PATA VUOLE MELANDRI IN YAMAHA

Italian pilot Marco Melandri, Aprilia Racing, celebrates his first position at the SuperBike Fim World Championship race held 07 September 2014 in Jerez de la Frontera, Spain. EFE/Roman RiosSembrava quasi destinato a chiudere la carriera e, nell’arco di tre gare, ecco spuntare di nuovo il nome di Marco Melandri. Partiamo con Yamaha. Nel paddock arriva l’eco di un grido di rabbia, quello dello sponsor Pata. Dietro alla patatina più veloce del mondo c’è il volto di un proprietario appassionato, quello di Remo Gobbi che, dopo tre gare, non riesce a nascondere la sua insoddisfazione. Pare che nella trattativa con Yamaha, prima di definire il progetto, fosse previsto un pilota italiano sulla R1 ufficiale. Come poi le cose siano andate bisognerebbe saperlo da Paul Denning, il team principal. Di fatto oggi l’indiziato è Alex Lowes: 12° nella classifica mondiale, in mezzo alle due Aprilia di Savadori e De Angelis, mentre Guintoli, il compagno di squadra, è 6°. Lowes è un bravo pilota, che in alcune gare ci farà saltare sulla sedia per la sua aggressività. Ricorda Davide Giugliano, con tanto talento in forma istintiva, ma di frutti in cesta non ne lascia. In Italia il team Yamaha è mediaticamente senza appeal, i piloti non pungono; urge vincere, come unico rimedio, ma la strada sembra ancora lunga. Melandri torna in cima alla lista dei preferiti, si può stare certi che, nel bene o nel male, di lui se ne parla, ma la ragione vera è che in Superbike il “cattivo” Marco ha vinto più di Rea, Sykes e Davies in proporzione al numero di gare disputate. E’ il diamante nero fra i piloti e se lo sponsor non torna sereno, adios Yamaha. Continua a leggere

OCCHIO A QUESTO NOME: TOPRAK RAZGATLIOGLU

piegaE’ l’ultimo campione europeo della Stock 600. Di origine turca, 19 anni compiuti a ottobre, mostra le misure di un longilineo Valentino Rossi, oltre il metro e ottanta di altezza; una guida matta alla Marc Marquez e una popolarità che sta crescendo fortissimo: la sua pagina facebook conta quasi centomila like, circa il doppio rispetto a quella di Danny Kent, giusto per citare il campione del mondo classe Moto3. La sua forza? L’equilibrio, sia mentale che fisico. E’ un ragazzo pacifico ed educato. L’essere musulmano, in uno sport come il motociclismo, non alza barriere, ma caratterizza. A vederlo parrebbe un ragazzo di strada, semplice nello stile e dallo sguardo furbo e veloce. Proviene da una famiglia di stuntman, ma sembra uscito dal Circo Orfei. E’ capace di fare tutto: a uno all’ora, impenna lo scooterone e gira su sé stesso, ma poi pedala anche in monoruota con la bicicletta… senza la ruota anteriore. E’ un giocoliere, guardatelo su Instagram: lo fa perché si diverte, con spontaneità, e il paddock lo osserva con ammirazione e un tantino di invidia. I piloti italiani dicono che sappia farsi apprezzare per onestà e umiltà. Non se la tira, applaude i colleghi sotto al podio e a chi si è infortunato chiede come sta in modo sincero e interessato: me lo diceva Caricasulo che nessun altro, oltre a lui, era andato alla sua tenda a sincerarsi delle condizioni dopo una brutta caduta, e non erano neppure amici. Continua a leggere