LA VITTORIA DI MELANDRI VALE DI PIÙ

La vittoria di Melandri è arrivata al momento giusto, in una delle gare più difficili da gestire. È stata una corsa ad eliminazione, con soli 12 piloti giunti al traguardo e un sacco di cadute dovute a condizioni estreme di asfalto e temperature. Pensavo avesse bisogno ancora di qualche gara per trovare il suo 110%, cioè quell’extra feeling che consente di provare a combattere con le Kawasaki anche quando la superiorità è evidente. Non ci ho creduto fino alla bandiera a scacchi, perché l’impresa era grande e impossibile, con quel Rea alle spalle, a 1 secondo e mezzo che sembrava niente. Invece eccolo qui il #33, a guidare con freddezza e precisione, con la testa di chi è maturo per interpretare al meglio il campionato. Una testa complementare a quella dello sfortunato Davies, costretto sempre a strafare per provare a vincere, con tutti i rischi del caso; Marco sa leggere il limite suo e della situazione che vive, preferisce la concretezza ai jolly, puntando a terminare le gare per accumulare esperienza con una moto mai guidata prima. Continua a leggere

CONVINTI E “INCACCHIATI”

foto IPP/Atti lauro
Donington 28-05-2017
campionato mondiale SBK Superbike 2017
gran premio GP di Donington – gara 2
nella foto jonathan rea

Ci vogliono le condizioni giuste e la moto buona per conquistare le corse, ma, ancora di più, occorre la convinzione e il pilota che ce l’ha, è più forte e indebolisce gli altri. Anche in Superbike si distingue chi ha la testa accesa solo su un canale, quello sull’”uno”, e Rea ne ha dato la prova a Donington, il posto più difficile per provarci, perché è la pista di Sykes, imbattuto dal 2013 fino a gara 1 di ieri… Rea è incappato in una serie di errori: la prima caduta subito venerdì, poi sabato quel volo tremendo a 200 all’ora per un problema tecnico alla gomma. A pensarci bene ha avuto un bel coraggio a non fermarsi ai box dopo le prime avvisaglie e appena si è rialzato dallo scivolone in quarta piena, eccolo puntare il dito contro la gomma, senza la paura e lo stordimento che avrebbe colpito chiunque altro dopo un botto così. Fa impressione ‘sto ragazzo e che abbia una testa d’acciaio (e due attributi così…) lo ha dimostrato ancora nel warm up, martellando giri record, fino a cadere un’altra volta, ma per errore suo. Preoccupato e affranto ? Ma va là, in testa un solo e unico pensiero: vincere. Continua a leggere

LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente. Continua a leggere

A IMOLA IL VALZER DELLE BANDIERE ROSSE

Gli applausi del lunedì sono tutti per l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che ieri ha lavorato a gran ritmo, perché fra incidenti e olio in pista, le bandiere rosse hanno sventolato più di quelle a scacchi. Imola si è comportata come una macchina perfettamente orchestrata, dalla regia fino ai commissari di pista, sempre pronti a intervenire, presenti in massa ad ogni curva, capaci di muoversi ordinati fra le criticità degli imprevisti, con preparazione e grande consapevolezza. Un week end così ricco di interruzioni non si è mai visto e abbiamo conosciuto il significato di organizzazione perfetta, abbiamo avuto conferma che la sicurezza dei piloti viene prima di qualsiasi altra cosa. Il tracciato in sé qualche punto critico ce l’ha e tutte quelle “esse” possono rendere pericolose le più innocue scivolate, ma questa pista rimane un paradiso dove correre, ci vuole più pelo che al Mugello. Per noi, che le gare le abbiamo commentate, sono state quasi nove ore filate di diretta e di attenzioni riservate soprattutto ai momenti di tensione. La Stock 1000, ancora una volta, ci ha tolto il fiato, prima con la caduta di Andrea Tucci e poi con Luca Marconi. Per fortuna niente di gravissimo, si riprenderanno con un po’ di pazienza e li rivedremo al manubrio. Continua a leggere

LA CADUTA DEL PILOTA: MOMENTO “RELIGIOSO”, NON DI SPETTACOLO

Pensavo alle tante cadute nell’ultimo GP Argentina e agli incidenti che di recente hanno strappato la vita ai due francesi Anthony Delhalle e Adrien Protat, in nemmeno 20 giorni l’uno dall’altro. Chi va in moto ci pensa, “è toccato a lui, ma poteva succedere a me…”. La caduta è il primo avversario contro cui combatte il pilota. Cadere fa paura, ma a volte è utile: serve a trovare il limite e a riconoscerlo per non oltrepassarlo. Quando da troppo tempo “si sta in piedi”, per il pilota diventa quasi un’ossessione dover cadere, perché sa che lo schiaffo a terra prima o poi arriverà, la statistica non mente. Un’innocua scivolata può ridare tranquillità. In una caduta ciò che conta, oltre alle conseguenze fisiche, sono quelle della mente, che può reagire in modi opposti. Marquez ad esempio è un tritasassi.

Spanish biker Marc Marquez stands next to his Honda after falling during the MotoGP race of the Argentina Grand Prix at Termas de Rio Hondo circuit, in Santiago del Estero, Argentina on April 9, 2017. / AFP PHOTO / JUAN MABROMATA

Ha una media di errori piuttosto elevata e ricordo il botto a 300 all’ora al Mugello in pieno rettilineo. Niente di grave per fortuna, ma un volo così rischiava di mandare in tilt la testa del giovane spagnolo. In crisi ci è finito invece il ventitreenne Reiterberger dopo un brutto high side a Misano e dal quale non ha ancora trovato la via d’uscita; le vertebre sono più a posto della sua condizione mentale al punto che, notizia recente, ha preferito lasciare il mondiale e tornare al campionato nazionale per ritrovare sé stesso innanzitutto. Il rapporto con la paura di chi va in moto non è uguale per tutti. Una cosa che ad esempio ho sempre temuto negli anni che ho corso era di finire su una carrozzella, ecco perché ammiro particolarmente chi in quella condizione ci vive: credo debba avere una forza mentale speciale, possedere uno spirito interiore che noi ci sogniamo. Continua a leggere

IN DUCATI SI CORRE COL CUORE

Rea e la Kawasaki sono la fredda macchina perfetta: mai un errore, un inciampo, un imprevisto. Sembrano imbattibili, invece, per la prima volta quest’anno la musica è cambiata e in gara 2 la Ducati ha messo in evidenza ciò che manca in altri team: serenità e calore umano. La Panigale è ok, anche se ad Aragon non sembrava perfetta e quel turno buttato via del venerdì ha condizionato tutto il week end di Chaz Davies, che sembrava più impacciato nelle varianti e in gara 1 si è lanciato nella ghiaia proprio nel punto in cui Rea non sarebbe mai riuscito a superarlo, l’ultimo curvone, perché non aveva la sua velocità. Un fine settimana storto che per raddrizzarlo è servita solo la forza di volontà, l’armonia del team, il calore della gente Ducati. Ho visto le facce di tutti e percepito la sofferenza, ho parlato col “Moro”, capotecnico di Davies, che dopo mezz’ora dalla batosta del sabato mi ha detto: “Basta, niente calcoli, domani dobbiamo vincere, a costo di sbagliare un’altra volta. Solo se gli mettiamo pressione (a Rea, ndr) possiamo pensare al campionato”. Chaz dopo la caduta era scappato in hospitality, voleva la tranquillità che non ha trovato, perché gli sponsor, gli amici, i tifosi lo inseguono anche nei momenti no. Luca e Denis, che di mestiere gestiscono hospitality e ristorazione, lo tengono d’occhio, lo proteggono quando serve, perché ognuno ha un ruolo importante nella vita del pilota; dalla cucina al box, sai che ciascuno è pronto a fare il proprio sforzo per il “capitano” per il bene del risultato finale: vincere. Se le cose vanno storte, si soffre tutti insieme, e se si vince, il merito è del gruppo. Continua a leggere

APRILIA RSV4, I LOVE YOU !

Le mille sportive di nemmeno quindici anni fa erano vietate ai neofiti, che venivano indirizzati a cilindrate più basse per il divertimento in pista. Questione di buon senso. Ne parlavo con Daniele Veghini, collaudatore Aprilia, ricordando quegli anni nel campionato Stock. La Suzuki GSX-R era un esempio di violenza meccanica: 165 cv e il perno ruota posteriore che andava sostituito un paio di volte a stagione perché torceva in accelerazione. Il motore non aveva elettronica, l’avantreno era sempre sollevato da terra e ci volevano due braccia così per andare sul dritto. Ecco dunque la meraviglia di salire su una moto che fa tutto lei, pur con oltre 200 cv. Aprilia ha sempre saputo fare le moto sportive con l’attenzione ai dettagli, i suoi telai non hanno mai avuto rivali anche quando l’elettronica non esisteva e oggi ho la sensazione che il cuore sia tornato a battere forte per le corse anche nel Gruppo Piaggio: la MotoGP sembra pronta per il podio e poi guardate la meraviglia del prodotto stradale derivato SBK… La nuova RSV 4 RF l’ho provata al Cremona Circuit e ritengo sia unica, ve lo dico senza paura di essere smentito. Com’è rispetto alle altre ? Semplicemente più facile e istintiva, che vuol dire adatta a tutti, anche agli ex pistaioli che vogliono programmare un ritorno, o ai neo smanettoni che puntano a un cambio di cilindrata. Molto meno impegnativa di una BMW ed è meglio delle jap, Yamaha compresa (seppur bellissima). Non so la nuova Suzuki, andrà provata, ma a vederla è già superata e non mi emoziona. Aprilia rispetto a miss Ducati ha il vantaggio del V4, che dà dolcezza alla guida sportiva. Continua a leggere

DALL’INDONESIA IL PERICOLO DEGLI SCARICHI “FAKE”

Il mondo delle corse punta moltissimo sui paesi asiatici e arricchisce suo malgrado il mercato delle contraffazioni, che dopo aver riguardato le imitazioni dei caschi, delle minimoto o dell’abbigliamento tecnico, intensifica la “copia” delle componenti tecniche. Tutta merce che nasce dai mercati del sud est asiatico, in particolare in Indonesia dove c’è un quartiere, quello di Purbalingga, in cui tante società artigianali (senza ragione sociale) si sono specializzate a realizzare la replica degli scarichi delle moto da corsa…contraffatti: ne circolano oltre mezzo milione, un’infinità. Capirete che è molto diverso che acquistare l’imitazione di un paio di Nike, di Ray-Ban o di un Rolex: nel caso dei terminali di scarico, sono l’affidabilità e la sicurezza ad essere colpite. “La prima volta ci è stato segnalato da un turista italiano a Bangkok che aveva notato moltissimi scooter 150 a tre marce, dove là c’è un mercato attivissimo, equipaggiati con scarichi col nostro marchio e che ovviamente noi non produciamo. Ora il mercato si sta orientando verso le mille supersportive e anche in Europa arrivano le prime imitazioni”. E’ la denuncia di Stefano Lavazza e Marco De Rossi, proprietari della SC-Project, una delle maggiori aziende italiane produttrici di scarichi per moto da competizione e stradali, che ci aiutano a capire quali sono i rischi che si corrono acquistando un “fake”. Riguardano i marchi più affermati nel mondo delle corse, come anche Akrapovic e Arrow presenti in MotoGP e Superbike, seppur l’ispirazione più forte giunga da Moto2, Moto3 e Supersport 600, categorie giudicate interessanti perché alla portata dei piloti locali per uno sport in fase di espansione. Continua a leggere

ANCHE I PILOTI DELLA MOTOGP PERDEREBBERO CON REA

Si dice che la MotoGP abbia i piloti più forti e allora una scommessa la farei: porterei Marquez, Lorenzo e Vinales per una gara in Superbike mettendoli sulle rispettive moto, cioè Honda, Ducati e Yamaha derivate dalla serie. Cosa potrebbero fare? Vincerebbero a mani basse secondo voi? C’è chi lo crede, sarebbe curioso il confronto, ma io dico di no, in Thailandia avrebbero preso anche loro sberle da Rea. Ammettiamo pure che siano più veloci di Jonathan, ma non lo sarebbero abbastanza da colmare il gap con la Kawasaki, che sembra invece sempre perfetta ad ogni occasione. Mai un problema, una sbavatura, un intoppo tecnico, un assetto sbagliato o un errore del team. Gira tutto al millesimo come uno strumento di precisione. E le Ducati hanno fatto quel che hanno potuto. Davies ha una personalità eccezionale e non molla mai, e dopo due gare ha messo lì 70 punti, meglio dei 55 dell’anno scorso. Melandri, coi gravi problemi ai freni che lo hanno rallentato in entrambe le manches e le difficoltà di una pista a lui nuova, si porta comunque a casa un bottino di punti pari a quello di Chaz (per la precisione, 1 in meno) e il suo inizio di campionato lo possiamo già definire migliore di quello di Davide Giugliano 2016, con 10 punti in più all’attivo. Ducati ha dunque sbagliato qualcosa? A me non pare, in casa Aruba tutto è stato fatto per arginare il problema che si chiama Rea/Kawasaki e a questo punto la domanda è: come si può fermare il numero 1? Continua a leggere

LE TUTE IN PELLE DEI PILOTI

Guardo sempre con passione le tute dei campioni appese in garage: sono abrase dall’asfalto e profumano di vecchio champagne. Sono tute che raccontano, che suscitano emozioni. Perché una volta la tuta doveva durare, non si cambiava con la frequenza di oggi e al termine della sua vita diventava quasi sacra, i segni che riportava diventavano un vanto, un capitolo della storia che aveva vissuto. Oggi i piloti iniziano la stagione di gare con tre tute, poi le cadute determinano il numero di completi utilizzati nel corso dell’anno. Il record 2016 ? Tito Rabat, esordiente in MotoGP: per lui sono state realizzate ben 36 tute. La sicurezza innanzitutto, ma poi l’immagine per gli sponsor: guai se c’è uno sbrego e, se non è pulita come si deve, il contratto prevede la penale. Cosa avrà mai da raccontare quella tuta al suo pilota ? Pochi chilometri e forse un brutto high side, cioè un piccolo frame della sua carriera. Chissà che fine ha fatto la mia Pesci Sport. La feci realizzare nel 1990 su misura con la livrea Like Strike di Wayne Rainey. La usai anche nel ’91 e ’92 per correre in 125, ci caddi e la consumai per bene. La pelle si presentava vissuta, mi faceva sentire pilota esperto e smaliziato come quelli veri. Non c’era cultura tecnica, erano altri tempi, e l’attenzione alla sicurezza era approssimativa. Oggi è un altro mondo, estremamente professionale, ma un po’ viziato. “I piloti anglosassoni sono i più concreti, badano alle necessità reali. Con Colin Edwards ci capivamo in un secondo. I piloti latini ? Diventano più o meno esigenti a seconda della prestazione in pista, sono psicologici e il mio ruolo è provare a capirli”. A raccontare la sua esperienza di tecnico in pista è Alberto Bruzzone, che da più di 20 anni lavora in Spidi, uno dei marchi storici del veneto. La curiosità numero uno di tutti noi riguarda le pelli: canguro o bovina per le tute dei piloti ? “Si usa un mix, per regalare confort e protezione nei punti strategici. Il canguro consente l’uso di pelli più sottili, da 1 mm di spessore; con quella bovina saliamo a 1,2 mm, ma è molto più elastica, il pilota è più comodo. Dove statisticamente sappiamo che l’abrasione arriva in profondità, usiamo anche 3-4 strati di pelle di canguro (ginocchia, gomiti, spalle, anche)”. E poi conta la qualità delle cuciture: “Fondamentale per lo strappo. Si usa la doppia e tripla cucitura, proprio per evitare l’apertura delle pelli”. Per realizzare la tuta di un pilota occorre un giorno e mezzo di lavoro di otto persone, che potenzialmente si nebulizza con la prima caduta… Continua a leggere