CHI PASSA DALLA MOTOGP ALLA SBK E’ GIA’ “VECCHIO”

L’età media dei piloti SBK è esattamente identica a quella dei piloti MotoGP: 28 anni. Non l’avrei detto, anzi, avevo la sensazione che le derivate di serie necessitassero di uno “svecchiamento” generale. Invece quest’anno i talenti più giovani del mondiale arrivano proprio da qui: Razgatlioglu, coi suoi 21 anni, e poi Rinaldi, che ne ha 22 come Rins, il pupo della MotoGP. I più “maturi” del paddock delle due ruote sono Valentino Rossi, che a febbraio compirà 40 anni, e Melandri, già a quota 36. La differenza più grande è nel numero di campioni del mondo schierati sulle due griglie di partenza: il 50% della MotoGP è composta da piloti che hanno vinto almeno un titolo iridato in carriera, in SBK li conti sulle dita di una mano, è perciò meno selettiva ai cancelli d’ingresso. Se da una parte ci sono i numeri a sollevare la qualità della Superbike rispetto al percepito degli appassionati, dall’altra permane il fenomeno della migrazione da un campionato all’altro che rispetta determinate tendenze: a passare dalla MotoGP alla SBK sono sempre i piloti alla fine di una parabola sportiva, quelli che, anziché ritirarsi, provano a sfruttare ancora 3 – 4 stagioni di “decelerazione”. Continua a leggere

HA VINTO LA DUCATI SBAGLIATA

Foto IPP/Lauro Atti
Mugello 03/06/2018
Motociclismo Motomondiale
Gran Premio GP di Italia
Classe MotoGP Gara
Nella foto JORGE LORENZO DUCATI TEAM DUCATI
Italy Photo Press – World Copyright

Oggi, per la Ducati, vincere con Lorenzo è tardi, tardi per festeggiare, per pensare a un futuro insieme e per ricreare un clima ideale fino alla fine dell’anno. Forse è proprio da qui che Jorge ha trovato la benzina interiore, più che nel nuovo serbatoio, per raggiungere il suo obiettivo. Se c’era una pista ideale dove “vendicarsi” con un primo posto, era quella del Mugello: in dieci gran premi, dal 2009, gli ha regalato sei vittorie, tre secondi posti e un 8° lo scorso anno, al debutto sulla rossa. E’ casa sua per davvero (e di Ducati, ndr), come lo sarà anche Barcellona, sede del prossimo round. Il nuovo serbatoio ha monopolizzato la scena, creando un po’ di confusione. Oggi, come ogni dettaglio, conta eccome, specie in un contesto tecnico in evoluzione. Quando si modifica la posizione di guida, intervenendo sulla sella e sugli angoli di lavoro di gambe e braccia, cambia anche la distribuzione dei pesi. L’armonia delle forme di una moto è fondamentale per il corretto inserimento del pilota e per il suo bilanciamento. La forma del serbatoio distribuisce diversamente i litri di benzina che spesso appesantiscono la guida in fase di partenza. Si sposta e si modifica un elemento per caricare o scaricare un’area precisa della moto. Un serbatoio nuovo non regala mezzo secondo al giro, ma sensazioni, finezze, feeling, che può facilitare la guida, magari aiutando la costanza nei tempi sul giro o semplificando alcuni tratti della guida. Continua a leggere