LUCAS MAHIAS: SE QUESTO E’ UN UOMO

In pista vale la regola opposta al codice stradale e se un pilota cade può intervenire solo il personale medico, a chiunque altro è vietato prestare soccorso. In quei momenti distingui però i piloti più “uomini” di altri. Perché casco, tuta e talento non dovrebbero trasformare le persone. Quell’indifferenza che ha provato Lucas Mahias dopo aver travolto e colpito alla testa Federico Caricasulo in Supersport, rimasto a terra esanime, è stata un’immagine cattiva come non si era mai vista. Forse chi era davanti alla TV si sarebbe aspettato un piccolo gesto provocato dalla preoccupazione di aver comunque fatto male a una persona, forse uccisa, perché quelle sono le dinamiche peggiori per chi cade in moto. Il francese aveva grandi quantità di adrenalina in circolazione che lo portavano alla furia per ciò che la sfortuna gli aveva riservato; con il compagno di squadra a un metro da sé, steso nell’erba come un pupazzo privo di anima, non uno sguardo, non un briciolo di sentimento umano, anche solo per capire se Federico fosse vivo. Due secondi soltanto, prima di ripartire sulla sua moto, avrebbe dovuto dedicarglieli. Credo ci siano momenti nello sport in cui bisogna essere capaci di riconoscere i valori della vita prima ancora di quelli di una gara e di un mondiale. Perché se a 28 anni non si ha la maturità per farlo, si può diventare campioni, ma non numeri uno. Continua a leggere

IL TIFO PER TUTTI FA GODERE DOPPIO

c_29_fotogallery_1015793__imagegallery__imagegalleryitem_1_imageIl tifoso integralista ha cuore e occhi per un solo pilota, che va bene se vince, altrimenti va in down: s’intraversa il fegato e sfoga cattiverie da social. E’ un vero peccato per chi non riesce ad apprezzare ciò che il motociclismo offre in ogni occasione. Impariamo ad amare di più questo sport, esaltiamoci di fronte alle imprese storiche di qualunque pilota, le manovre uniche, le vittorie più spettacolari: oggi tocca a uno, domani all’altro. Il tifo non si tocca, certo, ma la passione deve poter regalare piacere in ogni istante, offrire sorrisi e felicità. Chi brontola continuamente si abbruttisce e basta, e continua a perdersi occasioni irripetibili garantite da questo sport. A Magny Cours si sono corse le gare più belle della stagione di Superbike, Supersport e Superstock. Ognuna, per motivi differenti, ha meritato l’urlo liberatorio di chi ha saputo appassionarsi a ciò che accadeva in pista, di chi è stato in grado di individuare una manovra ordinaria da una speciale. Avete visto Chaz Davies ? Sabato, con gara bagnata, si è preso la briga di scegliere due gomme diverse da tutti, col rischio altissimo di sbagliare e di prendersi del somaro. E’ stato pazzesco come abbia retto la pressione dei primi 3 giri, degli avversari che lo sfilavano uno a uno, dell’asfalto scivoloso. E con quella testa, forte e blindata, è andato a costruire una rimonta sulle Kawasaki anche in gara 2, proprio quando tutto sembrava scontato. Come si fa a non esaltarsi di fronte a una roba del genere ?! Era una mossa inattesa e, per questo, ancora più galvanizzante. Continua a leggere

SBK E MOTO DI SERIE: QUANTO UGUALI ?

Foto LaPresse - Massimo Paolone24/04/2016 Bologna ( Italia)Sport CalcioBologna - GenoaCampionato di Calcio Serie A TIM 2015 2016 - Stadio "Renato Dall'Ara"Nella foto: Leonardo Pavoletti si disperaPhoto LaPresse - Massimo Paolone24 April 2016 Bologna ( Italy)Sport SoccerBologna - GenoaItalian Football Championship League A TIM 2015 2016 - "Renato Dall'Ara" Stadium In the pic: Leonardo Pavoletti dispairsNegli ultimi due anni ho guidato tutte le mille stradali e molte Superbike: 7 giri, in tutti i circuiti europei, per raccontarle con un microfono dentro al casco. Seppur a velocità prudente, un’idea superficiale dell’identikit me la sono fatta di ogni modello, di cui credo rimanga solo il 10% della moto originale; cambia (quasi) tutto da un punto di vista tecnico, l’unico tratto riconoscibile effettivamente è il carattere della guida. Le Supersport 600 sono le più facili. La Kawasaki di Kenan Sofuoglu del Team Puccetti è la cilindrata media più gradevole che abbia mai usato. La definizione giusta per lei è: armonica. Un motore ricco ai bassi regimi, una bella ciclistica morbida e mai scorbutica che regala la progressione graduale ad ogni reazione. Fossero così tutte le stradali ci sarebbe la coda fuori dai negozi. E’ facile, ci puoi fare i tornanti dello Stelvio con una mano sola e hai sempre la sensazione di poter recuperare da un errore. La guida della MV F3 assomiglia di più a quella della Moto2: sospensioni superbe, telaio rigido, rapida e sensibile nei movimenti, ma con un motore meno regolare che canta musica vera, con uno scarico “disumano”. Bisogna saperci fare con la F3, non è per tutti. La Honda ufficiale l’ho provata due anni fa ed era molto vicina alla Kawa come comportamento, ma oggi quella di Jacobsen sembra avere anche un sacco di accelerazione in più. La difficoltà nel sapere andare forte con una 600 standard sta invece nell’interpretazione del motore, perché sotto i 10 mila giri non spinge e l’elettronica della MV di serie rappresenta un caso, perchè ne ha di più del modello da corsa. Continua a leggere

CARICASULO, “CENERENTOLO” DELLA SUPERSPORT

_1999931 A WIl motociclismo non è così come ci appare. Non è uno sport ricco come come ci fanno credere i migliori team di MotoGP e Superbike. Di Rossi o di Rea ce ne sono pochi, pochissimi. Ve l’avevo già detto, no? Nel 2015 Petrucci corse a ingaggio zero. Figurarsi nelle altre categorie, dove i piloti è già tanto se non si pagano tuta e casco. Ecco perché la storia di Federico Caricasulo deve avere un senso per tutti quei piloti, o quelle persone, che credono nello sport come nella vita. A Misano ha fatto un garone nella 600SS: pole, secondo al traguardo e giro veloce. È un ragazzo di 20 anni, ben educato da una famiglia di grandi valori umani, ma senza la fortuna economica di poterlo sostenere. “In questi tre mesi estivi devo trovare uno stipendio per mantenere i miei allenamenti, mi aiuti a trovare una scuola per insegnare a guidare la moto? È l’unica cosa che penso di saper fare…”. Me l’ha chiesto prendendomi da parte il giovedì di Misano, con la sua solita timidezza e discrezione. Perché il “Carica”, come lo chiamiamo noi, non è mai sopra le righe, mai sbruffone nei modi. La vita gli ha insegnato cosa è il sacrificio, la fatica, la sofferenza per raggiungere un obiettivo, e per lui oramai questa è una condizione di normalità. Una condizione che condivide da sempre con il solito team, dove Fabio Evangelista e Mauro Pellegrini si uccidono di passione per questo giovanotto, facendolo volare in alto in pista, e basso nel paddock: vietato montarsi la testa. Acquistare la forcella Ohlins pressurizzata di Andreani è stato un lusso di 2.000 euro che si sono permessi tirando la cinghia. Continua a leggere

LA MOTO PIU’ BELLA DEL MONDO

Cattura2La MV F3 800 Reparto Corse è di una bellezza travolgente. Non credo ci sia niente di più affascinante sul mercato, anche se la Ducati Panigale e l’Aprilia RSV4 se la giocano ai dadi. Tutta arte italiana, ma la versione 800 la trovo intelligente. E’ proprio guidandola, nella sua enorme facilità, che viene da suggerire un ritorno al passato, quando le Superbike erano 750 cc.: moto umane, guidabili da tutti e sfruttabili anche su strada. L’unica superstite è la Suzuki GSX-R 750 e oggi chi ce l’ha se la tiene: va semplicemente bene. Non me ne vogliano i puristi, ma le mille oramai sono perfette per le corse, mentre il “mercato della strada” dovrebbe puntare su cilindrate a metà, tra la Supersport e la Superbike, moto più sfruttabili anche senza essere campioni. I 150 cv di una MV F3, ad esempio, sono un misto fra crema e burro: a livello di erogazione e linearità sembra un generatore elettrico. Non c’è nulla di più dolce, tanto che la sensazione è che la moto non spinga in uscita di curva, salvo poi riuscire a stare con le mille nello spunto prima-seconda-terza marcia, col cronometro che sorride anche nel misto stretto. La versione Reparto Corse, cioè la replica della moto di Cluzel e Zanetti, è la migliore della gamma e con le loro Supersport c’è affinità in ogni bullone. Continua a leggere

GIORGIO BARBIER: “AUSTRALIA, LA GARA PIU’ DURA”

1Per la Superbike inizia il countdown, fra poco scattano i test a Phillip Island. E’ la pista nemica di ogni gommista e Giorgio Barbier, responsabile del racing per le moto in casa Pirelli, sottolinea: “Il problema più grande è il surriscaldamento della spalla sinistra. Quella serie di curve finali, dove si passa dalla prima alla sesta marcia, in accelerazione, appoggiati sull’angolo del pneumatico, è distruttivo per la gomma e non esistono soluzioni. Lo dissi anche a Dorna: risolveremmo tecnicamente il problema solo introducendo nella pista una variante in grado di spezzare il ritmo. In alternativa, la soluzione rimane nelle mani di piloti e team”. Sia chiaro: la questione riguarda tutti i gommisti e si presenta anche nel campionato nazionale australiano, tanto per dire (nella foto in basso, una gomma MotoGP dopo 11 giri a Phillip Island). E’ un circuito di vecchia concezione. L’elevata temperatura della gomma protratta nel tempo può provocare al suo interno, fra l’intreccio delle tele e la mescola, una sorta di fusione delle particelle che da origine a crateri, cioè al distaccamento parziale di alcuni pezzi di pneumatico. Ma Barbier sottolinea: “Capisco il brutto effetto visivo, finchè il problema è questo non ci sono rischi per la sicurezza dei nostri piloti, ma solo un handicap nella velocità di percorrenza e accelerazione. Diverso se si parla di fenomeno di chunking, quando cioè a staccarsi sono strisce intere di gomma”. Continua a leggere

PILOTI 2016: IL CASCO C’E’, MA LA MOTO ?

CatturaedSono sempre meno i piloti che trascorrono serenamente il periodo natalizio, quelli che si godono la stagione appena conclusa e pregustano quella che verrà. Per la maggior parte questo è un periodo di angoscia, stress, incertezze. L’ho percepito anche nel corso della classica festa di Natale organizzata dalla Nolan, dove ho incontrato una concentrazione di piloti con il futuro in forse. Fra pochi giorni saremo nel 2016 e ancora tanti di loro non sanno se correranno e, soprattutto, dove, in quale campionato. Perché avere talento e vincere, oggi non basta più.
Marco Melandri su tutti: l’MV l’ha provata, sì, ma al momento è a piedi. No money, no gare. E’ uno che va forte e, nel bene o nel male, si guadagna sempre lo spazio in copertina. Anche Dorna dovrebbe considerarlo una risorsa per l’Italia.
Ayrton Badovini, idem. Non ha nemmeno voglia di raccontare, va di fretta, forse rassegnato a quel declino sportivo che non dipende da lui. Il paradosso si chiama Lorenzo Savadori, fresco vincitore del mondiale Stock 1000. Lui è pilota Aprilia, il contratto prevede un altro anno, passando però in quella Superbike che a Noale hanno deciso di abbandonare. Di fatto non sa ancora dove correrà. C’è poi il volenteroso Matteo Baiocco che ha concluso una stagione, secondo molti, sopra alle aspettative. A piedi anche lui, ma spera di poter rimanere in SBK con un nuovo team. Niccolò Canepa è ben “allenato” alle sistemazioni dell’ultimo minuto, ma sa che il professionismo è nemico dell’improvvisazione. Chi avrebbe motivo di essere felice e pimpante è Danilo Petrucci, che però, con un umore flesso in giù, ad un intervista dice “meglio di no”. E’ fresca la rottura con la fidanzata, ma è solida la sua carriera nelle mani di un manager, cioè di quell’Alberto Vergani che ha cresciuto anche Melandri e Checa, e che per la prima volta lo porterà ad essere un pilota stipendiato, alla faccia di tutto il correre gratis che ha fatto nella vita. Continua a leggere

GUARESCHI: “LE CORSE ? NON MI MANCANO”

foto IPP/marco guidetti misano adriatico 15-09-2012 motociclismo gran premio di san marino Qualifiche classe motogp nella foto GuareschiChe fine ha fatto Vittoriano Guareschi ? Esattamente un anno fa è sparito dalla scena troncando di netto il suo rapporto con le corse. Il grande pubblico lo ricorda come collaudatore e team manager, prima di Ducati MotoGP, poi del team Sky VR 46 in Moto3. 25 anni di paddock, due titoli mondiali sfiorati in Supersport, due podi in Superbike e 13 anni di collaborazione con Ducati.

“Le corse non mi mancano, l’ambiente mi ha logorato – sono le parole di Vitto, raggiunto al telefono – “Le gare le guardo ancora in televisione, ma ho voltato pagina. Oggi ho scelto di fare ciò che più mi piace”. Guareschi è il più appassionato degli appassionati, uno che ha corso con tutto, dagli scooter, alla MotoGP, senza mai perdere di vista le radici di provenienza, l’umiltà e la modestia.

“Nel mondo delle corse c’è sempre qualcuno pronto a tirarti una coltellata. Se dovessi tornare a fare qualcosa in pista, lo farei nei trofei nazionali, ma ora ho troppo tempo da recuperare per me e per la mia famiglia”.

Le ultime esperienze sembrano state sofferte. “Se prima di partire per un GP comincia a venirti la paranoia, vuol dire che è arrivato il momento di lasciare. Io ho fatto un sacco di anni belli in giro per il mondo, perché era il mio lavoro, ma non voglio essere fra quelli che si ritrovano una famiglia distrutta. Ho un figlio di 11 anni con cui inizio ora a condividere la mia vita, e una bambina di 5 che fino a poco tempo fa ancora non legava con me, perché mi vedeva troppo poco.” Continua a leggere