevo provato un anno prima al Lausitzring con ettolitri di adrenalina. Continua a leggere

#NOLANRIDERS: AL DI LA’ DEL CASCO

Ci sono feste a “porte chiuse” a cui partecipano solo pochi eletti, ma se hai la fortuna di essere ospite ti si apre un mondo. Il Natale in casa Nolan è un appuntamento fisso che ogni anno si festeggia coi dipendenti e tutti i suoi piloti. Erano più di 40 fra Petrucci, Melandri, Camier, Bastianini, Botturi, Checa, Pirro, Battaini. Con alcuni di loro mi incontro proprio in quell’occasione, è bello rivedersi. Ah, giusto: non ho detto che con Nolan ho iniziato a correre nel 1999, mi fecero il primo contratto e da allora siamo sempre stati legati anche da un rapporto affettivo e di stima. In tutti questi anni ho visto salire sul palco centinaia di #nolanriders e il più festeggiato che io ricordi è sicuramente stato Casey Stoner, che però partecipò a una sola edizione di questo Natale aziendale, quello del 2007, quando vinse il mondiale con Ducati, altrimenti a fine stagione scappava nella sua Australia. Fino a qualche anno fa era davvero una festa a porte chiuse, non entravano i giornalisti, ma solo le figure più vicine all’azienda; oggi le porte diciamo che si sono semi aperte alla comunicazione, alla stampa interessa intervistare i piloti. C’è un palcoscenico provvisorio nel capannone destinato al magazzino caschi e lì per un’oretta si susseguono gli ospiti al microfono del presidente Alberto Vergani. Continua a leggere

LA SBK BATTE LA MOTOGP, MA NON E’ NORMALE

Nei test di Jerez hanno girato insieme Superbike e MotoGP. Mancavano Honda e Yamaha, mentre Ducati ha girato i primi due giorni e non il terzo, quello in cui Jonathan Rea ha dominato. La notizia è che lui guida una Kawasaki derivata dalla serie che puoi “truccare” quanto ti pare, ma non sarà mai come un prototipo. Anzi, col nuovo regolamento il motore ha perso 1.400 giri di allungo, quindi si parla di una dozzina di cavalli meno rispetto alla Ninja campione del mondo. Ma sapete dov’è il bello ? Che Rea ha girato il primo giorno, ha poi preso il volo per Londra, destinazione Buckingham Palace, dove lo aspettava il Principe William per la consegna di un riconoscimento speciale; è tornato a Jerez per il terzo giorno e ha stampato l’incredibile tempo di 1’37”986 mettendo dietro Iannone, Espargaro, Rins, Petrucci, Redding, Miller. Il giorno prima Dovizioso aveva ottenuto il record segnando 3 decimi meglio, mentre Lorenzo aveva fatto esattamente come Rea. Mettiamoci in testa che la Kawasaki SBK è meno esclusiva di una MotoGP, come lo sono anche le Pirelli, acquistabili dai gommisti da chiunque di noi, mentre le Michelin si vedono solo in televisione. Il rapporto costo fra SBK e MotoGP è almeno di 1:10, se è vero perciò che da una parte c’è tutto il meglio del motociclismo, Rea avrebbe dovuto prendersi 1 secondo…dall’ultima delle MotoGP ! Continua a leggere