ANCHE I PILOTI DELLA MOTOGP PERDEREBBERO CON REA

Si dice che la MotoGP abbia i piloti più forti e allora una scommessa la farei: porterei Marquez, Lorenzo e Vinales per una gara in Superbike mettendoli sulle rispettive moto, cioè Honda, Ducati e Yamaha derivate dalla serie. Cosa potrebbero fare? Vincerebbero a mani basse secondo voi? C’è chi lo crede, sarebbe curioso il confronto, ma io dico di no, in Thailandia avrebbero preso anche loro sberle da Rea. Ammettiamo pure che siano più veloci di Jonathan, ma non lo sarebbero abbastanza da colmare il gap con la Kawasaki, che sembra invece sempre perfetta ad ogni occasione. Mai un problema, una sbavatura, un intoppo tecnico, un assetto sbagliato o un errore del team. Gira tutto al millesimo come uno strumento di precisione. E le Ducati hanno fatto quel che hanno potuto. Davies ha una personalità eccezionale e non molla mai, e dopo due gare ha messo lì 70 punti, meglio dei 55 dell’anno scorso. Melandri, coi gravi problemi ai freni che lo hanno rallentato in entrambe le manches e le difficoltà di una pista a lui nuova, si porta comunque a casa un bottino di punti pari a quello di Chaz (per la precisione, 1 in meno) e il suo inizio di campionato lo possiamo già definire migliore di quello di Davide Giugliano 2016, con 10 punti in più all’attivo. Ducati ha dunque sbagliato qualcosa? A me non pare, in casa Aruba tutto è stato fatto per arginare il problema che si chiama Rea/Kawasaki e a questo punto la domanda è: come si può fermare il numero 1? Continua a leggere

THAILANDIA, KAWASAKI FAVORITA

00974_P01_XXXXX_actionPista nuova per tutti, 4.554 metri di lunghezza con 5 curve a sinistra e 7 a destra. Tre rettilinei importanti, preceduti da altrettante curve molto lente, con ripartenza a velocità bassa. Un circuito piatto, poco tecnico e quindi scarsamente selettivo. Ci sono sei punti di staccata, 3 particolarmente violenti. E’ un’altra pista rispetto a Phillip Island. E partiranno tutti da zero, sia i piloti, che i team, che non avranno un archivio dati da cui attingere. Il miglior tempo del venerdì sarà del pilota con più “cuore”, ma anche della squadra che meglio è riuscita a interpretare il circuito, seppur in modo teorico, realizzando così un buon assetto di base. Continua a leggere

BAYLISS E I LIMITI DEL SUO STILE

baylissTroy Bayliss correrà anche in Tailandia. 46 anni a breve, ha la testa di un ragazzo e l’esperienza di un campione. Ma non basta. Non basta ad arrivare dove il pubblico sogna, cioè là davanti a tutti. Si sta allenando forte, è tornato a fare il professionista. Non gli manca la mentalità del pilota vincente, ma lo stile. Ha mantenuto la posizione “dritta” sulla moto, mente gli altri piloti si sono adeguati all’evoluzione dei telai, dell’elettronica e soprattutto degli pneumatici. Spostare il baricentro verso l’interno della curva permette di essere più veloci o, quantomeno, a parità di percorrenza, si usa meno gomma. Questo concetto è esasperato dai piloti moderni, che appoggiano addirittura il gomito sull’asfalto, orientandosi verso ciò che richiedono le ciclistiche di oggi.

La posizione “seduta” di Bayliss ha condizionato il consumo esasperato del pneumatico in gara, l’ha sollecitato di più. Continua a leggere