CHI SCENDE DALLA DUCATI TROVA TUTTO PIU’ FACILE

E’ oramai una consuetudine, e il test di Lorenzo sulla Honda ne dà conferma. Un pilota che arriva da una Ducati sembra allenato ai “grandi sforzi”: sa cosa sono le complicazioni di una guida che non è automatica e istintiva, ha imparato a modificare il proprio stile seguendo la natura tecnica di motore e telaio. Uno come Jorge che lascia la rossa per salire su una jap ritrova subito gli automatismi della “moto normale”. Le difficoltà di adattamento restano una debolezza Ducati, questo è ciò che interpreto leggendo la loro storia. Per essere competitivi è richiesto tempo e lavoro. Dovizioso, prima di diventare efficace in questi ultimi due anni, si è costruito un percorso di crescita partito nel 2013 e la prossima stagione sarà la numero sette. Al suo fianco ci sarà l’esperienza di Petrucci, che conosce il “duca” da 4 anni e si prepara al quinto da ufficiale. Parliamo di piloti oramai “ducatizzati”, sempre più in sintonia con la loro macchina. Lorenzo è l’ultimo dei piloti Desmo-uscenti, la forma fisica ancora non c’è, ma è salito sulla Honda ed eccolo già fra i 5 più veloci in classifica, a un decimo da Marquez, il miglior metro di valutazione per stabilire i valori in pista. Prima di lui abbiamo visto Stoner vincere al debutto con la Honda nel 2011, dopo due stagioni difficili con Ducati (due volte quarto, ndr), ma rifiorì pure Rossi nel passaggio Ducati – Yamaha, ritrovando quell’istinto di guida che aveva congelato per due stagioni. Continua a leggere

MotoE: IL “MOSTRO” CHE FA PAURA

Parlare di MotoE con chi si considera purista delle corse non c’è verso, equivale a una pratica di esorcismo. Il concetto non passa, il più delle volte non c’è nemmeno lo sforzo di capire e scattano i peggiori pensieri: “il motore elettrico diffama il motociclismo”, “il sibilo è del trapano del dentista” e poi “tutte quelle batterie fanno pesare le moto come camion”. Cosa c’è di sbagliato ? In realtà nulla. Stiamo parlando però di un’altra cosa, di un altro sport. Queste tonnellate di diffidenza nascono prima di tutto dal paddock, da noi integralisti che viviamo le moto da decenni solo da un’unica prospettiva, quella dei motori endotermici. L’ elettrico induce quindi una reazione di normale “amarezza” anche fra i piloti; chissà quante ne avranno dette a microfoni spenti, col meccanico a domandarsi del suo destino spostando a mano quel baule di 260 kg pieno di batterie. Nel campionato FIM MotoE World Cup del 2019 correranno nomi importanti, personaggi che hanno guidato moto “vere” in passato, dalle Superbike alle MotoGP, come Smith, De Puniet, Di Meglio e c’è perfino Gibernau. Dai, su, lo pensiamo tutti: guidare con 100 chili di troppo non sarà questa figata. E poi la moto non si impenna fuori dalle curve, non ha un cambio da corsa e non c’è spettacolo senza rumore. I piloti sono finiti su quelle selle perché prendono dei soldi ed è un’opportunità per non restare a piedi, oppure, come ha detto Biaggi in un’intervista: “Non hanno avuto carriere particolarmente brillanti e sentono il desiderio di doversi mettere in luce”. Pare una stilettata a Gibernau, ma non è questo il punto. Continua a leggere

LA SBK BATTE LA MOTOGP, MA NON E’ NORMALE

Nei test di Jerez hanno girato insieme Superbike e MotoGP. Mancavano Honda e Yamaha, mentre Ducati ha girato i primi due giorni e non il terzo, quello in cui Jonathan Rea ha dominato. La notizia è che lui guida una Kawasaki derivata dalla serie che puoi “truccare” quanto ti pare, ma non sarà mai come un prototipo. Anzi, col nuovo regolamento il motore ha perso 1.400 giri di allungo, quindi si parla di una dozzina di cavalli meno rispetto alla Ninja campione del mondo. Ma sapete dov’è il bello ? Che Rea ha girato il primo giorno, ha poi preso il volo per Londra, destinazione Buckingham Palace, dove lo aspettava il Principe William per la consegna di un riconoscimento speciale; è tornato a Jerez per il terzo giorno e ha stampato l’incredibile tempo di 1’37”986 mettendo dietro Iannone, Espargaro, Rins, Petrucci, Redding, Miller. Il giorno prima Dovizioso aveva ottenuto il record segnando 3 decimi meglio, mentre Lorenzo aveva fatto esattamente come Rea. Mettiamoci in testa che la Kawasaki SBK è meno esclusiva di una MotoGP, come lo sono anche le Pirelli, acquistabili dai gommisti da chiunque di noi, mentre le Michelin si vedono solo in televisione. Il rapporto costo fra SBK e MotoGP è almeno di 1:10, se è vero perciò che da una parte c’è tutto il meglio del motociclismo, Rea avrebbe dovuto prendersi 1 secondo…dall’ultima delle MotoGP ! Continua a leggere