RAZGATLIOGLU E’ DESTINATO A VINCERE

Di piloti bravi ce ne sono in giro tanti e forse la velocità pura non è nemmeno la sua qualità migliore, perché la vera forza di Razgatlioglu è prima di tutto interiore, nel suo modo di essere e di vivere. E’ un ragazzo di 21 anni, umile, modesto, emotivamente forte, che ha superato dure prove. Quando era ancora minorenne, girava le piste di tutto il mondo da solo, per provare a diventare pilota, per immaginare un futuro diverso da quello dei suoi coetanei di Sakarya, città della Turchia dove è nato. Merito anche di chi ha creduto in lui, Kenan Sofuoglu, pluricampione nella 600, che gli ha fatto da fratello maggiore, miscelando affetto e severità fino a due settimane fa, quando si è ritirato dalle corse. Toprak allora non conosceva una parola di inglese, non aveva nessuno con cui condividere le gioie e soprattutto le paure di un ragazzo costretto a maturare in fretta, per aprire gli occhi sul mondo, per tenere stretti i denti nei momenti di nostalgia, di delusione e di dolore: l’alternativa era tornare a casa e dire addio a un sogno. Il papà è mancato all’inizio di quest’anno, faceva lo stunt man. E anche Toprak di cose matte ne fa un sacco, con la moto e senza. Continua a leggere

OCCHIO A QUESTO NOME: TOPRAK RAZGATLIOGLU

piegaE’ l’ultimo campione europeo della Stock 600. Di origine turca, 19 anni compiuti a ottobre, mostra le misure di un longilineo Valentino Rossi, oltre il metro e ottanta di altezza; una guida matta alla Marc Marquez e una popolarità che sta crescendo fortissimo: la sua pagina facebook conta quasi centomila like, circa il doppio rispetto a quella di Danny Kent, giusto per citare il campione del mondo classe Moto3. La sua forza? L’equilibrio, sia mentale che fisico. E’ un ragazzo pacifico ed educato. L’essere musulmano, in uno sport come il motociclismo, non alza barriere, ma caratterizza. A vederlo parrebbe un ragazzo di strada, semplice nello stile e dallo sguardo furbo e veloce. Proviene da una famiglia di stuntman, ma sembra uscito dal Circo Orfei. E’ capace di fare tutto: a uno all’ora, impenna lo scooterone e gira su sé stesso, ma poi pedala anche in monoruota con la bicicletta… senza la ruota anteriore. E’ un giocoliere, guardatelo su Instagram: lo fa perché si diverte, con spontaneità, e il paddock lo osserva con ammirazione e un tantino di invidia. I piloti italiani dicono che sappia farsi apprezzare per onestà e umiltà. Non se la tira, applaude i colleghi sotto al podio e a chi si è infortunato chiede come sta in modo sincero e interessato: me lo diceva Caricasulo che nessun altro, oltre a lui, era andato alla sua tenda a sincerarsi delle condizioni dopo una brutta caduta, e non erano neppure amici. Continua a leggere