“GOMMONE” ALL’ ANTERIORE: FUTURO O FOLLIA ?

La caduta per la perdita dell’avantreno è la più diffusa, l’elettronica non interviene e non abbiamo tutti il controllo che ha Marquez. Le moto hanno gomme posteriori sempre più grandi, davanti no, ma per quale motivo ? Cosa accadrebbe se montassimo una taglia extra large anche all’anteriore ? Una logica ci sarebbe, avere più appoggio a terra fa pensare a maggiore sicurezza, ma chi va in moto sa che perde agilità e maneggevolezza di guida. Lo pensa anche il signore al centro della foto, accanto a me e suo figlio Andrea: si chiama Albino Maffezzoni, è stato pilota di livello nazionale e si è divertito negli anni a far correre le sue moto. E’ lui che ha sfidato la fisica con un’idea anticonvenzionale: ha preso una delle moto che conserva in garage, una stradalissima Suzuki GSXR1000 del 2001; ha realizzato una ruota a raggi da 17” con canale da 6.00, una piastra di sterzo con l’interasse maggiorato tra gli steli, montato due Dunlop da 190 ed ecco la versione “fat” di un avantreno sperimentale.
Esteticamente è grintosa, ma si guiderà ? “Se non l’ha mai fatto nessuno, qualcosa vorrà dire”, risponde sorridendo, ammettendo la sua
follia… Continua a leggere

SUZUKI-IANNONE, COPPIA FLOP DELLA MOTOGP

In un campionato condizionato dall’instabilità delle gomme, pensavo che prima o poi anche loro avrebbero “bucato” la classifica. Invece stiamo assistendo al peggior fallimento della coppia Suzuki-Iannone, uno dei matrimoni più difficili della MotoGP. Andrea mi ha sempre dato l’idea di essere un pilota che, anche se lo metti su una moto che non funziona, la gara buona in una stagione te la tira fuori. E’ sempre stato veloce, generoso, “ignorante”, come si dice in gergo: sputa l’anima, ma il garone te lo fa, a costo di esagerare e di sbagliare. Se c’è un aspetto criticabile di lui è infatti proprio questo: la propensione ad andare oltre le sue possibilità, che significa però cercare il limite ad ogni occasione, senza accontentarsi. Col GP di Germania siamo esattamente a metà campionato e ad oggi ha solo 4 gare concluse a punti, che sono 28 in tutto, con un 7° posto come miglior risultato. Il suo stile con la “blu” non rende. Nelle qualifiche del Sachsenring gli sarebbero bastati 8 decimi per passare dalla fila numero 6 al pole position. Un distacco importante nelle corse, ma che è nulla se tutto parte dalla testa di un essere umano. Basta una distrazione nella vita privata, l’aria impura nel team, o la demotivazione per una moto che non ti piace, ed ecco che quei 3-4-5 decimi finiscono per appesantire il cronometro senza che te ne rendi conto. Continua a leggere

LA RIVOLUZIONE DELLA “CLASSE OPERAIA”

Ducati’s rider Italian Andrea Dovizioso, winner, competes during the Moto GP Grand Prix at the Mugello race track on June 4, 2017.
Ducati’s Andrea Dovizioso thrilled the home crowds with a stirring MotoGP victory at Mugello on Sunday that saw him edge championship leader Maverick Vinales.
Another Italian, Danilo Petrucci, was third while veteran superstar Valentino Rossi of Yamaha won plaudits for racing in pain from a training accident and finishing fourth having set the early pace.
/ AFP PHOTO / Tiziana FABI

Il Mugello ha aperto le porte del paradiso a chi lavora da sempre con sacrificio, senza mollare. Piloti che in carriera hanno incontrato più salite che discese, gente che sa cosa vuol dire guadagnarsela sul campo più di chi consideriamo “fenomeno” in questo mestiere. Con loro è sembrato di vincere anche a noi gente comune e si è accesa quella speranza che ci fa dire: allora tutto si può, basta volerlo con forza, convinzione, tenacia. Da Andrea Migno in Moto3, puro e genuino come piace alla gente, ma che ad oggi ancora non aveva convinto nel mondiale, a quel Mattia Pasini che batte gli altri con una forza mentale che possiede solo chi è costretto a partire fisicamente in svantaggio, ma crede in sé: fenomenale e di insegnamento per tutti. E poi il nobile Andrea Dovizioso, che non perde lucidità né il contatto con la terra neanche quando gli altri, al suo posto, si sarebbero tolti degli scogli dallo stivale. Ha commosso la Ducati, nonostante rappresenti da sempre la “seconda scelta”; ha unito tifosi e partigiani di ogni sorta, di ogni colore e origine sportiva, perché solo lui ha questa potenza. Un rispetto che il Dovi si è guadagnato negli anni, più di moltissimi altri “fenomeni”, perché è il primo a rispettare gli altri, ad onorare il giusto e rimanere nei ranghi come il migliore dei professionisti. Continua a leggere

BRIVIO: “VINALES TRA I MAGNIFICI TRE”

12Se lo dice lui bisogna credergli. Il team manager della Suzuki è una delle persone più esperte ed intelligenti della MotoGP. Quello che mi ha sempre colpito di Davide Brivio è la capacità di muoversi con modestia, delicatezza e prudenza nell’ingombrante paddock della massima serie. Oggi, con Vinales, tutto il team sale sul gradino più alto del podio. Quale sia oggi il livello della Suzuki è presto detto: “Quest’anno abbiamo fatto un grande passo avanti col motore – risponde Brivio – grazie al cambio seamless ed aumentando le prestazioni. Ora possiamo paragonarci a Honda e Yamaha, la velocità massima e l’accelerazione è buona su tutte le piste; ovviamente le prestazioni di Ducati restano ancora lontane”. Ci sono due tracciati dove però la Suzuki è andata forte anche nel 2015: Le Mans, confermato anche quest’anno dal terzo posto di Vinales, e Australia, dove Maverick ha incassato il minor distacco della stagione, con meno di 7 secondi e un sesto posto: “Phillip Island è una pista favorevole, ma sono sicuro che da qui alla fine dell’anno ci toglieremo altre soddisfazioni. Silverstone è una pista complessa, abbiamo superato una prova importante”. Qual è il punto di forza della vostra moto ? “Sicuramente il telaio. Era già ottimo lo scorso anno e credo sia da sempre la nostra carta vincente. La Suzuki è formidabile in inserimento di curva, maneggevolezza, frenata”. Cosa manca ancora per essere al 100%? “Ci manca un po’ di esperienza con l’elettronica, che rimane l’area su cui lavorare principalmente, nonostante continuiamo a progredire a grandi passi”. Quanto è grande la Suzuki delle corse ? “Suzuki è una importante azienda, ma che dedica davvero pochissime risorse umane al reparto corse, forse in questo senso siamo i più piccoli tra le case impegnate in MotoGP e la vittoria di domenica valorizza ancor di più il nostro lavoro”. Cosa vi è mancato per trattenere Vinales il prossimo anno, forse il budget ? “In realtà non abbiamo mai avuto problemi in questo senso, non è mai mancato nulla nella nostra organizzazione, il problema è un altro. In Qatar, cioè alla prima gara, è iniziata la trattativa tra Vinales e la Yamaha, non abbiamo quindi avuto il tempo materiale di dimostrare quale era il livello della nostra moto quest’anno… Ci lusinga che Maverick abbia comunque impiegato alcuni mesi per decidere fra noi e loro, anche se alla fine ha scelto di salire su una moto già vincente”. La differenza la sta facendo il pilota spagnolo, che ha più del doppio dei punti in classifica rispetto al compagno di squadra. Che tipo è Vinales? “E’ un ragazzo tranquillo, timido e riservato. La sua intelligenza la usa anche in pista. E’ sportivamente ambizioso, lui vuole solo vincere”. Continua a leggere