APRILIA TORNERÀ COMPETITIVA

Quello degli ultimi anni è un ritornello: “Meglio che si impegnasse a vincere in SBK, che fa vendere le moto, piuttosto che arrivare dietro in MotoGP”. Due mondi diversi: che piaccia o meno, correre fra i prototipi anche nelle posizioni di rincalzo, permette di farsi conoscere in quelle parti del mondo dove il marchio non è commercialmente mai arrivato; la MotoGp ha questa indiscutibile forza. La Superbike invece permette di confrontare il potenziale delle derivate di serie, ma non sono più gli anni in cui, vincendo, fa vendere più sportive. Però Aprilia sembra in crescita e noi italiani abbiamo piacere che torni quella dei vecchi tempi. Gli ultimi due terzi posti di Laverty a Laguna Seca e Misano sono il segno che la squadra sta facendo passi avanti. Ora aspettiamo anche Lorenzo Savadori, forse il più abile, oltre a Sykes, a spaccare il giro alla morte, ma deve sistemarsi per la gara. I contratti dei piloti sono in scadenza e, se in MotoGp si sa già che correranno Espargarò e Iannone, qui ci sono ancora tante incertezze, ma con un briciolo di ottimismo. Continua a leggere

APRILIA C’E’, I PROBLEMI SONO ALTROVE

Ero alla curva 8 quando l’Aprilia di Lorenzo Savadori ha smesso di funzionare mentre era quinto. Mancava mezzo giro per concludere una gara importante, per il morale del pilota e per quello del team. Si è sfilato il casco, mi è venuto incontro e sono stato il primo a guardarlo negli occhi, a percepire quel vuoto che c’era in lui e voglio ringraziarlo, perché in quei momenti hai il mondo che ti schiaccia e la telecamera puntata addosso è un fastidio alla libertà di espressione. Aprilia è cresciuta, dimostra di essere una gran moto, ma per l’ultimo step e arrivare al livello di Kawasaki e Ducati penso ci sia bisogno anche di un’anima all’interno del box, oltre ai fattori tecnici. Quella di Milwaukee è una squadrone, sia chiaro, ma oggi ho capito che vi è la necessità di un trapianto di cuore tutto italiano, più caldo e vivo di quello inglese. Non sto parlando di competenza, ma di passione: serve il meccanico senza orologio, che non smette nemmeno quando è a letto di tribolare con gomme e molle, che soffre insieme al pilota e che si commuove quando la “sua” moto è la davanti; noi italiani siamo passionali, le corse le viviamo di pancia. Ecco perché assume i contorni di una favola la gara dell’altra Aprilia, tutta privata e guidata da un pilota argentino. Continua a leggere