PER MIGLIORARSI BISOGNA RICONOSCERE I PROPRI LIMITI

 

L’autoanalisi per un pilota è una manovra difficile più di un sorpasso azzardato. Guardarsi allo specchio e sapersi riconoscere consente di crescere, ma quanto è dura: da una parte l’orgoglio e la giusta dose di presunzione di essere più bravo degli altri; dall’altra il capro espiatorio: la moto. Se il risultato non c’è, la causa è tecnica, succede anche a noi piloti della domenica. E chi può metterlo in discussione ? Ieri, tra Superbike e MotoGP, hanno vinto due fenomeni, Rea e Marquez. A me sono sembrati entrambi assatanati, sicuramente i migliori di questo week end, perché più completi degli altri. Mi saltano all’occhio un paio di aspetti: in gara 2, il campione Kawasaki, ha vita statisticamente più facile che al sabato. Con la griglia invertita è più bravo degli altri a partire veloce. Dalla terza fila si ritrova in un giro davanti a tutti. Quando decide di superare lo fa in tempo zero. Penso che sia una dote naturale, ma che abbia “studiato” specificatamente l’argomento per completare quei frame di gara che prevedevano un margine di miglioramento. Sykes, ad esempio, al via è più impacciato, come lo sono anche le due Ducati. Davies e Melandri impiegano troppo tempo a superare quando restano intruppati e su quell’aspetto dovranno lavorare, perché se Rea scappa 50 metri avanti, con la costanza e la precisione che ha, ciao. Continua a leggere

APRILIA C’E’, I PROBLEMI SONO ALTROVE

Ero alla curva 8 quando l’Aprilia di Lorenzo Savadori ha smesso di funzionare mentre era quinto. Mancava mezzo giro per concludere una gara importante, per il morale del pilota e per quello del team. Si è sfilato il casco, mi è venuto incontro e sono stato il primo a guardarlo negli occhi, a percepire quel vuoto che c’era in lui e voglio ringraziarlo, perché in quei momenti hai il mondo che ti schiaccia e la telecamera puntata addosso è un fastidio alla libertà di espressione. Aprilia è cresciuta, dimostra di essere una gran moto, ma per l’ultimo step e arrivare al livello di Kawasaki e Ducati penso ci sia bisogno anche di un’anima all’interno del box, oltre ai fattori tecnici. Quella di Milwaukee è una squadrone, sia chiaro, ma oggi ho capito che vi è la necessità di un trapianto di cuore tutto italiano, più caldo e vivo di quello inglese. Non sto parlando di competenza, ma di passione: serve il meccanico senza orologio, che non smette nemmeno quando è a letto di tribolare con gomme e molle, che soffre insieme al pilota e che si commuove quando la “sua” moto è la davanti; noi italiani siamo passionali, le corse le viviamo di pancia. Ecco perché assume i contorni di una favola la gara dell’altra Aprilia, tutta privata e guidata da un pilota argentino. Continua a leggere

IL MOTOCICLISMO È UNISEX

È una pagina del motociclismo che cambia con la Supersport 300, ma ci è voluta la vittoria di Ana Carrasco per metabolizzare in modo condiviso che una donna possa battere gli uomini. Perché non è una questione di sesso, ma di talento. Scontato? Per nulla. E ve lo dice uno che arriva dagli anni 90′, quando le donne hanno iniziato a guadagnarsi il loro spazio in questo sport in modo consistente e con difficoltà incredibili. Sentirle parlare di assetti e carburazione faceva effetto, e anche quando le incontravi in pista nelle prove libere le distinguevi dalla posizione in sella, avevi quindi una certa attenzione a sorpassarle, come se fossero bambole di porcellana che non dovevi “rompere”…. Le ragazze in grado di lottare coi maschietti non erano molte, e comunque erano per lo più “rinchiuse” in un campionato 125 tutto loro. Passarono gli anni, mi capitò di correre a Hockenheim nell’europeo Supermono e di essere battuto da quella Katjia Poensgen  che arrivava dal mondiale 250, provando la vergogna di uno che aveva ricevuto la più grande umiliazione: era bionda e carina, diventava la barzelletta dei colleghi, del team, degli amici, guai a raccontarlo; era un’altra società, immatura e maschilista: era il motociclismo dei vichinghi. Nel 2017 è un’altra storia, ora esiste il rispetto. Si dica ciò che si vuole dei giovani, ma oggi sono loro ad aver insegnato a noi delle vecchie generazioni che il motociclismo è unisex. Il nostro Alfonso Coppola, arrivato a mezzo decimo dalla Carrasco, è stato il primo ad abbracciarla. Un abbraccio leale e sportivo. Continua a leggere

LE LINEE GIUSTE PER UN GIRO VELOCE AL MUGELLO

Bello vedere le piste affollate di amatori: uno guarda le gare in TV e poi gli sale la voglia di girare in pista, è così per tutti. Questo week end sono stato al Mugello ospite del Silkolene Riding Day e ho incontrato circa 450 “smanettoni”. In tutto saranno stati cinque o sei quelli capaci di abbassare il loro tempo sul giro sotto ai 2 minuti, un altro 30% girava entro il 2 e 10″, poi gli altri salivano coi tempi. Ecco perché nel box dove era presente Lorenzo Lanzi a spiegare il “giro perfetto”, c’era interesse e curiosità. Oggi è un pilota del campionato italiano SBK, ma ha alle spalle una carriera mondiale e qui, sulla pista toscana, è uno di quelli che gira vicino all’1 e 50″; consigli da dare quindi ne ha davvero tanti. Provo a riassumervi le cose importanti, utili magari a chi al Mugello andrà a girarci nelle vacanze di agosto. Sul rettilineo, prima della salita, si passa sopra alle strisce verniciate, quelle immediatamente dopo il muretto dei box, per tagliare lo scollino puntando a sinistra per il punto di frenata; con la moto leggermente piegata si va a smorzare la tendenza all’impennamento, perché con un mille si superano i 300 all’ora, ma si alza ugualmente ! Continua a leggere

TRA TUTTE SCELGO L’APRILIA TUONO FACTORY

“Qual è la moto più bella che hai provato ?” E’ la domanda più frequente che ricevo da voi, soprattutto dopo il giro di pista con le Superbike. Ogni volta è un’opportunità meravigliosa per un motociclista come me che ama la pista e le moto sportive. Aprilia, Ducati, Honda, Kawasaki, MV Agusta, Suzuki e Yamaha: le conosco quasi tutte, diciamo il 95%, sia delle moto stradali che quelle da corsa. Le ho usate da amatore, certo, ma un’idea me la sono fatta e nella mia testa è chiaro: per quanto facili ed entusiasmanti, vanno troppo forte per avere il pieno controllo della guida, con tutte le complicazioni di un’elettronica che costringe a ragionare durante i giri di pista per modificare il setting nel momento opportuno. La vita dei piloti non è dura come quella dell’epoca del 2 tempi, ma hanno anche oggi un bel da fare… Ecco perché la miglior moto, quella che mi ha impegnato meno nel mio giro di pista offrendo comunque l’emozione della potenza, è stata l’Aprilia Tuono 1100 Factory provata a Misano. Con lei è stato anche più facile commentare le emozioni in diretta col microfono nel casco, a 250 all’ora. Che non è proprio una cosuccia da niente… In realtà poi ho continuato a guidarla anche in altre condizioni, strada compresa. Motore e cambio sono gli elementi che mi hanno entusiasmato e che mi sogno di notte. Il V4 ha una progressione che non potete immaginare, ai bassi tira come un bicilindrico, ma senza quella caratteristica di “strappare” come il twin; in alto frulla come un 4 cilindri di normale concezione e urla come un lupo. La naked emanazione della SBK oggi è il miglior compromesso tra prestazione e facilità di guida. Continua a leggere

QUANDO LAGUNA SECA AFFASCINAVA L’EUROPA

Laguna Seca è un luogo dove il tempo si è fermato, una pista sacra oserei dire, dove la storia conta più del presente, perché è qui che nasceva la prima Superbike. Nel 1973 venne disputata la prima gara di Superbike Production con le maxi moto derivate dall’originale ed artefice dell’idea fu il pilota Steve McLaughlin. Da quella serie vennero fuori tutti i migliori talenti dell’epoca americana: Freddie Spencer, Eddie Lawson, Wayne Rainey, Kevin Schwantz. Io avevo due idoli locali, Bubba Shobert e Miguel Duhamel, entrambi “hondisti”. Seguivo poi con interesse Jim Filice, che vinse una gara di Motomondiale da wild card nel 1988 classe 250, e Richard Oliver, anche lui specialista della duemezzo in ambito nazionale. All’epoca, di questi fenomeni americani, si leggeva giusto un trafiletto sul settimanale MotoSprint, ma restavano personaggi misteriosi a noi europei. Di certo tutti i piloti americani arrivati al mondiale erano “buoni” ed è l’albo d’oro a darne atto. Le moto da SBK all’inizio erano senza carena con una bella targa porta numero; il telaio sottile in bella vista, i motoroni enormi e pesanti sono cresciuti nel tempo fino a superare i 100 cv e le gomme posteriori erano larghe come le anteriori di oggi. Continua a leggere

LA VITTORIA DI MELANDRI VALE DI PIÙ

La vittoria di Melandri è arrivata al momento giusto, in una delle gare più difficili da gestire. È stata una corsa ad eliminazione, con soli 12 piloti giunti al traguardo e un sacco di cadute dovute a condizioni estreme di asfalto e temperature. Pensavo avesse bisogno ancora di qualche gara per trovare il suo 110%, cioè quell’extra feeling che consente di provare a combattere con le Kawasaki anche quando la superiorità è evidente. Non ci ho creduto fino alla bandiera a scacchi, perché l’impresa era grande e impossibile, con quel Rea alle spalle, a 1 secondo e mezzo che sembrava niente. Invece eccolo qui il #33, a guidare con freddezza e precisione, con la testa di chi è maturo per interpretare al meglio il campionato. Una testa complementare a quella dello sfortunato Davies, costretto sempre a strafare per provare a vincere, con tutti i rischi del caso; Marco sa leggere il limite suo e della situazione che vive, preferisce la concretezza ai jolly, puntando a terminare le gare per accumulare esperienza con una moto mai guidata prima. Continua a leggere

CONVINTI E “INCACCHIATI”

foto IPP/Atti lauro
Donington 28-05-2017
campionato mondiale SBK Superbike 2017
gran premio GP di Donington – gara 2
nella foto jonathan rea

Ci vogliono le condizioni giuste e la moto buona per conquistare le corse, ma, ancora di più, occorre la convinzione e il pilota che ce l’ha, è più forte e indebolisce gli altri. Anche in Superbike si distingue chi ha la testa accesa solo su un canale, quello sull’”uno”, e Rea ne ha dato la prova a Donington, il posto più difficile per provarci, perché è la pista di Sykes, imbattuto dal 2013 fino a gara 1 di ieri… Rea è incappato in una serie di errori: la prima caduta subito venerdì, poi sabato quel volo tremendo a 200 all’ora per un problema tecnico alla gomma. A pensarci bene ha avuto un bel coraggio a non fermarsi ai box dopo le prime avvisaglie e appena si è rialzato dallo scivolone in quarta piena, eccolo puntare il dito contro la gomma, senza la paura e lo stordimento che avrebbe colpito chiunque altro dopo un botto così. Fa impressione ‘sto ragazzo e che abbia una testa d’acciaio (e due attributi così…) lo ha dimostrato ancora nel warm up, martellando giri record, fino a cadere un’altra volta, ma per errore suo. Preoccupato e affranto ? Ma va là, in testa un solo e unico pensiero: vincere. Continua a leggere

LA PAUROSA CADUTA DI MILLER FA PENSARE AD HAYDEN…

Ho l’umore sotto alla scarpe e ieri è stato come guardare la gara di Le Mans con dei grandi filtri depuratori: scorrevano le immagini, ma le emozioni venivano fermate. Fermate da uno stato d’animo che non è il solito, perché i pensieri sono per Nicky Hayden. Magari non lo conosci, l’hai visto solo in TV, ma per chi segue il motociclismo è comunque un amico. E mi fa effetto pensare che tre settimane fa ero in sella alla sua moto per il giro di Assen. Quando ieri sono caduti Marquez e Rossi ho ripensato a lui, e mi dicevo: chissà quante volte gli sarà capitato di saltare in aria dalla sua Honda… Ho capito che la moto è meno pericolosa della vita in sé. Su strada basta un attimo, una minima distrazione, tua o di un altro, e puoi pagarla cara, anche si ti chiami Hayden. Un campione del mondo, una persona stupenda: bello, ricco, famoso, con una famiglia perfetta alle spalle, eppure anche lui vulnerabile, accidenti. Vulnerabile come tutti noi, come tutti i ciclisti, i motociclisti e gli altri che popolano le strade. Mi sembra una buona occasione per raccomandare a chi va su due ruote di non esagerare, lo dico un po’ da fratello maggiore; di guidare entro quei limiti che siamo in grado di gestire, da valutare istante per istante. E poi vestiamoci con tutte le protezioni del caso, con materiale di qualità e indossiamolo correttamente. Continua a leggere

A IMOLA IL VALZER DELLE BANDIERE ROSSE

Gli applausi del lunedì sono tutti per l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che ieri ha lavorato a gran ritmo, perché fra incidenti e olio in pista, le bandiere rosse hanno sventolato più di quelle a scacchi. Imola si è comportata come una macchina perfettamente orchestrata, dalla regia fino ai commissari di pista, sempre pronti a intervenire, presenti in massa ad ogni curva, capaci di muoversi ordinati fra le criticità degli imprevisti, con preparazione e grande consapevolezza. Un week end così ricco di interruzioni non si è mai visto e abbiamo conosciuto il significato di organizzazione perfetta, abbiamo avuto conferma che la sicurezza dei piloti viene prima di qualsiasi altra cosa. Il tracciato in sé qualche punto critico ce l’ha e tutte quelle “esse” possono rendere pericolose le più innocue scivolate, ma questa pista rimane un paradiso dove correre, ci vuole più pelo che al Mugello. Per noi, che le gare le abbiamo commentate, sono state quasi nove ore filate di diretta e di attenzioni riservate soprattutto ai momenti di tensione. La Stock 1000, ancora una volta, ci ha tolto il fiato, prima con la caduta di Andrea Tucci e poi con Luca Marconi. Per fortuna niente di gravissimo, si riprenderanno con un po’ di pazienza e li rivedremo al manubrio. Continua a leggere